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- Roma - Lunedì 6 Luglio 2026
Fondo sovrano della Casa Bianca, Trump punta ai colossi dell'IA: "Più forti e ricchi che mai, nessuno è come noi"
Trump mira a investire nell'IA, proponendo un "dividendo tech" per i cittadini e rafforzando la sovranità nazionale nel settore.
"Siamo più forti e più ricchi che mai, la promessa e la gloria tra le nazioni. Nessuno è come noi". Donald Trump sceglie il National Mall per celebrare i 250 anni degli Stati Uniti e tracciare il ritratto di un'America che, nelle sue parole, è tornata a vincere. Il caldo opprimente e l'allarme per l'arrivo di un violento temporale, con tanto di evacuazione, accorciano un discorso che dura circa quaranta minuti. Il tono, però, è quello dei grandi comizi del presidente americano: una lunga celebrazione delle conquiste degli Stati Uniti, dalle vittorie militari allo sbarco sulla Luna, fino al primo volo dei fratelli Wright e al sistema di governo americano. "Andremo anche su Marte", promette Trump. Poi assicura: "Saremo sempre in cima". E ancora: "L'America è una nazione di vincitori e stiamo vincendo ancora". Nel discorso trova spazio anche l'attacco alla "minaccia dei comunisti", definita "un cancro" che "va bloccato", mentre il presidente celebra gli americani come "un unico popolo creato ad immagine di un unico Dio onnipotente". Infine, l'appello al Congresso perché approvi il Save America Act, la legge che punta a introdurre nuove regole sull'identificazione degli elettori e a limitare il ricorso al voto per corrispondenza. Ma dietro la retorica della grandezza americana prende forma anche una nuova strategia economica. Trump vuole portare la Casa Bianca nel cuore dell'intelligenza artificiale e trasformare il governo degli Stati Uniti in un azionista dei settori considerati decisivi per il futuro.
Dopo le terre rare, Trump guarda all'intelligenza artificiale
Il presidente americano lo ha ribadito anche durante il primo volo a bordo del nuovo Air Force One. Dopo chip, materie prime strategiche, energia e quantum computing, la prossima frontiera potrebbe essere quella dell'IA. Nel mirino della Casa Bianca ci sarebbero OpenAI, Anthropic e xAI, la società ormai legata a SpaceX. Ma tra i nomi che circolano figurano anche Meta e Alphabet. L'ipotesi è quella di applicare anche all'intelligenza artificiale il modello di "nazionalizzazione soft" che l'amministrazione Trump ha già sperimentato in altri comparti strategici. Il governo entrerebbe nel capitale delle società senza assumerne il controllo diretto, attraverso quote di minoranza o una sorta di "golden share". L'operazione avrebbe più obiettivi. Il primo è economico: permettere agli americani di beneficiare della crescita e dei profitti dell'intelligenza artificiale, un argomento particolarmente forte con le elezioni di Midterm alle porte. Il secondo è strategico. Washington vuole blindare la sovranità nazionale sull'IA, impedendo che le aziende americane possano assumere decisioni considerate contrarie agli interessi o alla sicurezza degli Stati Uniti. Tutto questo, però, senza rinnegare la promessa di una forte deregulation e senza rallentare i colossi tecnologici americani nella corsa contro la Cina.
Il "dividendo tech" per i cittadini americani
Il progetto di Trump sarebbe già in una fase avanzata e, secondo il Financial Times, avrebbe raccolto consensi non soltanto all'interno del mondo Maga, ma anche in una parte del fronte democratico. Il principio è semplice: "Il popolo americano deve beneficiare del successo dell'IA". L'obiettivo sarebbe quello di creare una sorta di "dividendo tech", facendo partecipare indirettamente i cittadini alla crescita delle aziende protagoniste della rivoluzione dell'intelligenza artificiale. Dietro il piano c'è anche una questione politica sempre più urgente. Tra gli americani cresce infatti il timore che l'IA possa cancellare milioni di posti di lavoro e che i profitti della nuova tecnologia finiscano concentrati nelle mani di pochi grandi gruppi. Due settimane fa Trump ha incontrato gli amministratori delegati delle principali Big Tech, anche se non sono emersi dettagli su eventuali accordi. Una proposta ancora più radicale è arrivata dal senatore progressista Bernie Sanders, che ha ipotizzato una tassa una tantum del 50% sulle azioni dei laboratori di intelligenza artificiale. Il denaro raccolto servirebbe a finanziare un fondo sovrano incaricato di redistribuire una parte dei guadagni.
