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  • Roma - Venerdì 6 Novembre 2026, 18:20

Scandalo finanziario e crisi di governo in Paraguay, il Parlamento avvia l'impeachment al presidente Peña: piazza in rivolta

Proseguono ad Asunción le proteste per il crack di Ueno Bank. I correntisti bruciano le carte di credito davanti al Parlamento mentre settemila dipendenti della holding rischiano il posto. Peña chiede una proroga di 72 ore: “Rischio terremoto politico”.

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Crisi politica e sociale senza precedenti in Paraguay, dove il Parlamento ha avviato ufficialmente il processo di destituzione nei confronti del presidente della Repubblica Santiago Peña, a seguito del travolgente scandalo per la bancarotta dell'istituto finanziario Ueno Bank.

La decisione dell'aula è giunta dopo il no secco alle dimissioni rassegnate dallo stesso capo dello Stato nella giornata di giovedì, con Peña che ha chiesto una proroga di 72 ore per organizzare la difesa dinanzi all'impeachment, paventando l'innesco di un profondo terremoto politico.

Nel frattempo non si placa la protesta di piazza ad Asunción. Nonostante la Banca Centrale abbia formalmente attivato il cronoprogramma per il recupero dei depositi svaniti nel crack, migliaia di correntisti — molti dei quali indossando la maglia della nazionale di calcio — presidiano ininterrottamente le sedi del Parlamento, del Ministero del Lavoro e del quartier generale dell'istituto di credito.

Tra i manifestanti si registrano scatti d'ira, con le carte di debito e di credito inutilizzabili date alle fiamme e cori di protesta rivolti all'intera classe politica e alla magistratura, nel timore che la vicenda si concluda con un ennesimo caso di impunità.

La tensione ha travolto anche la rappresentanza dell'opposizione: nella serata di giovedì l'ex candidato presidenziale e leader del movimento Cruzada Nacional, Paraguayo “Payo” Cubas, è stato contestato e respinto con lanci di bottiglie e spintoni dalla folla mentre cercava di aggregarsi al presidio davanti all'edificio di Ueno Bank.

Alla disperazione dei risparmiatori si aggiunge ora la mobilitazione di circa settemila lavoratori appartenenti al Grupo Vazquez, la holding che controlla l'istituto bancario e altre 37 aziende, attualmente in forte allarme per la tenuta dei posti di lavoro e il pagamento delle spettanze stipendiali.

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