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- Parma - Lunedì 17 Agosto 2026
Agroalimentare: il caldo stringe d'assedio la filiera del Parmigiano Reggiano
L'allarme lanciato da Politico: le alte temperature e la siccità aumentano i costi di raffreddamento e riducono fino al 20% la resa del latte nel Nord Italia.
Le prolungate ondate di calore che stanno colpendo il Settentrione stanno mettendo a dura prova gli allevamenti della filiera del Parmigiano Reggiano, un comparto dal valore di circa quattro miliardi di euro.
Come evidenziato dall'edizione europea del portale Politico, la quarta grande morsa di caldo dell'estate, con picchi prossimi ai 40 gradi, sta generando un sensibile aumento dei costi gestionali per le stalle e una marcata flessione nella resa delle mandrie, a cui si aggiungono i rincari per l'approvvigionamento del foraggio legati alla scarsità idrica.
Il veterinario del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giovanni Buonaiuto, ha chiarito al quotidiano online come lo stress termico per le bovine da latte si inneschi già a partire dai 25 gradi in presenza di elevata umidità, provocando durante i mesi estivi una diminuzione media della produzione lattea di circa il 10%, con scostamenti più accentuati a seconda dei sistemi di condizionamento installati.
Le testimonianze dal territorio confermano il quadro critico: l'allevatrice Federica Dall'Aglio segnala flessioni tra i cinque e i sei chilogrammi di latte al giorno per capo, corrispondenti a un calo di circa il 20%, nonostante l'uso intensivo di doccette e sistemi di ventilazione.
Luca Cotti, presidente di Coldiretti Emilia-Romagna, evidenzia inoltre che la spesa elettrica per il funzionamento degli impianti di raffreddamento può raddoppiare o persino triplicare nelle fasi apicali dell'emergenza meteo.
Sul fronte strutturale, il presidente del Consorzio Nicola Bertinelli rileva che circa la metà delle aziende agricole — responsabili del 70% del latte conferito — si è già dotata di soluzioni tecnologiche avanzate, compresi nebulizzatori con sensori e sistemi di monitoraggio termico automatizzato.
Contestualmente, la rete produttiva affronta la pressione della siccità, con l'Autorità di bacino del fiume Po che ha certificato uno stato di gravità elevata a seguito dei livelli minimi registrati dai laghi alpini e della contrazione delle precipitazioni.
L'impiego delle risorse idriche da falda in sostituzione dei corsi superficiali comporta spese energetiche fino a cinque volte superiori per il pompaggio, spingendo Coldiretti a sollecitare interventi pubblici per la realizzazione di nuovi bacini di stoccaggio.
Dalle aziende giungono comunque rassicurazioni sulla tenuta delle forniture: la robustezza del mercato globale garantisce la sostenibilità economica degli investimenti necessari ad adattare le strutture, sebbene gli allevamenti di minori dimensioni rischino di subire l'impatto più severo del cambiamento climatico.
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