
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 16 Settembre 2026
Italiani all’estero, Borghese: «Più diritti, servizi consolari efficienti e nuove opportunità per i giovani»
Dalla sanità per i pensionati AIRE alla digitalizzazione dei consolati, fino alla cittadinanza, alla scuola e alla diffusione della lingua italiana. Il senatore Mario Alejandro Borghese, eletto in America Meridionale, racconta a Prima Notizia 24 le priorità per rafforzare il rapporto tra l’Italia e le comunità oltreconfine, con uno sguardo particolare alle nuove generazioni di italiani e oriundi del Sudamerica.
di Lorenzo Pisoni
Nato a Córdoba, in Argentina, nel 1981, Mario Alejandro Borghese è un medico chirurgo specializzato in dermatologia e geriatria, oltre che un politico di lungo corso da sempre attivo nell'associazionismo italo-sudamericano. Esponente del MAIE (Movimento Associativo Italiani all'Estero), è stato eletto per diversi mandati in Parlamento nella circoscrizione Estero (America Meridionale), prima alla Camera dei Deputati e successivamente al Senato della Repubblica, dove attualmente siede a Palazzo Madama ed è membro della Commissione Bilancio. Da anni è in prima linea nella difesa dei diritti dei cittadini italiani residenti all'estero, nella promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo e nel rafforzamento dei ponti sociali ed economici tra l'Italia e le comunità globali. Primamanotizie24.it lo ha intervistato
Dalla medicina alla rappresentanza politica: Lei è un medico chirurgo specializzato in dermatologia e geriatria. In che modo il metodo scientifico e l'esperienza nel campo della sanità influenzano la sua attività legislativa quotidiana al Senato?
La medicina è una professione che ha un rapporto molto stretto con la persona: il rapporto medico-paziente richiede ascolto, capacità di comprendere i problemi e soprattutto un contatto umano diretto. Credo che questa esperienza mi abbia aiutato molto anche nella mia attività politica.
Nel rapporto con gli elettori, con i colleghi parlamentari, con i funzionari e con le istituzioni è fondamentale saper ascoltare, comprendere le esigenze concrete e cercare soluzioni. La formazione scientifica, inoltre, mi ha insegnato ad affrontare i problemi in modo razionale, analizzando i dati e distinguendo i fatti dalle percezioni.
In politica, naturalmente, entrano in gioco anche valori, sensibilità e scelte che non possono essere ricondotti esclusivamente al metodo scientifico. Ma l'approccio alla realtà, la capacità di analisi e soprattutto l'attenzione alla persona che ho maturato nella professione medica rappresentano ancora oggi strumenti importanti nella mia attività parlamentare.
La tutela della salute per gli italiani all'estero: Come primo firmatario di proposte di legge sull'assistenza sanitaria per i pensionati iscritti all'AIRE, qual è la sua ricetta per garantire il diritto alla cura ai connazionali che rientrano temporaneamente in Italia?
La nostra proposta di legge nasceva da un principio molto semplice; garantire l'assistenza sanitaria gratuita al rientro temporaneo in Italia, ai pensionati italiani iscritti all'AIRE che hanno lavorato e versato i propri contributi e le proprie imposte nel nostro Paese.
Purtroppo, molti parlamentari, appartenenti a diversi schieramenti politici, non hanno compreso fino in fondo la specificità di questa categoria. È stata approvata una normativa che consente l'accesso all'assistenza sanitaria attraverso il pagamento di un contributo volontario, una soluzione che considero non adeguata e che non risponde pienamente al principio di riconoscenza nei confronti di cittadini che hanno contribuito al sistema italiano.
La nostra proposta era invece circoscritta a una categoria ben precisa: cittadini italiani residenti all'estero, iscritti all'AIRE, che hanno lavorato e pagato le tasse in Italia e che, tornando temporaneamente nel nostro Paese, dovrebbero poter contare sull'assistenza sanitaria senza dover sostenere ulteriori costi.
Continueremo quindi a lavorare, anche nell'ambito della prossima legge di bilancio, per ottenere l'esenzione dal contributo per questa categoria e per garantire finalmente una risposta più equa ai nostri pensionati italiani all'estero.
Autonomia del movimento e alleanze strategiche: Come vicepresidente del MAIE e referente per l'America Meridionale, qual è la visione del movimento rispetto ai grandi partiti nazionali e come intende rafforzare il dialogo con le forze di governo?
