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  • Roma - Giovedì 2 Luglio 2026

Cinque giorni sotto le macerie, il racconto di Carlos Miguel: "Quando ho rivisto la luce ho capito che ero salvo"

Il giovane sopravvissuto racconta le interminabili ore trascorse intrappolato sotto le macerie e il momento del salvataggio. Il padre: "È stato un miracolo, il quinto giorno avevo perso ogni speranza"

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Per cinque lunghissimi giorni ha lottato in silenzio, aspettando che qualcuno riuscisse a raggiungerlo. Intrappolato sotto tonnellate di macerie, Carlos Miguel ha vissuto un'esperienza che difficilmente dimenticherà. Oggi, dopo essere stato estratto vivo dai soccorritori, racconta quei momenti drammatici in un'intervista al Corriere della Sera, descrivendo la paura, la lucidità e la speranza che non lo hanno mai completamente abbandonato. Sotto i detriti il tempo sembrava essersi fermato. Ogni rumore proveniente dall'esterno rappresentava un segnale di speranza, ma anche la consapevolezza che i soccorsi erano ancora lontani.

"Sentivo i macchinari, ma ho smesso di gridare"

Il giovane ricorda di aver percepito chiaramente il lavoro incessante delle squadre di soccorso sopra di lui. Sentiva il rumore dei mezzi pesanti, dei martelli e delle pietre che venivano rimosse, ma con il passare delle ore la forza lo stava lentamente abbandonando. "Sentivo che stavano lavorando coi macchinari, pestavano, rimuovevano sassi. Ogni volta che urlavo, mi sentivo più stanco, pensavo che mi sarei spento, allora ho smesso. E poi loro, sopra, non mi sentivano, non volevo perdere la voce", racconta. Una decisione dettata dall'istinto di sopravvivenza: conservare le poche energie rimaste nella speranza che qualcuno riuscisse comunque a raggiungerlo.

Il momento che non dimenticherà mai: "Ho visto la luce"

Dopo giorni trascorsi completamente al buio, è arrivato l'istante che ha cambiato tutto. Tra le macerie si è aperto un piccolo varco. Da lì hanno iniziato a filtrare la luce delle torce e soprattutto l'aria, che fino a quel momento sembrava quasi scomparsa. "Quando ho visto la luce, l'ho fissata. L'ho ammirata. Mi ricordo di aver pensato: quanto è intensa, la luce. Ero commosso. Però mi sono controllato, ero grato che i miei occhi fossero tornati a vedere qualcosa." Parole semplici, ma capaci di raccontare il significato che anche un piccolo raggio di luce può assumere quando si lotta per restare vivi.

Il padre non ha mai smesso di scavare

Se Carlos Miguel combatteva sotto le macerie, suo padre Carlos Alberto viveva un'altra battaglia in superficie. È stato lui, racconta il Corriere della Sera, a iniziare per primo a scavare con le proprie mani, aiutandosi soltanto con un martello, nel disperato tentativo di raggiungere il figlio. "È un ragazzo serio", dice con la voce ancora rotta dall'emozione. Poi aggiunge: "Un miracolo, un miracolo...". Ancora oggi fatica a credere che Carlos Miguel sia sopravvissuto.

Il quinto giorno: quando sembrava tutto perduto

Per il padre il momento più difficile è arrivato proprio quando le speranze sembravano ridursi al minimo. "Il quinto giorno, per me, è stato il più duro. Cinque piani erano crollati in avanti, questo aveva creato delle barriere dure. Quando la gru le ha rimosse e i pompieri tiravano su solo cadaveri, non ero più capace di muovermi, ero terrorizzato. "Mentre il figlio cercava di mantenere la calma sotto i detriti, lui rimaneva paralizzato dalla paura di non riuscire più ad abbracciarlo.

Due battaglie vissute in modo diverso

La vicenda racconta un paradosso che colpisce profondamente. Carlos Miguel, pur immobilizzato sotto le macerie e consapevole della gravità della situazione, racconta di aver affrontato quei giorni con sorprendente lucidità. Il padre, invece, libero di muoversi e presente sul luogo del crollo, viveva ogni minuto con un'angoscia crescente, osservando i soccorritori recuperare senza sosta le vittime. Due esperienze completamente diverse, unite dallo stesso desiderio: rivedersi ancora una volta.

Cinque giorni che gli hanno cambiato la vita

Il giovane spiega che quelle interminabili ore non hanno rappresentato soltanto una lotta per sopravvivere, ma anche un periodo di profonda riflessione personale. "In quei cinque giorni ho pensato tanto a ciò che mi stava accadendo. Non so spiegare bene, ho vissuto come una crescita perché è stato un periodo lungo durante il quale ho riflettuto su tante cose personali. Quali, non lo voglio dire." Una risposta che lascia intuire quanto quell'esperienza abbia cambiato il suo modo di guardare la vita. Oggi Carlos Miguel è vivo. Il suo racconto restituisce il dramma vissuto sotto le macerie, ma soprattutto il valore della speranza, della resistenza e dell'amore di un padre che, fino all'ultimo istante, non ha mai smesso di cercare il proprio figlio.

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