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  • Roma - Mercoledì 17 Giugno 2026

Automotive, Filosa: "Stellantis continuerà a investire in modo significativo in Italia"

Durante l'audizione davanti alle commissioni Industria di Camera e Senato, l'amministratore delegato esibisce i dati positivi dei primi cinque mesi del 2026 su vendite e produzione, annunciando lo stanziamento di quasi 24 miliardi per l'Europa.

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I vertici di Stellantis hanno delineato le linee di sviluppo strategico del gruppo per i prossimi anni, manifestando una chiara fiducia nelle potenzialità della filiera manifatturiera italiana.

Nel corso dell'audizione parlamentare svoltasi davanti alle commissioni riunite Industria di Camera e Senato, l'amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, ha tracciato una panoramica dettagliata sull'andamento aziendale, rivendicando il mantenimento dei patti programmatici siglati in precedenza dalla proprietà e la validità delle intese raggiunce con le forze sociali e i rappresentanti del ministero: “Credo che i primi risultati dell’anno testimonino la nostra serietà e sono il frutto di un dialogo costante e costruttivo con i sindacati, la filiera e i rappresentanti del Governo. Chiaramente non possiamo controllare le dinamiche di mercato e, ancor meno, abbiamo la possibilità di orientare i grandi fenomeni geopolitici. Ma credo sia importante sottolineare che abbiamo mantenuto gli impegni del ‘Piano Italia’ presentato qui lo scorso anno dall’ingegner Elkann. In molti casi andremo anche oltre. In Italia, continueremo ad investire in modo significativo, in linea con quanto fatto negli anni passati”.

Il manager ha rimarcato la centralità del sistema Paese, evidenziando le ottime performance commerciali registrate da inizio anno sul mercato interno, trainate dal successo dei modelli storici e della gamma dei mezzi commerciali leggeri prodotti dal comparto specialistico: “In Italia, nei primi 5 mesi dell’anno le immatricolazioni sono cresciute di quasi il 15%, con un aumento della quota di mercato di quasi 1,5% – ha spiegato Filosa -. La Fiat Pandina si conferma l’auto più venduta e i veicoli commerciali di Pro One, l continuano ad essere leader nel segmento dei veicoli commerciali leggeri. Questa positiva risposta del mercato si è tradotta in un aumento della produzione. Nei primi 5 mesi dell’anno i nostri stabilimenti hanno registrato una crescita produttiva di oltre il 16%. Una crescita che ci ha già consentito di ridurre significativamente del 30% il ricorso agli ammortizzatori sociali nella maggior parte dei nostri stabilimenti. Ricapitolando: nei primi cinque mesi del 2026 abbiamo registrato una crescita di quasi il 15% nelle vendite, un più 16% nella produzione e un -30% nel ricorso alla cassa integrazione”.

Un capitolo centrale della relazione è stato dedicato al consolidamento dei rapporti con i componentisti e i fornitori locali, considerati un fattore di eccellenza per le architetture dei futuri modelli industriali. Filosa ha citato i casi concreti dei poli di Atessa e Melfi, quantificando l'impatto economico annuo generato dalle commesse destinate alle imprese della penisola: “La filiera italiana è un altro pilastro della nostra nuova strategia. Negli scorsi mesi, abbiamo lavorato per costruire un nuovo rapporto con la filiera. Abbiamo, infatti, avviato diverse iniziative di confronto e di condivisione per individuare le sfide comuni e definire le priorità operative. Un esempio concreto è il lavoro che stiamo facendo con alcuni fornitori italiani sulla prossima generazione di veicoli commerciali che arriverà ad Atessa. Useremo lo stesso approccio di integrazione a Melfi per la produzione del nuovo modello di Alfa Romeo. Penso siano momenti di confronto preziosi, che vogliamo istituzionalizzare attraverso il sostegno di Anfia – ha spiegato Filosa -. Da ultimo, il nostro impegno è confermato anche dai 7 miliardi di euro che spendiamo ogni anno in acquisti da fornitori italiani”.

La governance globale della holding ha subito una profonda riorganizzazione territoriale finalizzata ad assecondare le specificità dei diversi mercati continentali, posizionando l'headquarter europeo proprio all'interno dello storico insediamento torinese sotto la guida di Emanuele Cappellano: “In questo primo anno di lavoro abbiamo invertito la rotta riorganizzandoci in strutture regionali più forti. Europa, Nord America, Sud America, Medio Oriente & Africa, Asia Pacifico: 5 regioni distinte tra loro da esigenze differenti, sia in termini produttivi che di mercato. Su questa mappa, l’Italia si posiziona al centro dell’Europa – ha sottolineato -, la regione guidata da Emanuele Cappellano, che ha il suo ufficio a Mirafiori, il nostro quartier generale europeo. Abbiamo invertito la rotta anteponendo la qualità alle efficienze ‘a tutti i costi’ e tornando a puntare sulla forza dei nostri prodotti. Per farlo stiamo assumendo migliaia di ingegneri in tutto il mondo e consolidando i migliori standard industriali. Imprimere un cambiamento così profondo alla nostra strategia è stato difficile, ma necessario per metterci nelle condizioni di ripartire con rinnovata fiducia. Una scelta netta, fatta per riportare le persone al centro di tutto ciò che facciamo”.

Sotto il profilo finanziario, l'amministratore delegato ha annunciato la destinazione di quasi il 40% delle risorse del piano quinquennale complessivo all'area europea, con l'obiettivo di sostenere il lancio di decine di nuovi veicoli ed efficientare gli impianti: “Nel primo trimestre 2026, Stellantis ha registrato anche in Europa una crescita sia nei volumi di vendita sia nella quota di mercato.

