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- Roma - Venerdì 19 Giugno 2026
Tutti gli attacchi di Trump agli alleati: dal Papa a Macron, da Starmer a Merz e Meloni. Da "leader amici" a bersagli delle critiche
Donald Trump continua a provocare tensioni diplomatiche con alleati storici, attaccando leader come Giorgia Meloni e Papa Leone XIV.
Donald Trump non ha mai fatto mistero del suo stile diretto e spesso provocatorio. Negli anni, però, le sue dichiarazioni hanno colpito non soltanto avversari politici e rivali internazionali, ma anche capi di Stato e di governo considerati tradizionalmente alleati degli Stati Uniti. L'ultimo episodio riguarda Giorgia Meloni, finita nel mirino del presidente americano con una frase che ha fatto discutere: "Mi ha implorato di fare una foto al G7". Un'affermazione che si aggiunge a una lunga serie di attacchi verbali rivolti a leader stranieri, compresi quelli dei Paesi più vicini a Washington.
Il duro scontro con Papa Leone XIV
Tra i bersagli più sorprendenti delle recenti uscite di Trump figura anche Papa Leone XIV, primo pontefice statunitense della storia della Chiesa cattolica. Il presidente americano ha criticato apertamente il Papa per le sue posizioni sulla guerra in Iran e sulle politiche migratorie statunitensi, definendolo "debole contro la criminalità e terribile in politica estera". Trump ha inoltre contestato le critiche ricevute dal Vaticano in materia di immigrazione e politica estera. "Non voglio un Papa che pensa che l'Iran possa avere l'arma atomica", ha dichiarato. Ma le parole più sorprendenti sono arrivate quando il presidente ha collegato la propria figura all'elezione del pontefice. "Se non fossi stato alla Casa Bianca, lui non sarebbe Papa", ha affermato, sostenendo che la scelta di Leone XIV sarebbe stata favorita proprio dalla sua nazionalità americana. Trump è arrivato persino a elogiare il fratello del pontefice. "Mi piace molto di più suo fratello Louis rispetto a lui, perché Louis è totalmente Maga. Lui ha capito tutto, e Leo no!".
Macron nel mirino: "Si sbaglia sempre"
Anche il presidente francese Emmanuel Macron è stato spesso oggetto delle critiche del leader repubblicano. Già durante il suo primo mandato, Trump aveva attaccato Macron sottolineando il basso gradimento registrato in Francia e i problemi economici del Paese.Negli ultimi mesi, però, i toni si sono fatti ancora più duri. Dopo alcune dichiarazioni del presidente francese sulla Groenlandia e sulla politica internazionale, Trump ha reagito pubblicamente. "Emmanuel si sbaglia sempre", ha scritto, accusando Macron di diffondere informazioni errate sui motivi che lo avevano portato a lasciare anticipatamente un vertice del G7.
Starmer e il paragone con Churchill
Rapporti tesi anche con il primo ministro britannico Keir Starmer. Le critiche sono emerse soprattutto in relazione al conflitto con l'Iran e al sostegno militare offerto dagli alleati occidentali. Trump ha accusato Londra di essere arrivata troppo tardi nel sostegno alle operazioni e ha ironizzato sulla disponibilità britannica a inviare portaerei quando, a suo dire, la situazione era ormai risolta. Ma la frase che ha suscitato più clamore è stata un'altra. "Non è Winston Churchill", ha dichiarato riferendosi a Starmer dopo il rifiuto iniziale di concedere alcune basi britanniche alle operazioni americane.
Il Canada e la paura dell'influenza cinese
Nel mirino del presidente americano è finito anche il premier canadese Mark Carney. Trump ha criticato duramente gli accordi commerciali stretti da Ottawa con la Cina, sostenendo che il Canada rischierebbe di trasformarsi in una porta d'accesso privilegiata per le merci cinesi dirette negli Stati Uniti. "La Cina divorerà completamente il Canada, distruggendo le sue imprese, il suo tessuto sociale e il suo stile di vita", ha dichiarato. Secondo Trump, le scelte di Carney metterebbero a rischio l'economia canadese e favorirebbero gli interessi di Pechino.
Merz e la Germania nel mirino
Non è stato risparmiato neppure il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Le tensioni sono nate in seguito ad alcune considerazioni del leader tedesco sul conflitto con l'Iran e sul ruolo degli Stati Uniti nella crisi. Trump ha reagito con durezza. "Non sa di cosa parla", ha scritto sui social, contestando le posizioni attribuite a Merz sulla questione nucleare iraniana. Il presidente americano ha poi esteso le critiche alla situazione economica tedesca. "Non c'è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che sotto altri aspetti", ha aggiunto. Una linea che richiama le tensioni già vissute negli anni passati con l'ex cancelliera Angela Merkel, più volte criticata da Trump durante il suo primo mandato.
Gli attacchi agli Obama
Tra gli episodi più controversi figurano anche quelli che hanno coinvolto l'ex presidente Barack Obama e la moglie Michelle Obama. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, un video pubblicato dall'account ufficiale della Casa Bianca e successivamente rimosso mostrava i coniugi Obama raffigurati come gorilla. L'episodio ha provocato forti polemiche negli Stati Uniti, con numerose accuse di razzismo e richiami a stereotipi storicamente utilizzati contro la popolazione afroamericana.
Una diplomazia sempre più aggressiva
Dalle critiche al Papa agli attacchi contro leader europei e nordamericani, il linguaggio utilizzato da Trump continua a distinguersi per toni particolarmente duri anche nei confronti di governi considerati alleati strategici degli Stati Uniti. Uno stile che divide l'opinione pubblica: per i sostenitori rappresenta una forma di comunicazione schietta e senza filtri, mentre per i detrattori rischia di incrinare rapporti diplomatici costruiti nel corso di decenni. Quel che è certo è che, a quasi dieci anni dal suo primo insediamento alla Casa Bianca, Trump continua a far discutere non solo per le sue decisioni politiche, ma anche per le parole scelte nei confronti dei leader del resto del mondo.
Meloni, l'ultimo caso: "Mi ha implorato per una foto"
L'episodio più recente riguarda la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Durante una telefonata all'emittente italiana La7, Trump ha sostenuto che la premier gli avrebbe chiesto insistentemente una foto durante il G7 di Evian. "Mi ha implorato di fare una foto con lei" e "mi ha fatto pena", ha affermato il presidente americano, aggiungendo che non sarebbe stato nemmeno obbligato a parlarle. La risposta di Meloni è arrivata poche ore dopo ed è stata durissima. La premier ha definito le parole di Trump "totalmente inventate" e ha replicato: "Io e l'Italia non imploriamo mai". Meloni ha inoltre dichiarato di non comprendere perché il presidente degli Stati Uniti continui ad assumere atteggiamenti così aggressivi nei confronti di Paesi alleati, osservando che spesso mostra maggiore durezza verso gli amici dell'Occidente che verso i suoi avversari. Le dichiarazioni hanno provocato un forte scontro diplomatico tra Roma e Washington. Diversi esponenti del governo italiano hanno preso posizione a difesa della premier e il caso è rapidamente diventato uno dei momenti di maggiore tensione nei rapporti tra Trump e uno dei leader europei che, fino a pochi mesi fa, veniva considerato tra i suoi interlocutori più vicini.
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