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  • Roma - Martedì 27 Ottobre 2026, 16:25

Mbappé definisce Mao "dittatore": la Cina cancella gli sponsor, la tv pubblica oscura La Liga

Bufera sull'attaccante del Real Madrid dopo un'uscita durante una trasmissione televisiva. Non bastano le scuse del calciatore e il disconoscimento della Liga: Pechino applica la "tolleranza zero".

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Una battuta infelice su un meme si trasforma in un caso diplomatico e commerciale per Kylian Mbappé. L'attaccante del Real Madrid è finito al centro di un duro scontro con la Cina dopo le affermazioni rilasciate nel corso del programma francese 'The Bridge'. Interpellato sul suo meme preferito, il calciatore si è lasciato sfuggire: "Quello che mi ha fatto ridere di più mi ritrae con la mia faccia su un dittatore cinese. Lo uso spesso con i miei amici".

Il riferimento, pur senza citarne direttamente il nome, era a un fotomontaggio che lo ritrae nelle vesti di Mao Zedong, figura centrale della storia repubblicana cinese.

La reazione delle istituzioni e delle aziende asiatiche è stata immediata. L'emittente televisiva di Stato CCTV ha deciso di oscurare la trasmissione delle partite della Liga spagnola e di rimuovere ogni campagna pubblicitaria contenente l'immagine dell'attaccante.

Parallelamente, tre importanti brand cinesi partner del giocatore – il colosso delle bevande Dongpeng, la multinazionale dei prodotti lattiero-caseari Mengniu e l'azienda alimentare Milkground – hanno annunciato l'interruzione unilaterale dei contratti di sponsorizzazione, invocando il principio della "tolleranza zero" contro atti o dichiarazioni "che offendono il sentimento nazionale".

Sul piano diplomatico, il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Lin Jian, ha ribadito che "parole e azioni che feriscono i sentimenti del popolo cinese saranno naturalmente respinte da tutti i settori della società".

A nulla sono servite le repentine scuse inoltrate da Mbappé per le sue "parole inopportune", né la presa di distanza ufficiale della Liga spagnola, che ha sottolineato in una nota come le affermazioni del tennista non rappresentino la posizione dell'organizzazione sportiva.

L'episodio si inserisce in una serie di precedenti che hanno visto il governo cinese intervenire drasticamente contro esponenti dello sport professionistico occidentale, come accadde nel 2019 con le prese di posizione del calciatore Mesut Özil sulla questione degli uiguri o con i messaggi dell'allora dirigente NBA Daryl Morey sui fatti di Hong Kong, vicende che portarono al blocco delle trasmissioni televisive e alla rescissione di ingenti contratti commerciali.

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