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  • Roma - Mercoledì 10 Giugno 2026

Inchiesta Ponte sullo Stretto: gli indagati tentarono di avvicinare altri due giudici, mai ascoltati. Tajani: "Progetto vada avanti"

I nuovi sviluppi dell'indagine della Procura di Roma rivelano le manovre di Saccomanno e Virgiglio per condizionare il dossier della Corte dei Conti: i magistrati contabili respinsero ogni sollecitazione. Al Ros le analisi di pc e smartphone. Il ministro degli Esteri frena: "L'inchiesta non mi pare un granché, la decisione non andò come speravano".

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L'inchiesta giudiziaria ruotante attorno alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina si arricchisce di nuovi e scottanti dettagli investigativi. Stando agli ultimi riscontri emersi dall'attività istruttoria condotta dalla Procura della Repubblica di Roma — che vede coinvolto, tra gli altri, l'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele —, l'avvocato Francesco Saccomanno e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio tentarono di corrompere altri due giudici della Corte dei Conti.

Il sodalizio criminale, secondo la ricostruzione dei magistrati capitolini, avrebbe provato ad agganciare due ulteriori esponenti della magistratura contabile incaricati di analizzare i documenti sensibili relativi al dossier del Ponte sullo Stretto. I tentativi di approccio si sono tuttavia rivelati fallimentari: i giudici avvicinati non diedero seguito alle sollecitazioni arrivate dai due indagati, blindando la regolarità delle procedure di controllo dell'organo di rilevanza costituzionale.

Mentre il quadro accusatorio si delinea, l'attività degli inquirenti si concentra sull'esame approfondito della mole di dati archiviata nei supporti tecnologici finiti sotto sequestro. Gli specialisti del Ros dei Carabinieri, sotto la direzione del procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, hanno avviato l'analisi tecnica dei personal computer e degli smartphone sottratti la scorsa settimana alla disponibilità dei soggetti iscritti nel registro degli indagati.

Dalle pieghe dei documenti allegati al procedimento penale affiorano inoltre i dettagli relativi al profondo legame di amicizia e frequentazione che legava Miele a Virgiglio. Un rapporto di stretta vicinanza testimoniato dal fatto che il magistrato contabile era solito rivolgersi direttamente all'imprenditore edile “anche per individuare architetti di sua fiducia al fine di verificare la possibilità di preventivi di importo meno elevato per lavori di progettazione e ristrutturazione delle abitazioni dei figli”.

Sui riflessi politici e infrastrutturali dell'indagine è intervenuto direttamente il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Nel corso di un'intervista rilasciata ai microfoni della trasmissione giornalistica "Ping Pong", in onda sulle frequenze di Rai Radio 1, il capo della diplomazia italiana ha espresso forti perplessità sulla reale portata penale del fascicolo, invitando la politica a non rallentare l'iter dell'opera pubblica per fini strumentali.

“Io non voglio interferire nella vicenda giudiziaria però insomma non mi pare che sia granché. Il Ponte dello Stretto è un grande progetto che deve andare avanti, una grande infrastruttura che deve andare avanti, poi la giustizia deve fare il suo corso però non strumentalizziamo”, ha scandito il ministro ai microfoni di Rai Radio 1. Tajani ha infine minimizzato l'impatto delle condotte contestate dagli inquirenti di Roma alla luce dell'esito finale dei controlli contabili: “Tutto questo che è accaduto non ha avuto un grande effetto perché poi la decisione della Corte dei Conti non andò come speravano”.

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