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- Roma - Martedì 27 Ottobre 2026, 16:10
Femminicidio Federica Torzullo, al via il processo a Roma: in aula anche l'imputato Claudio Carlomagno
Prima udienza davanti alla Corte d'Assise per l'omicidio di Anguillara Sabazia del gennaio 2026. Rigettata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa. I genitori della vittima: "Lo trattavamo come un figlio, ci consolava nei giorni delle ricerche".
È iniziato oggi, davanti alla prima Corte d’assise di Roma presieduta da Paola Roja, il processo a carico di Claudio Agostino Carlomagno, l'uomo accusato di aver ucciso la moglie Federica Torzullo ad Anguillara Sabazia nel gennaio del 2026.
Nel corso della prima udienza, svolta alla presenza dell'imputato in un'aula affollata da cronisti e familiari, i giudici hanno rigettato la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa in merito alla contestazione del reato di femminicidio, formulata dalla Procura di Civitavecchia a seguito delle indagini condotte dai Carabinieri.
Contestualmente hanno avanzato istanza di costituzione di parte civile i genitori e il fratello della vittima, il figlio minore della coppia e diverse associazioni attive nel contrasto alla violenza di genere. Prima dell'apertura del dibattimento, i genitori di Federica Torzullo hanno affidato ai cronisti il ricordo dei drammatici giorni seguiti al delitto.
"È entrato dentro casa mia e lo abbiamo trattato come un figlio", ha dichiarato la madre della vittima, Roberta Virgulti. "Mia figlia lo diceva sempre: 'mamma lo tratti come un figlio'. Era un po’ una lamentela la sua perché vedevamo che il suo carattere era un po’ chiuso mentre lei era solare. È stato devastante".
Il padre Stefano ha ripercorso la fase della scomparsa: "Io l’ho pensato dal primo momento. Perché mia figlia non era la persona che scompariva così, non avrebbe mai mollato il suo bambino. Io l’ho sentito subito che era successo qualcosa. E ho dovuto sopportare 12 giorni. E lui ci consolava".
La vicenda risale all'8 gennaio, quando la quarantunenne, ingegnera gestionale e funzionaria postale a Fiumicino, scompare nel corso di una crisi coniugale culminata nella volontà di separarsi dal coniuge. Dopo la denuncia di scomparsa presentata il giorno successivo dallo stesso Carlomagno, i rilievi investigativi hanno portato al rinvenimento di tracce ematiche nell'abitazione della coppia, sui vestiti dell'uomo, nell'automobile e nella sede della sua azienda di movimento terra, evidenziando insanabili difformità tra la versione fornita dal marito, i dati del sistema GPS e i tabulati telefonici della donna.
Il 18 gennaio i Carabinieri hanno rinvenuto il cadavere della quarantunenne sepolto in un canneto nei pressi della ditta del marito. L'autopsia ha stabilito che la vittima è stata raggiunta da 23 colpi d'arma da taglio, di cui quattro alle mani a testimonianza di un disperato tentativo di difesa, prima dei tentativi di occultamento della salma.
Tratto in arresto con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere, Carlomagno ha successivamente confessato il delitto dinanzi al magistrato, sostenendo di aver agito per la paura di perdere l'affidamento del figlio di dieci anni.
La drammatica vicenda si è ulteriormente aggravata il successivo 24 gennaio, quando i genitori dell'imputato, Pasquale Carlomagno e l'ex assessora alla sicurezza Maria Messenio, sono stati trovati privi di vita nella loro abitazione. Il figlio della coppia è stato contestualmente affidato ai nonni materni.
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