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  • Roma - Venerdì 19 Giugno 2026

Madre e figlia morte per sospetto avvelenamento da ricina: sotto esame 70 alimenti, arrivano gli esperti dalla Germania

Proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, con analisi su 70 alimenti e il coinvolgimento di esperti tedeschi.

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Proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute durante le festività natalizie a Pietracatella, in provincia di Campobasso, in una vicenda che continua a sollevare interrogativi. Al centro dell'inchiesta c'è il sospetto che le due donne siano state avvelenate con la ricina, una delle tossine naturali più pericolose conosciute. A quasi sei mesi dai decessi, la Procura di Larino ha disposto una nuova serie di accertamenti tecnici che coinvolgeranno decine di reperti sequestrati all'interno dell'abitazione della famiglia Di Vita e un gruppo di specialisti italiani e tedeschi.

Settanta alimenti al vaglio degli esperti

Tra gli elementi che saranno sottoposti a nuove analisi figurano ben 70 alimenti sequestrati nel corso delle indagini. I primi 19 prodotti erano stati prelevati il 29 dicembre scorso nell'appartamento di Gianni Di Vita, situato al secondo piano dell'abitazione di famiglia in via Risorgimento, immobile che si trova tuttora sotto sequestro. Successivamente, il 7 gennaio, gli investigatori hanno ampliato le verifiche raccogliendo ulteriori campioni alimentari. Tra questi figurano 18 prodotti conservati nel congelatore e 17 presenti nel frigorifero dell'appartamento della famiglia Di Vita. A questi si aggiungono altri 16 alimenti sequestrati nell'appartamento al primo piano dello stesso stabile, dove viveva la madre di Gianni Di Vita, Giuseppina Cinquino. In questo caso gli investigatori hanno prelevato otto prodotti dal frigorifero e altrettanti dal congelatore. Tutto il materiale è stato affidato all'Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise, che lo custodisce in attesa delle nuove analisi.

La ricerca della ricina negli alimenti e negli oggetti di casa

I consulenti incaricati dalla Procura avranno il compito di verificare se nei prodotti sequestrati siano presenti tracce della tossina che potrebbe aver provocato la morte delle due donne. Le verifiche non riguarderanno soltanto gli alimenti. Gli esperti analizzeranno anche mobili, indumenti e altri oggetti recuperati all'interno dell'abitazione per cercare eventuali residui di ricina o elementi utili a ricostruire la dinamica dell'avvelenamento. L'obiettivo degli investigatori è capire in che modo il veleno sia entrato in contatto con le vittime e se vi siano tracce che possano indicarne provenienza e modalità di utilizzo.

In campo gli specialisti del Robert Koch Institute

Nelle indagini entrano ora anche alcuni tra i maggiori esperti europei nel campo delle tossine biologiche. La Procura di Larino ha infatti deciso di affidarsi al supporto del Robert Koch Institute di Berlino, uno dei più autorevoli centri di ricerca tedeschi nel settore della salute pubblica e delle sostanze tossiche. Tra i nuovi consulenti nominati figura Christian Herzog, direttore del centro tedesco, che sarà affiancato da Sylvia Worbs, specialista del laboratorio dedicato alle tossine biologiche dello stesso istituto. A completare il team sarà il tossicologo forense Luca Morini dell'Università di Pavia.

Il ruolo della polizia federale tedesca

L'inchiesta si avvarrà anche della collaborazione della Bundeskriminalamt, la polizia federale tedesca. La scelta di coinvolgere gli specialisti tedeschi sarebbe legata alle avanzate metodologie sviluppate in Germania per l'identificazione e l'analisi della ricina, considerata una sostanza particolarmente difficile da individuare. Gli esperti di Berlino esamineranno sia i reperti biologici delle vittime sia i campioni raccolti nell'abitazione, nel tentativo di ottenere indicazioni più precise sull'eventuale utilizzo della tossina e sulle modalità con cui potrebbe essere stata preparata o somministrata.

Nuovo incontro a Pavia il 29 giugno

Il prossimo passaggio dell'inchiesta è fissato per il 29 giugno presso il Centro Antiveleni Tossicologico Maugeri di Pavia. In quell'occasione verranno formalmente conferiti gli incarichi ai nuovi consulenti e saranno definite le modalità operative dei prossimi accertamenti. L'incontro rappresenta una tappa importante per un'indagine che punta a chiarire definitivamente le cause della morte di madre e figlia e a individuare eventuali responsabilità.

Gli esami su Gianni e Alice Di Vita

Tra le attività investigative disposte dalla Procura figurano anche verifiche specifiche su Gianni Di Vita e Alice Di Vita, familiari delle vittime. Gli esperti dovranno accertare l'eventuale presenza di anticorpi contro la ricina nei loro organismi, un elemento che potrebbe indicare una precedente esposizione alla tossina. Si tratta di un accertamento ritenuto particolarmente importante dagli investigatori perché potrebbe contribuire a ricostruire il contesto in cui si sarebbe verificato l'avvelenamento.

Possibile un nuovo sopralluogo nella casa

Non è escluso che gli specialisti tedeschi effettuino anche un nuovo sopralluogo nell'abitazione di Pietracatella. La decisione verrà presa dopo i primi risultati delle analisi e, se ritenuto necessario, saranno utilizzate particolari tecniche di campionamento sviluppate proprio per individuare tracce di ricina negli ambienti. Gli esperti cercheranno eventuali residui della sostanza su superfici, mobili e oggetti presenti nella casa, nella speranza di raccogliere elementi che possano aiutare a risolvere uno dei casi più complessi e misteriosi degli ultimi mesi.

Un giallo ancora senza risposte

A distanza di mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, restano ancora molti interrogativi senza risposta. Le nuove consulenze internazionali e gli accertamenti sui numerosi reperti sequestrati rappresentano un ulteriore tentativo di fare luce su una vicenda che ha profondamente colpito la comunità di Pietracatella. Le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive per capire se la ricina sia davvero all'origine dei decessi e, soprattutto, come il veleno sia arrivato alle due donne.

 

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