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  • Roma - Venerdì 19 Giugno 2026

Bambini esclusi dalla squadra perché ritenuti non abbastanza bravi: esplode il caso a Imola, interviene la Figc

A Imola, genitori denunciano l'esclusione di bambini da una squadra di calcio per motivi tecnici, sollevando interrogativi sulla selezione precoce e la tutela dei minori.

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A otto o nove anni si può già essere considerati troppo poco talentuosi per continuare a giocare nella propria squadra? È la domanda che sta alimentando una forte polemica a Imola, dove alcune famiglie hanno presentato un esposto alla Federazione Italiana Giuoco Calcio dopo l'esclusione dei loro figli dal progetto sportivo di una società calcistica locale. Al centro della vicenda c'è la Sanpaimola, club la cui prima squadra milita nel campionato di Eccellenza e il cui settore giovanile è affiliato al progetto Bfc Academy. Secondo quanto denunciato dai genitori, una decina di bambini appartenenti alla categoria Primi Calci-Pulcini sarebbe stata esclusa dai programmi della prossima stagione per motivazioni esclusivamente tecniche.

Le comunicazioni alle famiglie

La vicenda sarebbe emersa nei giorni scorsi attraverso una serie di colloqui individuali organizzati dalla società. Secondo la ricostruzione delle famiglie coinvolte, i genitori dei bambini esclusi sarebbero stati convocati separatamente e informati verbalmente che i loro figli non avrebbero fatto parte del gruppo nella stagione sportiva 2026-2027. "Ci è stato detto che si trattava di scelte tecniche", riferiscono i genitori. Il gruppo era composto complessivamente da 23 bambini. Mentre alcune famiglie avrebbero ricevuto la proposta di rinnovo del tesseramento, altre si sarebbero viste comunicare l'interruzione del percorso sportivo.

La presenza di un'altra società

Ad alimentare ulteriormente il malcontento è stato un dettaglio riportato dalle famiglie. Durante gli incontri con i genitori dei bambini esclusi sarebbe stato presente anche il rappresentante di un'altra società calcistica di Imola, disponibile ad accogliere i piccoli giocatori rimasti senza squadra. Una circostanza che ha suscitato ulteriori interrogativi e che viene richiamata anche nella segnalazione inviata alla Federazione.

L'esposto alla Figc

Di fronte a quanto accaduto, i genitori hanno deciso di rivolgersi direttamente alla Figc. La segnalazione è ora all'esame della Commissione federale che si occupa delle politiche di Safeguarding, l'organismo incaricato di prevenire e contrastare situazioni che possano arrecare danni ai tesserati, soprattutto quando coinvolgono minori. L'obiettivo dell'esposto è verificare se le modalità adottate dalla società siano compatibili con i principi educativi che regolano l'attività calcistica di base.

"Il calcio giovanile non dovrebbe selezionare i bambini"

Le famiglie richiamano in particolare i principi contenuti nella Carta dei diritti dei bambini e dei doveri degli adulti promossa dalla Federazione. Secondo i genitori, l'attività di base dovrebbe garantire a tutti i bambini la possibilità di divertirsi e praticare sport indipendentemente dal livello tecnico raggiunto o dal potenziale futuro. Il timore espresso nell'esposto è che una selezione così precoce finisca per trasformare il calcio giovanile in una sorta di percorso competitivo già nelle primissime fasce d'età, allontanandosi dalla sua funzione educativa e formativa.

La questione dell'impatto psicologico

Uno degli aspetti che le famiglie ritengono più delicati riguarda le possibili conseguenze emotive sui bambini. Nella segnalazione viene infatti chiesto di valutare se qualcuno abbia preso in considerazione l'effetto che una comunicazione di esclusione possa avere su ragazzi così piccoli. Secondo i genitori, il problema non riguarda soltanto la scelta tecnica in sé, ma anche il modo in cui è stata comunicata e il messaggio che rischia di trasmettere ai bambini.

Nel mirino anche la policy sulla tutela dei minori

Le contestazioni riguardano inoltre alcuni aspetti legati alla tutela dei minori. Le famiglie richiamano la policy pubblicata dalla stessa società sul proprio sito internet, sostenendo che la gestione della vicenda avrebbe di fatto creato una distinzione evidente tra bambini confermati e bambini esclusi. Per questo motivo chiedono che venga coinvolto anche il responsabile della tutela dei minori della società per verificare se siano stati rispettati tutti i protocolli previsti.

La replica della società

Per il momento la Sanpaimola non ha voluto entrare nel merito delle contestazioni. Attraverso il presidente Alex Cocchi, il club ha però fatto sapere che una risposta ufficiale alle famiglie è in fase di preparazione e sarà inviata nei prossimi giorni tramite il legale della società. Nelle scorse ore, infatti, i genitori avevano richiesto chiarimenti formali sull'accaduto attraverso una comunicazione scritta.

Un caso che va oltre il singolo episodio

La vicenda ha aperto un dibattito che supera i confini della realtà imolese e tocca temi sempre più attuali nel mondo dello sport giovanile. Da una parte c'è la volontà delle società di costruire gruppi competitivi e investire sui giovani ritenuti più promettenti. Dall'altra emerge la necessità di tutelare il diritto dei bambini a praticare sport senza sentirsi giudicati esclusivamente in base alle proprie capacità tecniche. Un equilibrio delicato che riguarda il ruolo educativo delle società sportive, le aspettative delle famiglie e il significato stesso dell'attività sportiva nelle fasce d'età più giovani. Ora sarà la Figc a valutare il caso e a stabilire se quanto accaduto sia compatibile con i principi che regolano il calcio di base e la tutela dei minori all'interno del movimento sportivo.

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