Calabria, Campanili & Rancori, L’amore di Frangipane, Valerio Donato Sergio Abramo e Italo Falcomata’
La sede del Consiglio Regionale da Reggio a Catanzaro? Ma sono guerre di ormai 50 anni fa, superate e lontane, non credete?
(Prima Notizia 24)
Domenica 24 Aprile 2022
Roma - 24 apr 2022 (Prima Notizia 24)
La sede del Consiglio Regionale da Reggio a Catanzaro? Ma sono guerre di ormai 50 anni fa, superate e lontane, non credete?

“Io credo che le sole cose sicure in questo mondo siano le coincidenze”, diceva Leonardo Sciascia. E aveva ragione, perché le coincidenze, pure quando sembra non abbiano un legame logico tra gli elementi coincidenti, sono tuttavia utili a insegnarci che il dialogo e la tolleranza debbono prevalere sul disaccordo e i rancori.

Coincidenza, pertanto, è la pubblicazione sul Dizionario Bibliografico della Calabria (curato da Pantaleone Sergi) del profilo dello storico dell’arte catanzarese Alfonso Frangipane, scritto da Franco Liguori.

Nel 1908, l’anno del tremendo sisma che colpì Reggio e Messina, Frangipane si recò come soccorritore nella città dello Stretto e poi, innamoratasi di quel luogo che gli antichi viaggiatori definivano tra i più belli del mondo, decise di rimanervi per tutta la vita.

Fondò scuole artistiche, istruì intere generazioni di studenti reggini e auspicò la nascita di una Facoltà di Architettura che fu poi istituita dopo la sua morte, avvenuta a Reggio nel 1970, all’età di 88 anni. Al suo nome è intitolato l’Istituto Statale d’Arte di Reggio e cointestato a lui e Mattia Preti è il Liceo artistico.

Frangipane, come un santo laico, non conosceva i termini popolareschi (o populisti) campanilismo o municipalismo. La sua testimonianza accomuna Catanzaro Cosenza e Reggio, a cui nel nostro tempo aggiungiamo Crotone e Vibo, tutte città che insieme possono vincere, se guardano verso orizzonti larghi. Ma, qual è la coincidenza mentre ricordiamo Frangipane? La spieghiamo. E’ coincidenza fra chi fa e chi fa polemica. Più di un secolo dopo Frangipane, Valerio Donato, professore dell’Università Magna Grecia, candidato sindaco della città dei Tre Colli, ha messo in cima all’agenda la rivendicazione per Catanzaro della sede del Consiglio regionale che sta a Reggio da ormai mezzo secolo. Donato, catanzarese come Frangipane, riapre un capitolo chiuso da mezzo secolo. L’uscita del professore (nulla si fa senza secondi fini politici) soffia sulle braci di antichi rancori, getta sale su ferite non rimarginate.

Non si possano sottovalutare certe posizioni che non distinguono ciò che è bene e ciò che è male. Forse servono ad accontentare tifoserie elettorali, ma rischiano di togliere polvere su vecchie dispute, sottostimandone le conseguenze. Eppure Donato, seppure autore di un’acrobazia politica, dovrebbe conoscere bene l’arte dell’uso delle parole (“Chi esercita un potere deve essere consapevole della necessità etica di esercitarlo in modo chiaro”, dice Gianrico Carofiglio, autore del libro “La manomissione delle parole”). 

Di Donato “la Repubblica” ha scritto: “Era l’unico papabile candidato sindaco del Pd con la tessera del partito in tasca: ma è diventato l’alfiere di Lega e Forza Italia”.

 In ogni caso a porre fine alla “scivolata” dell’aspirante sindaco ci ha pensato il presidente del Consiglio Regionale Filippo Mancuso, anche lui catanzarese: “La sede del Consiglio regionale a Reggio Calabria è sancita dallo Statuto e dalla storia”. Non si è sottratto Mancuso - che, come leader della Lega a Catanzaro, sostiene la candidatura di Donato - di postillare: “In un periodo estremamente delicato, come quello che sta attraversando il Paese, e in particolare la nostra regione, trovo fuorviante un dibattito politico su questioni che nulla hanno a che fare con i problemi della Calabria e con l’azione di governo che stiamo mettendo in campo con l’irrinunciabile compito di risolverli”. Appunto.  Da una personalità come Donato c’era semmai da aspettarsi un pronunciamento propositivo come aspirante sindaco della città capoluogo di regione. Per esempio, un patto tra città sorelle per salvaguardarsi, proteggersi tutti insieme, unirsi. Peccato, perché la Calabria ha bisogno per essere forte di riconciliarsi con sé stessa. Sarà un discorso ingenuo quello che facciamo, ma preferiamo il profumo inebriante delle nostre contrade, la bellezza impareggiabile dei luoghi, ai municipalismi, che servono solo a creare tensioni.  Era questa l’idea del sindaco della primavera di Reggio Italo Falcomatà quando nel luglio 1987 si recò a far visita al sindaco di Catanzaro (era Sergio Abramo anche allora) per chiudere, con un abbraccio fraterno, l’antica disputa che non ha avuto vincitori, ma solo vinti. Volle dimostrare Falcomatà, con un gesto di riconciliazione, che la Calabria ha bisogno di guardare lontano e non di sguardi miopi. Lo stesso pensava Frangipane. Coincidenze.

 


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