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  • Roma - Venerdì 3 Luglio 2026

Ucraina, Putin si gioca tutto nel cuore dell’Europa (mentre Trump guarda al Medio Oriente e all'Iran)

Due conflitti, in Medio Oriente e in Ucraina, alimentano tensioni globali, con risorse in esaurimento e mancanza di compromessi.

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Separate dalla Turchia e dal Mar Nero, due guerre mantengono alta la tensione globale. Quella in Medio Oriente, a sua volta combattuta su due diversi teatri, il Golfo e la regione palestinese/libanese, attira l'attenzione, sia per ragioni economiche (prezzi del petrolio e del gas naturale, libertà della navigazione commerciale) sia perché è quella che ha in qualche modo intrappolato la superpotenza americana, in grave difficoltà sia con i suoi nemici, l'Iran, che con i suoi alleati, Israele. Attualmente questa crisi oscilla tra esplosioni di violenza e trattative inconcludenti, senza che si profili un qualche compromesso che consenta la sua effettiva sospensione.

L'Ucraina porta la guerra anche in territorio russo

Mentre la guerra si cronicizza in Medio Oriente, il secondo conflitto, quello dell'attacco russo all'Ucraina, è al suo quinto anno di combattimenti e continua a vedere una enorme concentrazione di forze e l'impiego massiccio di missili, razzi e droni oltre che di ogni altro mezzo disponibile. Da qualche tempo l'Ucraina sta compiendo uno sforzo notevole, coronato da alcuni successi, per coinvolgere anche il territorio e la popolazione russa nella guerra, evitando così che essa venga combattuta solo sul suo territorio nazionale. Il suo ultimo successo è stata l'interruzione dei rifornimento energetici alla Crimea, occupata da russi sin dal 2014. Vladimir Putin risponde con violenti bombardamenti sulle città ucraine, in particolare la capitale Kiev, affermando che questi sono attacchi di rappresaglia, in risposta alle incursioni avversarie sul territorio russo. In realtà però questo tipo di attacchi è iniziato già da molto tempo, con l'evidente obiettivo, finora fallito, di intimidire la popolazione ucraina e convincerla ad abbandonare ogni resistenza.

Il fronte resta in equilibrio

Non sarebbe quindi corretto parlare di escalation, quanto della continuazione della guerra di aggressione con tutti i mezzi che il Cremlino può mobilitare. Sul campo la situazione rimane in sostanziale equilibrio, anche se i russi stanno tentando l'ennesima grande offensiva sul quadrante nord orientale del fronte ucraino, per assicurarsi il controllo di quella parte del Donbas che non hanno sinora mai controllato, ma che hanno formalmente annesso alla Federazione Russa. Stanno ora cercando di assicurarsi il controllo della cittadina di Kostyantynivka, che potrebbe garantire loro un vantaggio strategico. In compenso gli ucraini hanno riconquistato alcuni lembi di terreno nella regione di Zaporizhzhia, da dove i russi dovrebbero passare per avanzare in direzione del porto di Odessa. La guerra nel suo complesso resta quindi in bilico: salvo sorprese, nessuno si aspetta che questo sia l'ultimo anno dei combattimenti.

La guerra logora le risorse di entrambi

Tuttavia ambedue i contendenti stanno dando fondo a tutte le loro risorse, economiche ed umane, sull'orlo di una loro possibile crisi strutturale. Ma mentre Kiev può contare sull'appoggio di un largo retroterra economico, tecnologico e politico, garantito dall'appoggio europeo, la Russia sta bruciando risorse proprie e pagando con esportazioni sottocosto le forniture che le consentono di continuare a combattere.

Putin punta su Trump, ma l'America guarda all'Iran

Putin ha sinora rifiutato sdegnosamente ogni trattativa di pace, puntando apparentemente su un possibile accordo diretto con Donald Trump, sulla testa ed a spese dell'Ucraina. Ma il Presidente americano, già indebolito dalla sua pessima gestione della guerra con l'Iran, non sembra voler correre altri rischi, almeno per ora. Le guerre continuano.

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