
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 14 Ottobre 2026, 14:30
Meloni in Aula prima del Consiglio Ue: "L'intesa di Trump sul gasolio russo è rischiosa. Noi non siamo guerrafondai"
La premier interviene al Senato in vista del vertice del 15-16 ottobre: critiche alle mosse di Washington su Mosca, altolà al bilancio Ue senza tutele per agricoltura e coesione, e difesa delle spese militari.
Comunicazioni in Parlamento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del prossimo Consiglio Europeo del 15 e 16 ottobre.
Nel corso del suo intervento al Senato, durato circa 45 minuti e accolto dagli applausi della maggioranza — pur con le assenze sui banchi del governo dei vicepremier Salvini e Tajani e del ministro della Difesa Crosetto —, la premier ha affrontato i principali dossier economici e geopolitici, mentre in Aula sono state depositate 7 risoluzioni (due di maggioranza, tra cui un'integrazione specifica sull'Ucraina per la tregua, e 5 delle opposizioni a firma Pd, IV, M5S, AVS e Azione). L'intervento si è aperto sul tema dell'energia e delle regolamentazioni europee.
"La questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia" e sulla competitività delle imprese è il costo dell'energia" e "nessuno può rispondere efficacemente da solo" per questo serve "una risposta coordinata e rapida", ha dichiarato Meloni, aggiungendo che occorre "evitare che regole pensate in un contesto completamente diverso da quello che viviamo finiscano oggi per aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando. Perché le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l'Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti. E il tempo per correggere la rotta non è infinito. È su questo che l'Italia ha concentrato il proprio lavoro".
Passando al conflitto in Ucraina, la presidente del Consiglio ha ribadito la linea della fermezza: "Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace: solo una pace giusta può durare e mette al sicuro l'Europa e i nostri interessi: dunque posizione del governo non cambia. Sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione".
Sulle recenti aperture statunitensi ha evidenziato forti perplessità: "L'intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump è una scelta che considero molto rischiosa. L'impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative".
Sul ruolo della diplomazia europea nella crisi, la premier ha lanciato un monito al formato ristretto continentale: se "Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti".
Meloni ha chiesto che "i Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell'Europa. E se su un nome non si trova convergenza, siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse". In merito alla difesa e alla finanza pubblica, la premier ha risposto alle polemiche dell'opposizione:
"Abbiamo scelto di non usare tutto il margine di risorse aggiuntive" per le spese per la difesa ma "non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola, se non li spendessimo per la difesa non potremmo spenderli in altro, chi racconta che più sicurezza vuol dire meno ospedali e risorse sottratte" al welfare "da un governo di guerrafondai mente sapendo di farlo".
Sulle trattative per il quadro finanziario europeo, la posizione italiana resta rigida: "La Presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l'obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell'anno. Noi non siamo contrari per principio" ma "non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data. Noi firmeremo un accordo solo quando sarà giusto per l'Italia".
Meloni ha rimarcato "in maniera molto chiara" che "l'Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione", definita componente "essenziale dell'autonomia strategica europea".
Quanto alle coperture Ue, "sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione abbiamo diverse riserve, ma siamo disposti a lavorare con un criterio chiaro: alleggerire per quanto possibile il peso sui bilanci nazionali, senza nuove tasse". Ha poi aggiunto: "Riteniamo che si possa e si debba ragionare anche su un rimborso più graduale del debito" del "Next Generation EU, perché i rimborsi non comprimano le altre politiche" europee quando "serve investire di più. E in generale credo che" per le priorità strategiche "nessuno strumento" vada "escluso a priori".
In sede di replica, la presidente del Consiglio ha risposto direttamente alle stoccate delle opposizioni sulla crisi industriale: "Sono certa che abbiate delle soluzioni migliori anche sull'Ilva, mi chiedo perché non le abbiate messe in campo quando eravate al governo", chiosando con ironia che "sono certa che le elencherete quando prenderete la parola, anziché spendere i vostri 10 minuti per insultare alla cieca il governo perché ritenete sia più sensato".
Infine, replicando al senatore del Pd Alessandro Alfieri sul ridislocamento delle truppe italiane dall'Iraq all'Arabia Saudita, Meloni ha precisato che "siamo rimasti nella risoluzione parlamentare del 5 marzo sul sostegno ai Paesi del Golfo attaccati dall'Iran" e "tecnicamente abbiamo seguito tutto quello che c'era da fare sul piano regolamentare", aggiungendo tuttavia che "penso che il ministro Crosetto non abbia alcuna difficoltà, se necessario, a tornare in Parlamento e fare una valutazione più complessiva, avere anche un voto, un mandato parlamentare".
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