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- Roma - Lunedì 6 Luglio 2026
Trump, nuovo attacco a Meloni prima del vertice Nato: il meme e l’invocazione di un "ordine restrittivo"
Trump attacca Meloni con un meme provocatorio prima del vertice Nato, alimentando tensioni tra Roma e Washington e preoccupazioni tra gli alleati.
Un nuovo affondo, improvviso e durissimo, scuote i rapporti già deteriorati tra Roma e Washington proprio alla vigilia di un appuntamento internazionale delicatissimo. Quando in Italia è ormai tarda sera, Donald Trump torna ad attaccare Giorgia Meloni attraverso Truth e lo fa scegliendo ancora una volta il linguaggio provocatorio dei social. Il presidente degli Stati Uniti pubblica un meme in cui la premier italiana viene rappresentata in atteggiamento di "adorazione" nei suoi confronti. Ma è la frase che accompagna l’immagine a rendere il post ancora più pesante: "necessario un ordine restrittivo". Il riferimento è a un ipotetico provvedimento nei confronti della presidente del Consiglio, quasi fosse una stalker da tenere a distanza attraverso un divieto di avvicinamento. Un attacco che colpisce non soltanto per i contenuti, ma anche per la forma scelta dal presidente americano. Il meme, infatti, sembra pensato per correre rapidamente sui social e diventare virale, proprio come era accaduto con il video pubblicato da Meloni il 19 giugno scorso contro il tycoon. In quell’occasione la premier si era detta allibita. Questa volta, invece, da Palazzo Chigi non arriva nell’immediato alcuna risposta. Meloni si confronta con il suo staff e con alcuni dei collaboratori più fidati, mentre si muove anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani e vengono attivati i canali diplomatici. Nel tentativo di ricucire rapporti ormai ridotti ai minimi termini entra nuovamente in campo anche l’ambasciatore statunitense in Italia, Tilman Fertitta, impegnato da settimane in una difficile opera di mediazione. A rendere il clima ancora più pesante è la tempistica. L’attacco di Trump arriva infatti a sole 48 ore dal vertice della Nato ad Ankara, dove i due leader sono destinati a incontrarsi nuovamente dopo la rottura degli ultimi tempi.
Il dilemma di Palazzo Chigi: rispondere o restare in silenzio
Nelle prime ore successive alla pubblicazione del meme, ai vertici del governo italiano regna l’incertezza. La linea seguita fino a questo momento era stata quella di non raccogliere le provocazioni di Trump, evitando di alimentare uno scontro diretto con la Casa Bianca. Ma questa volta l’affondo viene giudicato particolarmente violento e, almeno inizialmente, a Palazzo Chigi ci si interroga sulla possibilità di replicare. Dopo i primi momenti di caos, però, sembra prevalere ancora una volta la volontà di non rispondere. Una scelta dettata anche dalla vicinanza del summit di Ankara, al quale Trump arriva circondato da timori e interrogativi. Tra gli alleati cresce infatti la preoccupazione che il presidente americano possa trasformare il vertice in un nuovo terreno di scontro. Eppure, soltanto poche ore prima, il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva provato a trasmettere un messaggio di fiducia. "Ankara è stata costruita perché tutto funzioni, gli impegni saranno rispettati e ogni Paese si presenta avendo fatto la sua parte", aveva assicurato. Dietro l’ottimismo delle dichiarazioni ufficiali, tuttavia, le preoccupazioni non sono mai venute meno. Già prima dell’ultimo attacco a Meloni, a Palazzo Chigi erano in pochi a scommettere su un vertice privo di tensioni. Ora il quadro appare ancora più complicato.
Nato divisa, Trump torna ad accusare gli europei
Le difficoltà nei rapporti tra Roma e Washington si inseriscono in uno scenario molto più ampio. Alla vigilia del vertice, infatti, le due sponde dell’Atlantico sembrano muoversi su linee sempre più distanti. I Paesi europei della Nato rivendicano di aver rispettato gli impegni assunti, aumentando le spese per la difesa come Trump aveva chiesto e ottenuto un anno fa durante il vertice dell’Aia. Il presidente americano, però, continua ad accusare gli alleati europei, Italia compresa, di essere degli "scrocconi" e di lasciare sulle spalle di Washington gran parte del peso economico dell’Alleanza. Un’accusa destinata a tornare al centro del summit di Ankara, dove il dossier delle spese militari rischia di mettere in ombra molti degli altri temi sul tavolo.
