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- Roma - Mercoledì 16 Settembre 2026
Federica Onori: «Gli italiani all’estero devono avere gli stessi diritti e servizi efficienti»
Servizi consolari, fiscalità, scuola, voto, mobilità professionale e rientro dei talenti. La deputata eletta nella Circoscrizione Estero – Ripartizione Europa racconta le priorità del suo impegno parlamentare per i connazionali che vivono oltreconfine.
di Lorenzo Pisoni
Gli italiani che vivono in Europa rappresentano una realtà sempre più articolata: famiglie radicate da generazioni, ma anche giovani professionisti, ricercatori, studenti e imprenditori che hanno costruito fuori dai confini nazionali il proprio percorso personale e lavorativo.
Federica Onori, deputata di Azione eletta nella Circoscrizione Estero – Ripartizione Europa, concentra una parte della propria attività parlamentare sui problemi che interessano direttamente queste comunità: dall'efficienza della rete consolare alla fiscalità, dalla diffusione della lingua italiana al riconoscimento dei titoli professionali, fino alle modalità di voto e al rapporto con le nuove generazioni di italiani all'estero.
Un confronto che parte dalle difficoltà quotidiane e arriva a una questione più ampia: come mantenere concreto il rapporto tra l'Italia e milioni di cittadini che vivono fuori dai confini nazionali.
Onorevole, quali sono i progetti prioritari e le misure concrete che sta promuovendo per modernizzare, digitalizzare e velocizzare le pratiche della rete consolare per gli italiani in Europa?
La priorità è una rete consolare più veloce e digitale: troppe difficoltà nascono da lungaggini burocratiche evitabili, e su questo mi batto con atti concreti. Sono prima firmataria della risoluzione, approvata all'unanimità in Commissione Esteri, che impegna il Governo a rafforzare le sedi più sotto pressione con task force dedicate e misure straordinarie per smaltire gli arretrati.
Il caso del Consolato di Manchester è emblematico: oltre 120 mila connazionali, tra le comunità italiane più numerose al mondo, con attese fino a sette mesi per un passaporto. Quel lavoro, partito da un'interrogazione nel 2025, ha già portato all'invio di una task force dedicata, la prova che quando Parlamento, Comites, Cgie e rete diplomatica vanno nella stessa direzione i risultati arrivano.
Sul fronte della digitalizzazione, inoltre, sono prima firmataria dell'emendamento, approvato in Commissione, che consente di richiedere la Carta d'Identità Elettronica anche nei Comuni italiani di iscrizione: un intervento essenziale in vista della scadenza europea del 3 agosto scorso, dalla quale i documenti non biometrici non sono più validi per viaggiare in area Schengen. L'obiettivo resta uno: pari diritti e servizi efficienti per tutti gli italiani nel mondo.
In che modo la sua attività parlamentare supporta i lavoratori, i giovani professionisti e gli imprenditori italiani stabiliti negli altri Paesi europei, anche sul fronte della mobilità e del riconoscimento dei titoli?
Il tema centrale è l'attrattività del Paese e la mobilità delle competenze. Ho presentato un'interrogazione, alla quale il ministro Tajani ha risposto in Aula, per chiedere misure che rendano l'Italia più attrattiva per i professionisti qualificati e favoriscano il rientro dei giovani talenti, valorizzando la rete diplomatico-consolare come ponte con il sistema economico, accademico e scientifico nazionale.
Le nostre comunità all'estero continuano a crescere e, con loro, il numero di connazionali altamente formati che potrebbero riportare competenze in Italia. Per questo insisto su strumenti stabili, come incentivi al rientro, semplificazione e riconoscimento più rapido dei titoli e dei percorsi professionali, perché chi si è formato o affermato all'estero possa scegliere l'Italia senza penalizzazioni.
Lingua e cultura rappresentano uno dei principali legami con il Paese d'origine. Quali iniziative ritiene necessarie per sostenere le scuole italiane e i corsi integrati all'estero?
La lingua e la cultura italiana sono il primo legame tra i nostri connazionali e l'Italia, e per chi nasce all'estero sono ciò che tiene viva l'identità. Non è un tema astratto: proprio questa settimana, in Commissione Esteri, ho portato al Governo con un question time la situazione delle scuole bilingue italo-tedesche di Francoforte, dove per il terzo anno consecutivo la copertura dell'organico rischia di lasciare i bambini senza gli insegnanti previsti all'avvio dell'anno.
