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- Roma - Domenica 18 Ottobre 2026, 16:20
Contraffazione, dietro un pacco il rischio: Sergio Gallo racconta la rete antifrode di ADM
Martedì 20 ottobre, alle 14, nella sede dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in piazza Mastai a Roma, il convegno dedicato a strategie, risultati e cooperazione internazionale. Il direttore centrale Antifrode: «Un sequestro non è più il punto di arrivo, ma il punto di partenza per ricostruire filiere, rotte e soggetti coinvolti».
di Maurizio Pizzuto
Un pacco ordinato online, una confezione di patatine, un giocattolo destinato a un bambino. La contraffazione entra nella vita quotidiana attraverso oggetti familiari, spesso accompagnati da un marchio che sembra offrire tutte le rassicurazioni necessarie. Ma dietro quell’apparenza possono esserci ingredienti di provenienza incerta, materiali non sicuri, spedizioni costruite per nascondere chi produce e chi incassa. Quando una merce viene fermata alla frontiera, dunque, la storia non finisce con il sequestro. Comincia il lavoro per capire da dove arriva, quale strada abbia percorso e quanti altri prodotti possano essere già in viaggio.
È questo lavoro, fatto di controlli, indagini e informazioni che attraversano i confini, al centro del convegno «Lotta alla contraffazione: la Rete Nazionale Antifrode di ADM. Strategie, risultati e cooperazione internazionale», in programma martedì 20 ottobre, alle ore 14, nella sede dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in piazza Mastai 12, a Roma.
L’appuntamento rientra nella Settimana Anticontraffazione promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e porterà al confronto le esperienze delle strutture territoriali dell’Agenzia. Spazio alla collaborazione con le forze di polizia, le amministrazioni nazionali e i partner europei, tra cui EUIPO, OLAF ed Europol. A spiegare la logica di questo impegno è il consigliere Sergio Gallo, direttore centrale Antifrode di ADM, che parte da un’esigenza concreta: far dialogare tutte le competenze disponibili.
«Oggi l’efficacia dell’azione antifrode dipende dalla capacità di mettere insieme presidio del territorio, attività investigativa, analisi del rischio, intelligence, strumenti tecnologici e cooperazione nazionale e internazionale», osserva Gallo.
La Rete Nazionale Antifrode nasce proprio per dare continuità a questo scambio. «La Rete Nazionale Antifrode, che l’Agenzia ha istituito di recente, è il punto di raccordo di tutti questi elementi. Collega l’Ufficio Investigazioni della Direzione, l’Ufficio Intelligence, gli Uffici antifrode territoriali e le Aree verifiche e antifrode, perché le informazioni circolino rapidamente tra i diversi livelli dell’organizzazione».
Un’anomalia individuata in uno scalo può così aiutare un altro ufficio a riconoscere una spedizione sospetta. Il controllo si alimenta dei dati raccolti altrove, mentre ciò che emerge sul territorio torna a disposizione dell’intera organizzazione.
«Sul piano degli strumenti, l’analisi del rischio viene svolta sia a livello centrale sia a livello locale, incrociando i dati delle banche dati dell’Agenzia per individuare operatori, spedizioni e rotte anomale», spiega il direttore. «La collaborazione internazionale si sviluppa poi attraverso la condivisione di banche dati come ad esempio la piattaforma IPEP di EUIPO, che permette di condividere alert con le altre autorità e con i titolari dei marchi, e strumenti di cooperazione come la Convenzione Napoli II e le operazioni congiunte coordinate a livello europeo».
Quando occorre risalire a un’organizzazione più complessa, l’indagine segue fisicamente il percorso delle merci. «Nei casi più complessi usiamo anche tecniche investigative avanzate. Per fare un esempio, in una recente attività investigativa sono stati installati dispositivi su alcuni container per poterne seguire il transito fino ai Paesi di destinazione, in coordinamento con le autorità doganali estere».
