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  • Roma - Lunedì 6 Luglio 2026

Trump, l'irritazione e il silenzio di Meloni dopo l'attacco: possibile un segnale in giornata. Ora la sfida è il vertice Nato

Dopo l'attacco di Trump, Meloni tace, ma a Palazzo Chigi cresce l'irritazione. Si teme per il vertice Nato imminente, con rapporti sempre più tesi.

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Giorgia Meloni tace. Almeno per il momento. Dopo l'ennesimo attacco di Donald Trump, arrivato alla vigilia di un vertice Nato già carico di tensioni, la presidente del Consiglio ha scelto di non rispondere pubblicamente. Il silenzio, però, non significa che a Palazzo Chigi il nuovo affondo del presidente americano sia stato ignorato. Al contrario, la premier viene descritta come profondamente irritata per quella che ormai non viene più considerata una semplice provocazione politica. Questa volta Trump ha pubblicato una foto scattata durante il G7 di Evian, sostenendo che l'immagine mostrerebbe Meloni mentre lo guarda in atteggiamento "adorante". A corredo del post, una frase ancora più pesante: servirebbe un "ordine restrittivo". Un riferimento che ha superato, secondo chi è vicino alla presidente del Consiglio, un'altra linea rossa. E che rafforza la convinzione che lo scontro tra Trump e Meloni abbia ormai assunto anche una dimensione personale.

L'irritazione della premier e il silenzio di Palazzo Chigi

Nelle prime ore successive alla pubblicazione del post, il governo ha valutato la possibilità di una risposta. Anche Meloni non avrebbe escluso l'ipotesi di inviare un nuovo segnale diplomatico. Alla fine, però, almeno nell'immediato, è prevalsa la prudenza. Il motivo è soprattutto uno: il vertice della Nato ad Ankara è ormai imminente e aprire un nuovo scontro pubblico con il presidente degli Stati Uniti potrebbe rendere ancora più difficile un appuntamento già considerato ad altissimo rischio. Ma il clima tra Roma e Washington appare ormai lontanissimo da quello dei momenti di cordialità mostrati in passato. Sono lontani anche gli incontri informali a Villa Taverna. E la difficile opera di mediazione portata avanti dall'ambasciatore americano a Roma, Tilman Fertitta, sembra non riuscire più a contenere una spirale di attacchi che ha progressivamente logorato i rapporti.

Una crisi diplomatica sempre più difficile da nascondere

Nonostante i tentativi di mediazione e le rassicurazioni ufficiali, tra Italia e Stati Uniti la situazione viene ormai descritta come una vera crisi diplomatica. Il nuovo attacco di Trump arriva infatti dopo una serie di scontri e provocazioni che hanno reso sempre più fragile il rapporto tra il presidente americano e quella che fino a poco tempo fa veniva considerata una delle sue principali interlocutrici in Europa.  A Palazzo Chigi cresce inoltre la convinzione che gli affondi contro Meloni abbiano assunto toni sempre più personali e, in alcuni casi, segnati dal sessismo che ha spesso caratterizzato il linguaggio del presidente americano. Il meme sull'"ordine restrittivo" viene letto proprio in questa chiave: non più un attacco sulle scelte politiche del governo italiano, ma un tentativo di colpire e ridicolizzare direttamente la premier. Un pessimo segnale alla vigilia del vertice Nato.

Il summit di Ankara e i timori per le mosse di Trump

Il governo italiano guarda ora soprattutto all'appuntamento in Turchia, dove Trump sembra intenzionato a mettere ancora una volta sotto pressione gli alleati. Il vertice si svolgerà ad Ankara, a casa del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, e le premesse non sono rassicuranti. Roma si presenterà con i numeri sull'aumento delle spese per la Difesa. L'Italia ha portato gli investimenti al 2,8% del Pil e si è impegnata a raggiungere il 3,4% entro il 2028. Si tratta di uno sforzo economico enorme: quasi 19 miliardi di euro in più nel giro di due anni. Numeri che, però, potrebbero non bastare a soddisfare il presidente americano.

Trump vuole di più dagli alleati

Il tycoon continua infatti a chiedere agli alleati europei un impegno ancora maggiore e non sembra disposto a considerare sufficienti gli aumenti già annunciati. A dimostrarlo è anche il recente confronto con il segretario generale della Nato Mark Rutte durante la sua ultima visita a Washington. "Presidente, stiamo facendo il massimo", ha assicurato Rutte. La risposta di Trump è stata gelida: "Non è vero. E io mi sto stufando". È questo il clima nel quale si apre il vertice di Ankara. Un'Alleanza attraversata da tensioni crescenti e un presidente americano sempre più insofferente nei confronti dei partner europei. Per Meloni, l'ultimo attacco personale rende la situazione ancora più complicata.

Un segnale potrebbe arrivare nelle prossime ore

Il silenzio di Palazzo Chigi potrebbe comunque non durare a lungo. Secondo chi conosce la premier, nel corso della giornata potrebbe arrivare un segnale. Non è detto che sia Meloni a intervenire direttamente. Una delle ipotesi è che la risposta venga affidata al ministro degli Esteri Antonio Tajani, permettendo così alla presidente del Consiglio di mantenere una certa distanza dallo scontro diretto con Trump. È inoltre probabile che nelle prossime ore si intensifichino i contatti con l'ambasciatore americano Tilman Fertitta, nuovamente chiamato a tentare una mediazione tra Roma e Washington. Ma questa volta la ricucitura appare particolarmente difficile.

Meloni cercherà di evitare Trump ad Ankara

L'obiettivo immediato della premier resta ora quello di affrontare il vertice Nato limitando il più possibile il rischio di un nuovo scontro. Ad Ankara, Meloni farà il possibile per evitare un confronto diretto con un Trump considerato ormai imprevedibile e fuori controllo. Sul tavolo ci sono questioni molto più ampie del rapporto personale tra i due leader. Roma attende infatti novità anche sul possibile ridimensionamento della presenza militare americana in Europa. Tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane c'è un riassetto che potrebbe coinvolgere circa 5mila soldati statunitensi. Un progetto che sembrava essere stato rinviato, ma che alla luce delle nuove tensioni torna a preoccupare gli alleati. Il governo italiano arriva così ad Ankara in una posizione particolarmente delicata: deve difendere gli impegni assunti sulla spesa militare, capire le reali intenzioni degli Stati Uniti sulla presenza in Europa e, allo stesso tempo, gestire una crisi sempre più personale tra Meloni e Trump. A Roma si teme che il peggio possa ancora arrivare. E dopo l'ultimo affondo del presidente americano, ogni previsione sull'esito del vertice appare ancora più incerta.

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