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  • Prima Notizia 24
  • Roma - Martedì 27 Ottobre 2026, 14:00

Difesa, nomine e trasparenza: gli incarichi di Invitti e il tema dell’indipendenza dei controlli

Le cariche in Agenzia Industrie Difesa e Avio risultano dalla documentazione pubblica. I rapporti professionali riferiti dalla stampa offrono lo spunto per una riflessione sulle garanzie di autonomia, senza consentire conclusioni automatiche su incompatibilità o irregolarità.

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di Giorgio Neri

La fiducia nelle istituzioni passa anche dalla possibilità di comprendere come vengono scelti i professionisti chiamati a controllarne i conti. Quali competenze vengono valorizzate, quali relazioni sono dichiarate, quali verifiche accompagnano le nomine: sono domande che assumono particolare rilievo nel settore della Difesa, dove si incontrano risorse pubbliche, responsabilità politiche e interessi industriali strategici.

In questo quadro si inserisce la vicenda del commercialista Filippo Maria Invitti (nella foto). La pagina sulla trasparenza dell’Agenzia Industrie Difesa, aggiornata al 30 settembre 2026, lo indica come membro effettivo del collegio dei revisori dei conti, con incarico conferito attraverso un decreto del ministro della Difesa del 17 novembre 2025 e scadenza nel novembre 2028. L’attività indicata riguarda il controllo e la verifica della contabilità e del bilancio dell’Agenzia.

Invitti figura inoltre nel collegio sindacale di Avio: l’assemblea degli azionisti lo ha nominato sindaco effettivo il 28 aprile 2026, per il mandato relativo agli esercizi 2026-2028. Si tratta di due incarichi distinti, la cui contemporaneità costituisce un dato documentato, ma non dimostra, da sola, un’incompatibilità o un condizionamento dell’attività di vigilanza.

Un ulteriore elemento è stato riferito dal quotidiano Il Domani. In un articolo del 24 giugno 2026, il quotidiano ha riportato che Gigi Core, società del ministro Guido Crosetto e della moglie Gaia Saponaro, aveva sede presso lo studio di Invitti. La circostanza viene qui richiamata attribuendola alla testata che l’ha pubblicata: la domiciliazione di una società presso uno studio professionale non consente, di per sé, di stabilire l’ampiezza dei servizi prestati o di dedurne un’interferenza con altri incarichi.

Il terreno della riflessione è dunque quello della trasparenza delle nomine e delle garanzie che accompagnano l’esercizio dei controlli. Per una valutazione fondata occorre conoscere la natura effettiva dei rapporti professionali, la loro eventuale rilevanza rispetto alle funzioni ricoperte e gli esiti delle verifiche svolte dagli organismi competenti.

Sarebbe una scorciatoia trasformare la presenza di più incarichi in una prova di scarsa indipendenza. Allo stesso tempo, è ragionevole chiedere che le procedure adottate per valutare l’autonomia dei controllori siano comprensibili e verificabili. Rendere conoscibili i criteri di selezione, le dichiarazioni pertinenti e le valutazioni effettuate tutela sia l’interesse pubblico sia la reputazione dei professionisti nominati.

La stessa distinzione vale per il richiamo all’etica professionale. Affermare che un commercialista abbia violato i propri doveri richiede elementi specifici e una valutazione delle regole applicabili al singolo incarico. I fatti qui richiamati non bastano a sostenere una simile conclusione. Possono invece alimentare un confronto sul livello di trasparenza atteso da chi svolge funzioni di controllo in ambiti di particolare rilievo pubblico.

Anche il giudizio di opportunità deve misurarsi con circostanze concrete. La vicinanza professionale a un esponente politico non equivale automaticamente a un favore, così come una nomina non dimostra un rapporto di dipendenza personale. La questione da approfondire riguarda le garanzie adottate per assicurare che ogni funzione venga esercitata con autonomia.

Su questo terreno, chiarimenti puntuali da parte del professionista, del ministero e degli enti interessati permetterebbero di completare il quadro. La qualità del dibattito pubblico dipende dalla disponibilità dei documenti e dalla possibilità di confrontare le diverse posizioni. È attraverso questo percorso che una vicenda riguardante singole nomine può diventare un’occasione utile per discutere, con rigore, della credibilità dei controlli.

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