Il MAIE è una forza politica presente in Parlamento dal 2006 e con una caratteristica molto precisa; rappresentare gli italiani all'estero e portare le loro esigenze direttamente nelle istituzioni italiane.
La nostra visione è pragmatica e trasversale. Non crediamo che le esigenze degli italiani nel mondo debbano essere necessariamente ricondotte alle logiche di appartenenza dei grandi partiti nazionali. Al contrario, riteniamo importante mantenere la nostra autonomia e, allo stesso tempo, dialogare con tutte le forze politiche quando questo può consentire di ottenere risultati concreti per le nostre comunità.
Anche nei rapporti con le forze di governo vogliamo quindi rafforzare un dialogo costruttivo e responsabile. La nostra priorità non è la contrapposizione politica, ma la capacità di portare a casa risultati concreti su temi fondamentali per gli italiani all'estero: assistenza sanitaria, servizi consolari, cittadinanza, scuola, cultura e tutela dei diritti.
Efficienza della rete consolare e cittadinanza: Quali interventi reputa urgenzi per abbattere i tempi d'attesa nei consolati in Sudamerica (dalle pratiche di passaporto al riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis) e garantire servizi digitali più efficienti?
Sul fronte dei passaporti, ritengo prioritario arrivare a una maggiore integrazione delle banche dati e delle piattaforme utilizzate dalla pubblica amministrazione. Un obiettivo concreto dovrebbe essere quello di utilizzare un'unica banca dati che consenta di gestire in maniera più efficiente sia le richieste di passaporto sia quelle relative alla carta d'identità elettronica, evitando duplicazioni e procedure complesse.
Per quanto riguarda la digitalizzazione dei servizi consolari, è invece urgente una riforma e un potenziamento di Fast It. Stiamo già lavorando con il MAECI affinché vengano messe a disposizione le risorse necessarie per rendere questa piattaforma efficace, moderna e funzionale alle esigenze degli italiani all'estero.
Ma la digitalizzazione, da sola, non è sufficiente. È altrettanto importante intervenire sulla produttività e sull'organizzazione della rete consolare. Esistono infatti realtà consolari che funzionano bene e altre che presentano gravi criticità, con tempi di attesa che non sono accettabili.
Dobbiamo quindi intervenire su entrambi i fronti; rendere i servizi digitali più efficienti e, allo stesso tempo, garantire che ogni consolato disponga delle risorse e dell'organizzazione necessarie per rispondere adeguatamente ai cittadini. Questo vale anche per le pratiche di cittadinanza iure sanguinis, per le quali i tempi di attesa in alcune sedi del Sudamerica sono diventati particolarmente problematici.
Valorizzazione della cultura e della lingua italiana: ha promosso diverse iniziative parlamentari per la diffusione della lingua e dello sport tra le comunità italiane all'estero. Quali progetti concreti ritiene prioritari per coinvolgere le nuove generazioni di oriundi in Sudamerica?
Su questo tema, uno dei risultati più importanti che siamo riusciti a raggiungere è stata la costituzione della Federazione delle Scuole Italiane Paritarie dell'America Latina, con l'obiettivo di mettere in rete realtà che spesso lavoravano in maniera isolata e di rafforzare la collaborazione tra le diverse scuole.
Abbiamo inoltre organizzato in Italia un congresso al quale hanno partecipato i rappresentanti delle scuole, creando un momento importante di confronto e di coordinamento. Da questo lavoro sono scaturiti anche aiuti concreti destinati alla diffusione della lingua italiana e dello sport nelle scuole.
Oggi, però, la vera sfida è coinvolgere le nuove generazioni di italiani e di oriundi italiani, che hanno un rapporto diverso con l'Italia rispetto alle generazioni precedenti. Per questo dobbiamo trovare nuovi strumenti e nuovi linguaggi capaci di avvicinare i giovani alla nostra lingua, alla nostra cultura e alla nostra identità.
Credo che le scuole italiane nel mondo possano svolgere un ruolo fondamentale in questo percorso. Ma dobbiamo anche riuscire a collegare maggiormente la lingua e la cultura con lo sport, la formazione, le nuove tecnologie e le opportunità professionali. Se vogliamo che i giovani del Sudamerica continuino a sentirsi parte della comunità italiana, dobbiamo offrire loro occasioni concrete per vivere e rafforzare questo legame.
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