È un passaggio che chiarisce il senso dell’intero modello: «L’obiettivo è trasformare ogni singolo controllo in conoscenza e la conoscenza in intelligence operativa. Un sequestro non è più il punto di arrivo, ma il punto di partenza per ricostruire filiere, rotte e soggetti coinvolti, anche oltre i confini nazionali».
Tra i casi che saranno illustrati al convegno ci sono quelli della contraffazione alimentare. Qui il danno supera la lesione di un marchio e arriva fino alla tavola dei consumatori.
«La contraffazione alimentare è tra le più insidiose, perché a essere colpiti non sono solo i marchi e le imprese», sottolinea Gallo. «Il rischio riguarda direttamente la salute e la sicurezza dei consumatori in quanto sulle tavole degli italiani possono arrivare prodotti di cui nessuno può garantire composizione, provenienza e condizioni di conservazione».
I numeri delle operazioni restituiscono la misura del problema. «I casi che verranno proposti nel convegno lo mostrano bene. Nell’ambito dell’operazione congiunta polizia-dogane OPSON XIV, l’Ufficio delle Dogane di Trieste ha sequestrato 2.100 confezioni di patatine con il marchio Lay’s contraffatto e 1.344 litri di bevande 7UP contraffatte. Nella stessa operazione sono stati intercettati 216.000 dadi da brodo con marchio falsificato».
Anche in questo caso, il sequestro ha prodotto informazioni utili ad allargare l’indagine. «Le informazioni trasmesse a OLAF hanno portato all’apertura di un caso di indagine e all’attivazione di una INF-AM, la comunicazione con cui OLAF segnala il fenomeno a tutti gli Stati membri. I riscontri sono arrivati presto anche in altri porti italiani. A Napoli, ad esempio, sono state sequestrate oltre 12.000 confezioni di noodles e preparati per zuppe contraffatti provenienti dal Bangladesh. È la conferma che si tratta di un fenomeno strutturato e di dimensione internazionale».
Fermare questi prodotti richiede competenze che devono lavorare insieme. «Su un terreno come questo spesso il controllo doganale deve muoversi insieme alle autorità sanitarie e a quelle responsabili della filiera agroalimentare. L’obiettivo comune è fermare questi prodotti prima che raggiungano gli scaffali e tutelare il valore del cibo autentico, che per un Paese come l’Italia è anche un patrimonio economico». Gallo richiama inoltre la «totale sinergia tra l’Agenzia e il Masaf».
Le modalità usate per aggirare i controlli, intanto, cambiano. Le descrizioni sui documenti possono nascondere la vera natura dei prodotti; i destinatari possono essere soggetti interposti; una rotta apparentemente ordinaria può essere stata scelta proprio per rendere più difficile l’intercettazione della merce.
«Chi commette queste frodi cambia continuamente metodo. Usa false descrizioni merceologiche, frammenta le spedizioni, interpone soggetti nella ricezione della merce e sfrutta punti di ingresso in altri Paesi dell’Unione», racconta Gallo. «Per questo la preparazione dei nostri funzionari non può limitarsi alla conoscenza delle norme. Deve diventare vera competenza investigativa: capacità di leggere gli indicatori di rischio, come ad esempio la coerenza tra dichiarazione e merce, l’origine e il percorso della spedizione, il profilo dell’operatore o del viaggiatore».
La formazione passa anche dalla possibilità di mettere a disposizione degli altri ciò che un ufficio ha imparato sul campo. «Contano molto anche gli strumenti di condivisione. Gli alert IPEP e il dialogo con i titolari dei diritti permettono una verifica rapida dell’autenticità. La Rete Antifrode fa sì che, per citare casi concreti, l’esperienza maturata a Ciampino o a Brindisi diventi patrimonio di tutti gli uffici».
Un esempio del raccordo tra amministrazioni arriva dall’aeroporto Marco Polo di Venezia. Tra luglio e agosto 2026, a fronte di un traffico di 3,9 milioni di passeggeri, i controlli congiunti di ADM e Guardia di Finanza hanno portato al sequestro di svariate centinaia di capi contraffatti.