Ho chiesto una soluzione urgente che garantisca la continuità didattica: questi percorsi bilingui danno corpo agli impegni del Piano d'Azione italo-tedesco e le famiglie non possono vivere nell'incertezza, perché i bambini hanno bisogno dei loro insegnanti oggi, non tra qualche mese.
Più in generale ritengo fondamentale sostenere la rete delle scuole italiane, dei corsi di lingua e degli Istituti Italiani di Cultura, con continuità di risorse e di personale, e rafforzare scambi giovanili e borse di studio, strumenti che ho vissuto personalmente studiando in Spagna, Francia e Germania. Una comunità che mantiene la propria lingua resta legata al Paese e ne diventa ambasciatrice.
Fiscalità e previdenza continuano a essere temi particolarmente sentiti. Quali interventi ritiene necessari su IMU, TARI, doppia imposizione e pensioni in regime convenzionale?
Sulla fiscalità porto avanti da inizio legislatura, come responsabile di Azione per gli italiani all'estero, una battaglia molto concreta: già con una proposta di legge a mia prima firma del 2023 chiedevo di estendere ai cittadini iscritti all'AIRE sia l'esenzione IMU sia la riduzione della TARI sugli immobili in Italia.
Sull'IMU il provvedimento è stato approvato all'unanimità alla Camera; e con un nostro emendamento, approvato in Commissione Finanze, abbiamo poi ottenuto anche il dimezzamento della TARI per i connazionali che possiedono case non locate nei piccoli comuni, spesso abitazioni usate solo per le vacanze, su cui però si continuava a pagare per intero la tassa rifiuti. Era fondamentale evitare che il beneficio dell'esenzione IMU fosse vanificato dai costi della TARI.
Sul fronte della doppia imposizione e delle pensioni in regime convenzionale la direzione è la stessa: semplificare procedure e convenzioni, perché nessuno paghi due volte e i diritti previdenziali siano garantiti senza percorsi a ostacoli.
La partecipazione elettorale degli italiani all'estero resta un tema centrale. Quali modifiche procedurali o tecnologiche considera prioritarie per rendere il voto più sicuro e accessibile?
L'affluenza cala quando le procedure sono complicate: la risposta non è rassegnarsi, ma rendere il voto sicuro, accessibile ed efficiente. Ho presentato una proposta di legge a mia prima firma che riforma organicamente la legge 459 del 2001, il testo che disciplina il voto all'estero.
Prevediamo che il voto in presenza presso le sedi diplomatico-consolari diventi il canale ordinario, quello che meglio garantisce personalità, libertà e segretezza del voto, mentre il voto per corrispondenza resta come scelta esplicita dell'elettore, attraverso il meccanismo dell'opzione inversa, con tracciabilità del plico e autenticazione tramite identità digitale.
È da qui, dalla qualità e dalla sicurezza del voto, che deve partire qualsiasi riforma seria: le istituzioni hanno il dovere di mettere i cittadini nelle condizioni di partecipare, non di creare ostacoli.
Il rapporto con la diaspora italiana non riguarda soltanto chi vive stabilmente all'estero, ma anche la possibilità di riportare competenze ed esperienze nel nostro Paese. Quale dovrebbe essere, a suo giudizio, la strategia dell'Italia?
Il legame con la diaspora e il rientro dei talenti sono due facce della stessa medaglia, e vanno coltivati con un dialogo costante e strutturato con le nostre comunità.
Mantenere vivo quel legame significa anche battersi perché i connazionali possano sentirsi pienamente cittadini là dove vivono senza recidere le radici italiane: è lo spirito con cui mi sto spendendo, ad esempio, sulla doppia cittadinanza italo-spagnola, in un'ottica di reciprocità e di cittadinanza europea.
Sul rientro credo servano incentivi efficaci e stabili e un ruolo attivo della rete diplomatico-consolare come motore di connessioni con il sistema-Paese. La mia convinzione è che il compito delle istituzioni sia eliminare le disparità e le distanze che allontanano i connazionali, così che il legame con l'Italia resti una scelta viva e, quando possibile, anche un ritorno.
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