Siamo leader nei segmenti delle vetture ibride e dei veicoli commerciali leggeri. Anche sulla base di questi risultati incoraggianti, abbiamo destinato all’Europa quasi il 40% dei 60 miliardi previsti dal Piano nei primi cinque anni.

Questi investimenti seguiranno tre direttrici principali: Differenziare i nostri brand ed espandere la copertura di mercato; Aumentare la nostra competitività; Migliorare l’impiego della nostra capacità produttiva. Partiamo dai nostri marchi, che saranno sostenuti da oltre 50 lanci entro il 2030, di cui 25 nuovi modelli e 25 aggiornamenti di prodotto. Fiat e Peugeot guideranno l’integrazione della nuova piattaforma STLA One, aprendo la strada a un’evoluzione che verrà poi condivisa dagli altri brand miglioreremo l’impiego della nostra capacità produttiva. L’obiettivo che ci siamo dati è quello di superare l’80% di utilizzo della capacità in Europa entro il 2030. Un traguardo che raggiungeremo, in particolare, grazie all’aumento dei volumi, generato dai nuovi lanci e dal miglioramento della qualità; la riconversione di alcuni stabilimenti; le partnership industriali, che ci consentiranno di condividere capacità produttiva e know-how. Questo è un piano di cui tutti siamo orgogliosi, che unisce ambizione e pragmatismo”.

La solidità contabile e patrimoniale del gruppo rappresenta uno scudo contro le incertezze del commercio mondiale, ma l'ad ha evidenziato come permangano forti fattori di criticità strutturale legati al contesto normativo e tariffario: “A livello globale nel primo trimestre del 2026 siamo tornati a una crescita redditizia. Le immatricolazioni sono cresciute del 12%, grazie soprattutto al contributo di Europa e Nord America. Possiamo contare su basi finanziarie solide, capaci di proteggerci dalla volatilità del contesto internazionale e anche su una liquidità di quasi 45 miliardi di euro di cui oggi disponiamo. Ci sono segnali incoraggianti, ma le criticità registrate negli ultimi anni non sono ancora alle nostre spalle. Per garantire sostenibilità a lungo termine, è indispensabile che anche il quadro normativo sostenga la competitività del settore in Italia e in Europa”.

L'ostacolo principale alla competitività degli impianti italiani rispetto ai concorrenti europei risiede nel forte differenziale dei costi per l'approvvigionamento dell'energia elettrica e nella rigidità delle norme contrattuali sul lavoro, ambiti sui quali la direzione aziendale invoca interventi strutturali d'urgenza: “Nel primo trimestre dell’anno, il costo dell’energia elettrica per Stellantis in Italia è stato in media di 205 euro al megawatt/ora. Per la stessa quantità di energia, in Spagna abbiamo pagato in media 90 euro e in Francia 100. Ovvero, in entrambi i Paesi, meno della metà. È evidente come questo divario non sia sostenibile, tanto da noi quanto dai nostri fornitori la situazione è tale da richiedere risposte davvero straordinarie ed urgenti. Allo stesso tempo, parlando di competitività, ed in particolare di costo del lavoro, serve introdurre meccanismi di flessibilità in linea con le esigenze operative contemporanee, come è stato fatto in Spagna.

Riconosciamo l’impegno delle istituzioni italiane per mitigare il problema, nei limiti dei vincoli europei e dell’attuale instabilità geopolitica. In particolare, apprezziamo le misure del Governo adottate per contenere il peso delle bollette. Vanno nella direzione corretta e ne auspichiamo una rapida attuazione. Tuttavia, la situazione è tale da richiedere risposte davvero straordinarie ed urgenti. Una flessibilità che gratifichi e tuteli le persone e che, al contempo, sintonizzi la produzione, il mercato e le altre dinamiche esogene. Solo agendo su aspetti fondamentali come energia e lavoro potremo trasformare il nostro impegno di oggi nel successo industriale dell’Italia di domani”.

In conclusione del suo intervento a Palazzo Ciclopi, Filosa ha ribadito la necessità di una mobilitazione congiunta di tutto il sistema-paese per superare la delicata fase di transizione che sta investendo l'intero comparto industriale dell'auto: “Negli ultimi 12 mesi, abbiamo lavorato con responsabilità per il bene della nostra Azienda, dei nostri stabilimenti e dei territori in cui operiamo e dei nostri lavoratori. Lo ripeto: nei primi cinque mesi dell’anno abbiamo registrato una crescita di quasi il 15% nelle vendite, un più 16% nella produzione e un -30% nel ricorso alla cassa integrazione.

Abbiamo rispettato gli impegni presi e, con il nostro nuovo piano, abbiamo aggiunto tasselli importanti per il futuro. Lo abbiamo fatto in un contesto difficile, consapevoli di come il nostro impegno da solo non bastasse per risolvere i problemi che il settore sta attraversando. Per continuare su questa strada, però, c’è bisogno del contributo di tutti: istituzioni nazionali ed europee, sindacati e filiera produttiva. È necessario che tutto l’ecosistema si mobiliti per il futuro dell’industria dell’auto, un settore fondamentale che, da sempre, contribuisce alla centralità dell’Italia in Europa e nel mondo. Confido che potremo portare avanti questo impegno insieme, attraverso un dialogo franco e costruttivo, consapevoli di come l’obiettivo sia comune”.

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