«La sinergia istituzionale produce ottimi risultati», afferma il direttore, indicando nel protocollo d’intesa tra ADM e Guardia di Finanza, rinnovato il 28 maggio 2025, «un esempio concreto». Nel caso di Venezia, aggiunge, «a fronte di un traffico passeggeri che è cresciuto dell’11% rispetto all’estate precedente, il presidio coordinato tra tutte le istituzioni coinvolte si è rivelato vincente».
«I controlli congiunti hanno permesso di intercettare grandi quantità di merce proveniente soprattutto dalla Turchia e da diversi Paesi asiatici», prosegue Gallo. I risultati sono stati condivisi con OLAF e con le altre amministrazioni doganali. Ma l’attività negli aeroporti ha anche una funzione di sensibilizzazione: «Questi sequestri hanno anche un valore informativo per i viaggiatori, che spesso non conoscono i rischi di un acquisto incauto all’estero».
C’è poi il fronte del commercio elettronico, che porta la sfida del controllo dentro un flusso continuo di piccoli pacchi. «L’e-commerce ha cambiato il modo in cui la merce contraffatta arriva in Italia. Ai grandi carichi si affianca una moltitudine di piccole spedizioni, inviate per posta o tramite corrieri espressi direttamente al consumatore».
Il dato di Ciampino, che sarà presentato durante il convegno, rende evidente questa pressione: «Nel solo primo semestre 2026 le violazioni accertate sono state 405, più delle 385 di tutto il 2025», riferisce Gallo. «Rispondere a questa frammentazione significa selezionare meglio le spedizioni a rischio, analizzare le informazioni disponibili e condividerle rapidamente, anche tramite IPEP con EUIPO e i titolari dei diritti».
A ricordare quanto la questione riguardi la sicurezza delle famiglie è un altro dei casi richiamati dal direttore: «Il caso di Brindisi, con oltre 288.000 giocattoli intercettati lungo la direttrice Grecia-Spagna, evidenzia poi che la contraffazione è anche un rischio per la salute e la sicurezza, soprattutto dei più piccoli. Per questo la comunicazione al pubblico è parte integrante della nostra azione. Un consumatore consapevole è il primo presidio contro la contraffazione».
L’evoluzione dei traffici impone strumenti sempre più capaci di individuare ciò che merita un approfondimento. «La tecnologia sarà sempre più decisiva. I volumi di traffico crescono, le spedizioni si frammentano e le frodi diventano più sofisticate», osserva Gallo. Tra le risorse a disposizione richiama l’intelligenza artificiale, l’app Autentica in dotazione ai funzionari ADM e gli scanner: strumenti che, spiega, «ci permettono di analizzare enormi quantità di dati e di ispezionare i container in modo più rapido e mirato».
Resta però una responsabilità che passa dalle persone: valutare un’incongruenza, approfondire un sospetto, mettere in relazione elementi che, considerati separatamente, potrebbero sembrare irrilevanti.
«Ma la tecnologia non sostituisce il funzionario: ne rende più efficace l’azione», precisa il direttore. Dietro ogni sequestro, sottolinea, ci sono attività investigative, analisi dei rischi, esami di laboratorio e approfondimenti tecnici. «Ciò presuppone una formazione continua dei funzionari antifrode e degli esperti ADM».
È su questo rapporto tra strumenti e competenze che si chiude la riflessione di Gallo, alla vigilia dell’appuntamento di piazza Mastai: «La dogana del futuro, quindi, sarà quella in cui la tecnologia seleziona e orienta i controlli, mentre il funzionario doganale porta il giudizio, l’intuito e la conoscenza del territorio. La Rete Nazionale Antifrode serve anche a questo: fare in modo che l’intuizione di un singolo funzionario diventi patrimonio di tutta l’Agenzia».
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