Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Martedì 30 Giugno 2026

Terremoto in Venezuela: miracolo tra le macerie, bimbo di 3 anni estratto vivo dopo 6 giorni

Al porto di La Guaira, il complesso "Los Silos" è stato trasformato in un maxi obitorio a cielo aperto.

Condividi questo articolo

Le speranze di rintracciare superstiti nel perimetro costiero del Venezuela si scontrano con il trascorrere delle ore e con una devastazione strutturale che rende quasi impossibile l'afflusso dei soccorsi internazionali.

Nel cuore dello Stato di La Guaira, l'epicentro del doppio sisma che ha squassato il territorio nazionale, le squadre di emergenza continuano a operare in condizioni di estrema precarietà logistica.

In questo contesto di devastazione si è registrato il salvataggio del piccolo Klieber Morán, un bambino di appena tre anni individuato e tratto in salvo dai soccorritori dopo essere rimasto intrappolato per quasi sei giorni sotto i blocchi di cemento dell'edificio Los Corales Garden 1.

L'operazione, completata con successo nelle prime ore di martedì 30 giugno grazie all'intervento di una missione specialistica giordana, fa seguito al recupero di Carlos, un altro minore di dodici anni estratto vivo nella tarda serata di lunedì dai vigili del fuoco di Quito nel settore di Macuto.

Se le storie dei due minori restituiscono un barlume di speranza, i dati congiunturali validati dalle Nazioni Unite descrivono una catastrofe di proporzioni storiche. Il bilancio ufficiale delle vittime è salito a 1.719 morti accertati, mentre la contabilità dei dispersi annovera ancora decine di migliaia di nominativi.

Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp), impiegando sistemi di rilevazione satellitare combinati ad algoritmi di intelligenza artificiale, ha quantificato in oltre 1,2 milioni di tonnellate il volume complessivo delle macerie concentrate nella sola area costiera, un ingombro monumentale che blocca le arterie viarie e impedisce la distribuzione di cibo e medicinali.

La gestione dell'emergenza sanitaria e dei corpi delle vittime sta convergendo all'interno del porto di La Guaira. Il noto complesso architettonico "Los Silos", un ex deposito di grano alto 35 metri e caratterizzato dalla facciata artistica firmata da Carlos Cruz-Diez, è stato riadattato a maxi-obitorio provvisorio. Centinaia di bare e migliaia di sacchi di calce idrata coprono il piazzale sul lungomare, dove i parenti delle vittime, protetti da mascherine per l'odore della decomposizione, attendono di consultare i cataloghi digitali fotografici predisposti dai sanitari per tentare il riconoscimento dei propri cari.

Sul fronte dell'ordine pubblico, la tensione sociale sta registrando un'impennata preoccupante a causa dei comportamenti abusivi attribuiti alle forze dell'ordine e all'esercito. Numerosi sopravvissuti hanno accusato apertamente i contingenti in divisa di aver avviato campagne di esproprio e saccheggio sistematico tra le abitazioni semidistrutte, sottraendo i pochi beni superstiti ai nuclei familiari sfollati. Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani hanno evidenziato come tali condotte ricalchino i drammatici schemi di abuso già documentati in occasione della frana di Vargas nel 1999, mentre le autorità di Caracas mantengono per il momento il silenzio istituzionale sulle denunce.

La portavoce dell'Agenzia ONU per i rifugiati (Unhcr), Carlotta Wolf, ha formalizzato il quadro delle vulnerabilità nel corso di un briefing a Ginevra, evidenziando come la carenza di cibo sia ormai totale, con il 39% degli sfollati costretto a dormire nei parchi e nelle strade in condizioni igieniche precarie, mentre il 17% dei nuclei monitorati segnala la presenza di minori non accompagnati o rimasti separati dai genitori nel caos dei crolli.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti