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  • Genova - Lunedì 19 Ottobre 2026, 11:40

Scontro sulla cassa integrazione all'ex Ilva, i lavoratori occupano l'aeroporto di Genova: bloccati i varchi

La protesta esplode dopo la richiesta di ammortizzatori sociali inviata dai commissari. I sindacati attaccano il governo e bloccano la zona imbarchi.

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Tensione altissima a Genova per la vertenza dell'ex Ilva di Cornigliano. I lavoratori dello stabilimento siderurgico hanno occupato lo scalo aerostazione Cristoforo Colombo, bloccando l'accesso ai varchi di imbarco e provocando pesanti disagi al traffico aereo.

La decisione di alzare il livello dello scontro è maturata a seguito dell'improvvisa richiesta di una nuova cassa integrazione inviata a sorpresa dai commissari straordinari dell'azienda.

La protesta è scattata al termine di un'assemblea dai toni accesissimi tenutasi nello stabilimento di Cornigliano. I manifestanti si sono mossi in corteo verso lo scalo genovese, facendosi strada all'interno del terminal fino a raggiungere l'area partenze.

“Dichiariamo ufficialmente che l'aeroporto è occupato”, hanno proclamato i delegati sindacali una volta fatto ingresso nella zona imbarchi, dove i lavoratori si sono seduti a terra battendo ritmicamente i caschi di protezione sul pavimento.

Dopo una fase iniziale in cui era stato garantito un passaggio di sicurezza per i passeggeri, i manifestanti hanno chiuso anche il corridoio d'accesso ai gate, provocando attimi di tensione con gli utenti in attesa di svolgere le operazioni di check-in. Ai metalmeccanici si sono uniti in solidarietà anche i lavoratori della Ericsson, colpiti dall'annuncio di 131 licenziamenti.

Al centro della contestazione c'è l'operato della struttura commissariale, accusata dalle sigle sindacali di aver tradito gli impegni presi solo poche ore prima. “Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo paese se le questioni non esplodono non si arriva a capo di nulla”, ha scandito Armando Palombo (Fiom) di fronte all'assemblea, denunciando il cambio di rotta: “Mercoledì hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì, a mezzanotte, hanno inviato una Pec prendendo in giro tutta la città: chi firma mercoledì una carta bianca e venerdì una nera è uno scellerato. Genova non può aspettare dieci anni per il green mentre il mercato tira: i rotoli devono arrivare subito”.

Il rappresentante delle tute blu della Cgil ha poi ribadito la volontà di proseguire ad oltranza il presidio all'interno dello scalo: “Resteremo qui finché questo governo non ci dà una risposta. Finché il governo, che ha messo i commissari, non fa alzare il culo ai commissari da Roma e ci dà una risposta chiara, molto chiara”.

Sui rischi legati allo stop produttivo ha insistito anche Nicola Appice (Fim Cisl), richiamando l'attenzione sugli approvvigionamenti delle materie prime: “I tre giorni sotto la prefettura sembravano aver garantito una fornitura temporanea di 35 mila tonnellate di coils per non fermare Genova. Poi venerdì è arrivata la comunicazione di una cassa integrazione che rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta. Serve garantire gli approvvigionamenti subito: siamo pronti a qualsiasi cosa per salvare il lavoro”.

A rimarcare la compattezza del fronte sindacale è intervenuto infine Fabio Ceraudo (Usb), confermando l'intenzione di difendere a tutti i costi l'operatività e i livelli occupazionali del presidio industriale genovese.

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