
- Prima Notizia 24
- Padova - Giovedì 8 Ottobre 2026, 14:15
Padova: tribunale arbitrale giudica secondo la Shari'a, la Procura apre un fascicolo dopo un esposto
Un'associazione padovana promette di risolvere controversie secondo il diritto islamico. Gli inquirenti avviano accertamenti, mentre la difesa chiarisce: "Nessun sistema parallelo, valgono le leggi dello Stato".
Un'accesa polemica politica e giudiziaria si è scatenata a Padova attorno alle attività della Camera arbitrale islamica italiana, un'associazione senza scopo di lucro fondata nel marzo scorso nella città veneta.
L'ente si propone di dirimere controversie private tramite lo strumento dell'arbitrato rituale, rivolgendosi in particolare alla comunità di fede musulmana con la promessa — esplicitata sul proprio sito ufficiale — che i giudici privati decideranno le controversie "secondo i principi immutabili della Shari'a".
Sulla vicenda ha deciso di fare chiarezza la Procura della Repubblica di Padova, che ha aperto un fascicolo d'indagine a modello 45, ovvero un procedimento conoscitivo senza notizie di reato né indagati.
Il procuratore Angelantonio Racanelli ha confermato l'avvio degli accertamenti istituzionali per verificare le attività dell'organismo, che finora non avrebbe comunque definito alcuna disputa.
A far esplodere il caso è stato un esposto dettagliato presentato dall'avvocato Francesco Minutillo, componente dell'assemblea nazionale del partito Futuro Nazionale.
Secondo il legale, la struttura configurerebbe una vera e propria "giustizia parallela", in cui la normativa sciaraitica verrebbe posizionata al di sopra dell'ordinamento giuridico italiano, tenuto in considerazione solo come fattore residuale per gli aspetti non contemplati dal diritto islamico.
Di parere opposto è il fondatore dell'associazione, l'avvocato e studioso di diritto internazionale privato Omar Vanin, collaboratore dell'Università di Padova. Il giurista ha fermamente respinto l'ipotesi di un sistema giudiziario ombra, ricordando come l'arbitrato privato sia uno strumento pienamente contemplato dal codice di procedura civile, circoscritto prevalentemente a controversie patrimoniali e commerciali.
Vanin ha ribadito che nessun regolamento interno o richiamo religioso può in alcun modo prevalere sulle norme inderogabili d'ordine pubblico, sui principi costituzionali italiani o sulla parità di genere, precisando inoltre che qualsiasi lodo arbitrale resta impugnabile dinanzi alla Corte d'Appello.
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