Ultim’ora

Ascolta il giornale radio

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Città del Vaticano - Domenica 25 Ottobre 2026, 12:45

Papa Leone: «Non si può amare a comando». All’Angelus l’appello alla pace

Il Pontefice lega l’amore per Dio alla cura del prossimo. Poi la preghiera per le vittime dell’attentato in Giordania e il richiamo all’incontro di Assisi: «Le guerre impoveriscono e danneggiano il mondo».

Condividi questo articolo

di Maurizio Pizzuto

La fede prende forma nella relazione con gli altri, nella capacità di superare l’egoismo e di fare della propria vita un dono. È il messaggio al centro dell’Angelus di Papa Leone, che nella riflessione sul comandamento dell’amore ha richiamato il legame tra il rapporto con Dio e l’attenzione verso chi ci sta accanto.

«Non si può, infatti, amare “a comando”», ha sottolineato il Pontefice. L’amore per Dio, ha spiegato, non nasce da un’imposizione: è una risposta libera a un amore che precede quello dell’uomo e coinvolge l’intera persona, «cuore, anima, mente».

Il punto di partenza è il brano evangelico nel quale un dottore della Legge domanda a Gesù quale sia il comandamento più grande. Alla risposta sull’amore per il Signore, Gesù affianca quella sull’amore per il prossimo. Due indicazioni che, nella riflessione del Papa, appartengono alla stessa radice e non possono essere separate.

«Non possiamo amare veramente Dio senza che questo amore straripi nell’amore verso i fratelli e le sorelle», ha affermato Leone. La relazione con Dio cambia così anche il modo di guardare sé stessi e gli altri: l’esistenza si apre, supera la chiusura individuale e diventa disponibilità verso il prossimo.

Richiamando santa Teresa di Gesù Bambino, il Pontefice ha ricordato che è l’amore a muovere la vita della Chiesa e l’annuncio del Vangelo. Senza questa sorgente, ha avvertito, la fede perde il proprio contenuto, le opere buone rischiano di ridursi a moralismo e la speranza si svuota.

Al termine della preghiera mariana, lo sguardo si è rivolto alla Giordania. Leone ha espresso vicinanza alla comunità colpita dall’attentato terroristico di venerdì contro i fedeli della chiesa ortodossa di St. George, a Hmoud, assicurando la propria preghiera per le persone uccise e ferite. Un pensiero esteso all’intero Paese, del quale ha ricordato la convivenza pacifica e il rispetto tra religioni diverse.

Infine, l’invito a continuare a pregare insieme per la pace, unendosi spiritualmente ai capi delle Chiese e ai leader religiosi attesi ad Assisi il 27 ottobre, nel quarantesimo anniversario dello storico incontro convocato da san Giovanni Paolo II.

«Mai come oggi è evidente che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo», ha detto il Papa. E ha concluso con un auspicio: «Il Signore ispiri scelte di dialogo e di pace».

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24