
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 13 Ottobre 2026, 13:20
Istat, prezzi aumentati del 63% negli ultimi 25 anni: per la casa e le utenze i rincari superano il 100%
Il report dell'Istituto di statistica analizza le variazioni dal 2000 al 2025: impennata vicina al 120% per le spese domestiche e al 90% per l'alimentare, mentre crolla il costo di informazione e comunicazione.
Tra il 2000 e il 2025 l'indice generale dei prezzi al consumo in Italia ha registrato un incremento complessivo del 63%. A fotografare l'evoluzione del costo della vita nel primo quarto di secolo è l'Istat all'interno del report "Storie di dati sui prezzi al consumo", da cui emergono forti divaricazioni tra i diversi settori di spesa.
A guidare i rincari è la voce relativa ad abitazione e utenze, che ha fatto segnare una crescita vicina al 120% spinta principalmente dall'impennata di elettricità e combustibili. Incrementi superiori al 100% hanno interessato anche le bevande alcoliche, i tabacchi e i servizi finanziari e assicurativi.
Per l'alloggio e la ristorazione l'aumento ha superato l'80%, mentre il comparto degli alimentari e delle bevande si è avvicinato al 90%. Al contrario, la crescita si è mantenuta inferiore al 30% per i servizi legati a istruzione e sanità, e attorno al 40% per l'abbigliamento e le calzature.
Per i beni industriali non energetici l'aumento è stato di poco superiore al 25%, mentre il costo di beni e servizi legati a informazione e comunicazione ha subito una contrazione vicina al 60%.
Lo studio dell'Istat allarga poi lo sguardo a un confronto storico su base secolare, mettendo in luce l'evoluzione del potere d'acquisto e della struttura dei prezzi relativi dal 1926 al 2025 attraverso l'esempio di un budget di 5 euro.
Se un secolo fa con tale somma era possibile acquistare 5,5 chilogrammi di patate, nel 2025 la quantità scende a circa 3 chilogrammi, con contrazioni analoghe che interessano beni ad alta intensità di lavoro o con costi di produzione rigidi quali pane, latte e carne bovina.
L'innovazione nei processi industriali e il calo delle materie prime hanno invece prodotto l'effetto opposto per altri beni di largo consumo: la pasta secca di grano duro acquistabile con 5 euro è passata da 1,3 chilogrammi nel 1926 a quasi 3 chilogrammi nel 2025, mentre per lo zucchero si è passati da 700 grammi a poco meno di 4 chilogrammi. Un'inversione di rapporti ben sintetizzata dal confronto diretto tra pane e zucchero: se un secolo fa lo zucchero costava quasi due volte e mezza il pane, oggi il suo prezzo equivale a meno di un terzo.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

