Sam Altman apre all'ingresso del governo Usa
Tra i protagonisti dell'industria tecnologica, il primo a spingere apertamente per un ingresso dello Stato sarebbe stato Sam Altman, numero uno di OpenAI, la società che ha creato ChatGPT. Altman avrebbe proposto a Trump di riservare al governo americano una quota pari al 5% del capitale della società. Ai valori attuali, e in attesa di una possibile quotazione, la partecipazione avrebbe un valore superiore ai 42 miliardi di dollari. Un investimento analogo in Anthropic richiederebbe circa 48 miliardi, mentre il 5% di xAI, ormai fusa con SpaceX di Elon Musk, varrebbe quasi 12 miliardi. Molto più complessa sarebbe invece un'eventuale operazione su Alphabet e Meta. Acquistare il 5% delle due società costerebbe rispettivamente circa 218 e 70 miliardi di dollari. Se Washington decidesse davvero di entrare contemporaneamente nel capitale di tutti questi gruppi, l'assegno complessivo supererebbe i 330 miliardi di dollari. Una cifra difficilmente compatibile con l'enorme debito americano, ma che potrebbe trasformarsi in una scommessa estremamente redditizia nel lungo periodo.
Il precedente Intel: da 8,9 a oltre 60 miliardi
Il modello a cui guarda Trump è quello già sperimentato con Intel. Nell'agosto del 2025 il governo americano ha acquisito una partecipazione del 10% nel colosso dei semiconduttori, investendo 8,9 miliardi di dollari. Oggi quel pacchetto azionario avrebbe un valore di circa 60,4 miliardi. La plusvalenza implicita supera dunque i 51 miliardi di dollari, con un valore dell'investimento cresciuto di quasi sette volte. Per Trump si tratta di uno dei principali argomenti a favore della nuova strategia. Il salvataggio di Intel, nato anche dall'esigenza di proteggere la produzione americana di semiconduttori avanzati e ridurre la dipendenza dalla Cina, si sarebbe trasformato in una vera miniera d'oro per lo Stato. Da circa un anno, il portafoglio dell'amministrazione americana continua così ad allargarsi. Sotto la bandiera della "sicurezza nazionale", Washington sta accumulando partecipazioni e investimenti nei settori considerati decisivi: chip, terre rare, acciaio, energia e tecnologie quantistiche. A disposizione c'è ancora una parte consistente del fondo da 39 miliardi di dollari creato durante la presidenza Biden e affidato al Dipartimento del Commercio. Ma Trump, se necessario, potrebbe decidere di aumentare ulteriormente le risorse.
Dall'acciaio al nucleare, il governo Usa diventa azionista
La mappa delle partecipazioni pubbliche è già molto estesa. Tra le operazioni più recenti c'è quella che riguarda SandboxAQ, società sostenuta da Nvidia e impegnata nello sviluppo di nuovi materiali per la produzione di chip. A metà giugno il Dipartimento del Commercio ha assegnato all'azienda 500 milioni di dollari. Il governo non avrà diritto di voto né posti nel consiglio di amministrazione, ma potrà incassare una royalty nel caso in cui SandboxAQ riesca a sviluppare con successo materiali in quattro aree strategiche e a concederne le formule in licenza per la produzione industriale. Trump ha inoltre ottenuto una "golden share" in US Steel nell'ambito dell'accordo per l'acquisizione da parte di Nippon Steel e una partecipazione dell'8% in Westinghouse, società non quotata attiva nel settore dell'energia nucleare. La quota potrebbe in futuro salire fino al 20%.
