
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 15 Ottobre 2026, 15:55
Allarme povertà alimentare per i minori in Italia: 430mila bambini costretti a rinunce su cibo e socialità
Il nuovo report di ActionAid evidenzia un peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie con ripercussioni su nutrizione, casa e percorsi di autonomia dei giovani. Nel 2024 oltre 6,4 milioni di persone in difficoltà.
Il costante aumento del costo della vita in Italia continua a penalizzare con particolare durezza le generazioni più giovani, incidendo negativamente sulla spesa alimentare, sulle opportunità di svago e sui percorsi di formazione.
Secondo quanto emerge dall'ultima analisi condotta da ActionAid sulla povertà alimentare nel Paese, nel 2024 sono circa 430mila i minori di 16 anni — pari al 5,6% del totale della fascia d'età — che vivono in nuclei familiari costretti a pesanti privazioni economiche riguardanti l'alimentazione e i momenti di socializzazione. Il dato registra un incremento rispetto al 2021, quando la quota si attestava al 5,3% con circa 419mila ragazzi coinvolti.
Le restrizioni spaziano dall'impossibilità di garantire quotidianamente l'apporto di frutta, verdura o pasti proteici a base di carne, pesce o equivalenti vegetali, fino all'incapacità di ospitare periodicamente compagni e amici a casa per condividere momenti di gioco o ristorazione.
Il peggioramento più marcato viene rilevato nella fascia d'età compresa tra i 6 e gli 11 anni, dove la percentuale di giovanissimi esposti a difficoltà nell'accesso al cibo e alle sue dinamiche relazionali è quasi raddoppiata tra il 2021 e il 2024, passando dal 3,8% al 6,8% e coinvolgendo circa 220mila bambini, con un aumento netto di quasi 90mila unità in un triennio.
La rigidità del bilancio domestico si manifesta anche nel sacrificio di uscite destinate all'acquisto di libri extrascolastici, vestiti nuovi o alla partecipazione a gite e attività ricreative.
Un peso decisivo viene esercitato dai costi dell'abitazione, che comprimono le risorse destinate alla spesa alimentare: tra le famiglie che vivono in alloggi in locazione, sia nel mercato libero sia a canone agevolato, le difficoltà legate al cibo o alla vita sociale salgono al 12%, a fronte del 3,6% riscontrato tra chi risiede in immobili di proprietà privi di mutuo.
Il condizionamento economico si proietta inevitabilmente anche nelle fasi successive di crescita e nel passaggio all'età adulta. Tra la popolazione a rischio di indigenza, la deprivazione alimentare colpisce il 27,3% dei giovani tra i 25 e i 34 anni, toccando livelli analoghi a quelli della fascia d'età compresa tra i 65 e i 74 anni, pari al 27,2%.
"Il paradosso è evidente: mentre l'Italia si interroga sul calo delle nascite, crescere dei figli e diventare adulti è sempre più difficile. Le rinunce cominciano dal cibo e dalla possibilità di invitare un amico a casa, continuano negli anni dello studio e arrivano alla ricerca di un lavoro e di un'abitazione che permettano di costruire una vita autonoma. Non si tratta di contrapporre giovani e anziani, ma di riconoscere che la stabilità per le nuove generazioni arriva sempre più tardi e a un costo sempre più alto", ha dichiarato Roberto Sensi, responsabile del programma povertà alimentare per ActionAid Italia.
L'indagine delinea una tendenza al progressivo impoverimento che coinvolge l'intera popolazione nazionale. Nel 2024 la quota complessiva di cittadini in condizione di povertà alimentare ha raggiunto il 12,7%, rispetto all'11,8% del 2023, per un ammontare totale superiore ai 6,4 milioni di persone. Sebbene il Mezzogiorno e le Isole mantengano l'incidenza territoriale più elevata al 17,4% — con il picco del 35,7% registrato in Calabria —, il fenomeno mostra una marcata espansione nelle regioni del Nord, dove la percentuale di persone in sofferenza è salita dal 7,6% all'11,2%, coinvolgendo 884mila residenti in più. In Lombardia i cittadini in difficoltà sono passati dall'8,3% al 14,5% per circa 1,25 milioni di individui, mentre in Veneto la quota è cresciuta dal 9,5% al 13,5%. Risulta inoltre in aumento la deprivazione tra i lavoratori occupati, salita dall'8,7% al 10,5%.
"Questo non significa che le fasce più fragili siano meno esposte, ma che l'aumento dei prezzi di cibo, casa ed energia sta allargando l'area della vulnerabilità. Questi dati interrogano l'adeguatezza degli attuali approcci di contrasto. Bisogna affiancare all'aiuto alimentare risposte più strutturali in grado di contrastare efficacemente il fenomeno e promuovere il diritto a una alimentazione adeguata", ha concluso Sensi.
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