La Nato come un "bancomat" per le armi americane
Secondo un retroscena pubblicato da Politico, Trump sarebbe intenzionato a concentrare nuovamente l’attenzione sulla quantità di denaro spesa dagli europei per acquistare forniture militari dagli Stati Uniti. La testata americana descrive una Nato sempre più simile, nella visione del tycoon, a un’azienda e a un gigantesco mercato per l’industria degli armamenti statunitense. Al centro di questa strategia c’è il meccanismo attraverso il quale Trump ha spinto i membri dell’Alleanza ad aumentare i bilanci della difesa e, contemporaneamente, a investire nell’acquisto di armi prodotte negli Usa da destinare all’Ucraina. Il sistema è il Purl, il meccanismo messo a punto dal presidente americano insieme al segretario generale della Nato Mark Rutte. Stando alle indiscrezioni, ad Ankara Trump sarebbe pronto a chiedere conto agli alleati europei proprio dell’entità degli acquisti di forniture militari americane. Il rischio è che questo tema finisca per relegare in secondo piano questioni considerate cruciali da molti partner, dall’eventuale allargamento dell’Alleanza alla protezione del fianco orientale della Nato dalla minaccia russa. La situazione è resa ancora più delicata dal fatto che soltanto pochi Paesi hanno aderito al Purl o sembrano intenzionati a farlo in futuro. Tra i grandi assenti c’è anche l’Italia, insieme a Francia e Regno Unito.
La nuova intesa tra Trump e Putin allarma gli alleati
A preoccupare le cancellerie europee non sono soltanto le tensioni interne alla Nato. Alla vigilia del vertice di Ankara, torna infatti a far discutere anche il riavvicinamento tra Trump e Vladimir Putin. I due hanno avuto una conversazione telefonica durata circa un’ora e mezza, durante la quale il presidente americano avrebbe promesso al leader russo di tornare a svolgere un ruolo di mediazione con Kiev. Quasi contemporaneamente, però, da Mosca arrivavano nuove minacce contro la Polonia. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha accusato Varsavia di produrre droni destinati all’Ucraina, lanciando un avvertimento durissimo: "Varsavia rifletta sulla propria sicurezza". Parole che contribuiscono ad alimentare le tensioni sul fianco orientale dell’Alleanza proprio mentre i leader Nato si preparano a riunirsi.
L’Italia porta ad Ankara l’aumento delle spese per la difesa
Per Roma, il vertice si apre dunque sotto un cielo particolarmente cupo. L’Italia si prepara a presentare agli alleati i dati sull’aumento delle spese per la difesa, arrivate al 2,8%. Numeri che il governo considera importanti, ma che potrebbero non bastare a placare le critiche di Trump. Crosetto, da parte sua, continua a difendere la necessità di investire nella sicurezza, respingendo l’idea che le risorse destinate alla difesa debbano necessariamente essere sottratte ad altri settori fondamentali. "Non ho mai pensato che le spese della difesa dovessero essere messe in alternativa a spese importantissime come la sanità, la cultura, la spesa sociale. La difesa è un costo ma senza difesa non c'è sanità, non c'è spesa sociale. La difesa è uno strumento per assicurare la democrazia e alle persone di vivere in pace e in libertà nei prossimi anni. Abbiamo la fortuna di far parte dell'alleanza più forte al mondo. Ma farne parte significa rispettarne le regole, piacciano o no", ha spiegato il ministro e cofondatore di Fratelli d’Italia. Il problema è che quell’Alleanza descritta da Crosetto come la più forte al mondo appare oggi attraversata da divisioni sempre più profonde. Il rapporto tra Europa e Stati Uniti è diventato fragile e imprevedibile, continuamente esposto agli strappi e ai repentini cambi di rotta di Trump. E ora, dopo l’ultimo attacco a Giorgia Meloni, il vertice di Ankara rischia di trasformarsi nell’ennesimo banco di prova per una Nato che si presenta all’appuntamento più divisa e inquieta che mai.
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