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  • Roma - Venerdì 19 Giugno 2026

Hakimi rinviato a giudizio per stupro: "Se non fossi famoso, questa inchiesta non sarebbe mai esistita"

Il calciatore, ora ai Mondiali, Achraf Hakimi affronterà un processo in Francia per accuse di stupro, respingendo le accuse e dichiarando la sua innocenza sui social.

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Achraf Hakimi dovrà affrontare un processo in Francia con l'accusa di stupro. La decisione è arrivata dalla Corte d'Appello di Versailles, che ha respinto il ricorso presentato dal calciatore marocchino contro il proseguimento del procedimento giudiziario nato dalla denuncia di una giovane donna nel 2023. La notizia ha raggiunto il difensore del Paris Saint-Germain mentre era impegnato con la nazionale marocchina ai Mondiali. Poche ore dopo la decisione dei giudici, Hakimi ha scelto di affidare ai social la propria reazione, ribadendo ancora una volta la sua innocenza e denunciando quello che considera un trattamento influenzato dalla sua notorietà.

Lo sfogo sui social

In un lungo messaggio pubblicato su X, l'ex giocatore dell'Inter ha espresso amarezza per la vicenda giudiziaria che lo coinvolge ormai da oltre due anni. "La giustizia mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: 'Se non foste conosciuto, non ci sarebbe mai stata un'inchiesta'", ha scritto il calciatore, affidando ai social una frase destinata ad alimentare il dibattito attorno al caso. Hakimi sostiene di aver scelto finora la strada del silenzio, confidando che il lavoro degli investigatori potesse chiarire la sua posizione senza bisogno di esporsi pubblicamente. "Ho scelto di tacere per anni. Ho pensato che rimanere dignitoso, essere paziente e avere fiducia nella giustizia avrebbe permesso che venissero prese le decisioni corrette. Oggi una storia che non è la mia viene raccontata a scapito della mia famiglia, della mia vita e soprattutto della verità".

La denuncia risale al 2023

L'inchiesta ha origine dalla denuncia presentata da una donna che aveva conosciuto Hakimi attraverso Instagram. Secondo il racconto della presunta vittima, i due si sarebbero incontrati nel febbraio 2023 nell'abitazione del calciatore. In quell'occasione, stando alla denuncia, si sarebbe verificata la violenza sessuale contestata all'atleta. La donna ha fornito la propria versione agli investigatori francesi, dando il via a un'indagine che si è protratta per oltre due anni e che ora approderà in aula.

Hakimi ha sempre respinto le accuse

Fin dall'inizio della vicenda, il difensore marocchino ha negato qualsiasi addebito. La sua linea difensiva è sempre stata chiara: nessuna violenza e accuse che, secondo lui, sarebbero state mosse per ragioni economiche. Hakimi ha più volte sostenuto di essere vittima di un tentativo di estorsione e di aver sempre collaborato con gli investigatori per chiarire la propria posizione.

La difesa: "Accuse false e molte contraddizioni"

A contestare duramente la decisione della Corte è stata anche l'avvocata del calciatore, Fanny Colin. La legale ha espresso forte disappunto per il rinvio a giudizio, sostenendo che gli elementi raccolti durante le indagini avrebbero dovuto portare all'archiviazione del procedimento. "Qualsiasi altro caso di questo tipo si sarebbe concluso con un non luogo a procedere. Ci troviamo di fronte ad accuse false, contraddizioni evidenti e perizie psicologiche che evidenziano ambivalenze e mancanza di lucidità da parte della denunciante riguardo agli eventi raccontati". Una posizione che conferma la volontà della difesa di contestare integralmente le accuse durante il processo.

"Finalmente potrò parlare"

Nonostante l'amarezza per la decisione dei giudici, Hakimi sostiene di guardare al processo come all'occasione per raccontare la propria versione dei fatti davanti a un tribunale. "A volte ho la sensazione di essere diventato un bersaglio facile", ha scritto il calciatore nel suo messaggio. Poi ha concluso con parole che mostrano la sua determinazione ad affrontare il dibattimento. "Aspetto questo processo dal primo giorno. E ora lo aspetto con impazienza. Finalmente potrò parlare".

Una vicenda che continua a dividere

Il caso continua a suscitare grande attenzione sia in Francia sia nel mondo del calcio internazionale, anche per il profilo dell'imputato. Hakimi è infatti uno dei giocatori più importanti della nazionale marocchina e del Paris Saint-Germain, oltre a essere uno dei calciatori africani più conosciuti a livello mondiale. Il rinvio a giudizio non rappresenta una condanna, ma l'apertura della fase processuale nella quale accusa e difesa potranno presentare le rispettive prove davanti ai giudici. Sarà il tribunale a stabilire se le accuse mosse dalla donna siano fondate oppure se, come sostiene il giocatore, si tratti di una vicenda priva di riscontri sufficienti per attribuirgli responsabilità penali.

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