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  • Roma - Mercoledì 10 Giugno 2026

Camera, scontro totale sulla Commissione Covid: il M5S occupa l'aula gridando "onestà"

Bagarre a Montecitorio dopo un duro attacco di Fratelli d'Italia contro Giuseppe Conte. Le opposizioni denunciano gravi irregolarità e presunte pressioni sui cittadini auditi: "Cinque persone sentite in un commissariato da consulenti di Fdi". Pd e Movimento 5 Stelle sollecitano i presidenti Fontana e La Russa, mentre la presidenza sospende la seduta.

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Il dibattito parlamentare sulla gestione dell'emergenza pandemica si trasforma in un durissimo scontro frontale alla Camera dei Deputati, culminato nella sospensione temporanea dei lavori.

La tensione è esplosa a seguito dell'intervento dell'esponente di Fratelli d'Italia, Alice Buonguerrieri, che ha preso la parola per respingere con fermezza il pressing dei partiti di minoranza, i quali chiedono lo scioglimento formale della commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid.

La parlamentare di centrodestra ha indirizzato la propria requisitoria direttamente contro il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte: “Conte annuncia querele per tutti, trovo molto singolare che voglia denunciare chi ricerca la verità ma non abbia ancora denunciato chi ha speso il suo nome su queste gravi vicende. Noi non accettiamo lezioni di coraggio da chi parla di gestione della pandemia dappertutto ma non ha avuto il coraggio di riferire in commissione. Noi non abbiamo nulla da nascondere e lei presidente Conte?”.

Le parole della deputata hanno innescato l'immediata e veemente reazione dei banchi del Movimento 5 Stelle. La protesta è montata rapidamente fino a quando i deputati del M5s hanno cominciato a gridare ritmicamente lo slogan “onestà, onestà”, rendendo impossibile la prosecuzione dei lavori.

Di fronte al caos generalizzato e dopo i richiami formali rivolti dal vicepresidente di turno, Sergio Costa, all'indirizzo del deputato pentastellato Davide Aiello, la presidenza si è vista costretta a interrompere la seduta per alcuni minuti nel tentativo di ripristinare il decoro istituzionale.

Alla ripresa della sessione, i toni del confronto sono rimasti infuocati. Il deputato del Movimento 5 Stelle Alfonso Colucci ha preso la parola per illustrare le ragioni della protesta, denunciando anomalie procedurali che, a dire delle opposizioni, inficierebbero la regolarità stessa dei lavori dell'organo d'inchiesta.

I parlamentari d'opposizione hanno formalizzato le proprie rimostranze inviando una missiva ufficiale ai vertici di Montecitorio e di Palazzo Madama. “La commissione è completamente delegittimata e abbiamo scritto ai presidenti di Camera e Senato per denunciare le gravi irregolarità che avvengono continuamente: i commissari esercitano pressione verso i cittadini auditi, urla, minacce, perfino il presidente che stacca il microfono. Cinque cittadini sono stati auditi in un commissariato di polizia da soggetti che non sono parlamentari ma consulenti nominati da Fdi. Non abbiamo paura di nulla, non abbiamo nulla da nascondere”, ha scandito Colucci con veemenza nell'emiciclo.

Una volta ristabilita una parvenza di ordine, lo stesso Colucci ha rincarato la dose formalizzando la sfiducia politica verso il vertice dell'organismo: “Chiediamo la rimozione del presidente Lisei perchè inadatto e la riconduzione della commissione in un perimetro di legittimità parlamentare”.

Sulla medesima linea di fermezza si è posizionato il Partito Democratico per bocca del deputato Gian Antonio Girelli, il quale ha stigmatizzato l'atteggiamento della maggioranza di governo, accusata di utilizzare una tematica di forte rilievo istituzionale come clava propagandistica per oscurare i propri passati deficit di gestione a livello locale. “E’ inaccettabile che ogni volta che si pone una questione sulla comissione Covid si risponde accusando per far diventare quest’aula un megafono per opportunità politica mentre parliamo di temi che sono istituzionali”, ha criticato l'esponente dem, sollecitando un rapido pronunciamento da parte dei vertici delle Camere: “I presidenti di Camera e Senato a rispondere nel merito perchè quanto accaduto è davvero grave e lesivo del ruolo del Parlamento. Se si vuole parlare di scandali dovremmo parlare di Regione Lombardia. E l’elenco sarebbe lunghissimo ma non lo abbiamo mai fatto. E’ intollerabile che chi ha le maiores colpe faccia il maestrino”.

A chiudere il convulso dibattito in Aula è stato il vicepresidente Sergio Costa. Nel prendere atto della gravità delle questioni sollevate e della delicatezza istituzionale del dossier, Costa ha spento i microfoni assicurando l'Assemblea circa il pieno coinvolgimento delle massime cariche dello Stato: “so che il presidente Fontana è in contatto con il presidente La Russa su questa vicenda”.

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