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  • Bari - Martedì 12 Maggio 2026

Disastro ambientale a Molfetta: 72 indagati, sequestri per 150 milioni di euro

L'operazione "Ground-water" della Guardia Costiera svela l'inquinamento sistematico della falda nell'area ASI. Coinvolti dirigenti pubblici e titolari di aziende nazionali.

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Un terremoto giudiziario ha colpito il comprensorio industriale di Molfetta, portando alla luce un presunto sistema di inquinamento chimico e alterazione fisica delle acque sotterranee.

La Procura della Repubblica di Trani ha iscritto nel registro degli indagati 72 soggetti, tra persone fisiche e giuridiche, con l'accusa di disastro ambientale colposo e scarico illecito di reflui industriali.

L'inchiesta, coordinata dal nucleo speciale d'intervento della Guardia Costiera, coinvolge un ampio spettro di figure chiave, tra cui dirigenti e funzionari del Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale di Bari, del settore Ambiente della Città Metropolitana e del comune di Molfetta, oltre a numerosi imprenditori con sedi legali sparse su tutto il territorio nazionale.

Le indagini hanno permesso di ricostruire una gestione illecita degli scarichi che avrebbe compromesso gravemente l'equilibrio ambientale della zona.

Secondo l'ipotesi accusatoria, il Consorzio ASI di Bari avrebbe utilizzato 11 sistemi di pozzi disperdenti per immettere abusivamente inquinanti direttamente nel sottosuolo e nelle acque di falda. Questa pratica sistematica ha spinto il Giudice per le indagini preliminari a emettere pesanti misure cautelari reali: l'operazione ha portato al sequestro preventivo di 17 aziende industriali, ora sottoposte ad amministrazione giudiziaria, e al sequestro parziale di altre cinque realtà produttive.

Complessivamente, il valore dei beni e degli asset aziendali sottratti alla libera disponibilità degli indagati ammonta a circa 150 milioni di euro.

L'imponente operazione, denominata “Ground-water”, ha visto l'impiego di circa cento operatori del Corpo delle Capitanerie di Porto distribuiti in diverse località italiane. Oltre al blocco delle attività industriali ritenute responsabili dell'inquinamento, la magistratura dovrà ora decidere sull'eventuale commissariamento giudiziale delle imprese coinvolte per garantire la continuità produttiva nel rispetto delle normative ambientali.

L'indagine segna un punto di svolta nella tutela del territorio pugliese, mettendo sotto accusa non solo le singole imprese, ma anche gli organi di controllo e gestione che avrebbero dovuto vigilare sulla salvaguardia delle risorse idriche sotterranee.

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