La scommessa miliardaria sui computer quantistici
Un altro fronte centrale è quello del quantum computing. Il governo americano ha raggiunto un accordo con IBM per un investimento da un miliardo di dollari in Anderon, una nuova impresa che dovrebbe realizzare ad Albany, nello Stato di New York, il primo impianto americano specializzato nella produzione di chip quantistici. Anche IBM investirà un miliardo di dollari nel progetto, anche se non è ancora chiaro quale sarà la quota finale del governo. Nel mirino della Casa Bianca sono finite inoltre numerose start-up del settore. Sul tavolo ci sarebbero complessivamente circa 2 miliardi di dollari. Secondo il Dipartimento del Commercio, GlobalFoundries ha già ricevuto 375 milioni di dollari e il governo avrebbe ottenuto una partecipazione di circa l'1%. Altri investimenti riguardano Atom Computing, Diraq, D-Wave, Infleqtion, PsiQuantum, Quantinuum e Rigetti Computing. Per queste sette società, l'amministrazione sarebbe pronta a investire circa 100 milioni di dollari ciascuna, con l'obiettivo di superare gli ostacoli che finora hanno rallentato la realizzazione di computer quantistici più potenti. Anche in questo caso si tratterebbe di quote di minoranza, senza un controllo diretto sulle aziende.
La corsa alle terre rare
La strategia di Trump è particolarmente aggressiva nel settore delle terre rare, considerate essenziali per l'industria della difesa, l'elettronica e la produzione di magneti avanzati. La scommessa complessiva vale già almeno 1,6 miliardi di dollari e coinvolge società come Vulcan Elements, MP Materials e USA Rare Earth. Secondo Reuters, quest'ultima potrebbe aver ceduto al governo una quota vicina al 10%. Un capitolo importante riguarda anche Korea Zinc, pronta ad avviare già quest'anno la costruzione di una fonderia da 7,4 miliardi di dollari in Tennessee attraverso una joint venture con un partner americano. Il Dipartimento della Difesa avrà il 40% della nuova società, mentre quello del Commercio metterà sul tavolo 210 milioni di dollari in sussidi attraverso il CHIPS Act. Korea Zinc emetterà inoltre 1,9 miliardi di nuove azioni destinate alla joint venture e agli investitori strategici americani, che otterranno circa il 10%. Altri 5,5 miliardi arriveranno in gran parte attraverso prestiti.
Dall'Alaska alla Groenlandia, la nuova mappa delle risorse strategiche
Il governo americano ha investito anche nell'Upper Kobuk Mineral Projects, in Alaska, la joint venture tra Trilogy Metals e l'australiana South32. La Casa Bianca metterà a disposizione 35,6 milioni di dollari per sviluppare risorse minerarie critiche nel distretto di Ambler. Trump ha inoltre firmato un ordine esecutivo per consentire la costruzione di una strada di accesso all'area, ricca di rame, zinco e piombo. Un'altra operazione ancora in fase di definizione riguarda Critical Metals. L'accordo potrebbe assegnare a Washington una partecipazione dell'8% nel più grande progetto di terre rare della Groenlandia, territorio già da tempo al centro dell'interesse strategico di Trump. Sul fronte del litio, invece, il governo ha acquisito il 5% di Lithium Americas e un altro 5% di Thacker Pass, la joint venture con General Motors. L'obiettivo è rafforzare la catena nazionale di approvvigionamento di un metallo indispensabile per batterie, veicoli elettrici e dispositivi elettronici. Infine c'è MP Materials, di cui la Casa Bianca possiede una quota di circa il 15%. La società gestisce Mountain Pass, l'unica miniera di terre rare attualmente operativa negli Stati Uniti, in California. Un portafoglio già vastissimo, che potrebbe però rappresentare soltanto l'inizio. Se Trump riuscirà davvero a portare il governo americano nel capitale dei giganti dell'intelligenza artificiale, la Casa Bianca compirà il salto definitivo da regolatore ad azionista, trasformando la sicurezza nazionale e la sfida tecnologica con la Cina nei pilastri di un nuovo e gigantesco fondo sovrano americano.
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