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  • Roma - Giovedì 11 Giugno 2026

Stretta monetaria a Francoforte: la Bce alza i tassi dello 0,25% sull'onda della crisi in Medio Oriente

Il tasso sui depositi sale al 2,25% a causa delle forti tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran. L'Euroistituto rivede al ribasso le stime sul Pil continentale per il 2026 allo 0,8% e innalza le proiezioni sul carovita al 3%. Christine Lagarde difende la manovra: "Non è una scelta drastica ma un segnale necessario".

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Le fiamme geopolitiche nel Golfo Persico si ripercuotono direttamente sulle strategie finanziarie dell'Eurozona.

Nel corso dell'ultimo vertice del Consiglio direttivo, la Banca Centrale Europea ha decretato un incremento del costo del denaro di 25 punti base, spingendo il tasso sui depositi dal 2% al 2,25%.

L'intervento della massima istituzione bancaria di Francoforte, ampiamente pronosticato dagli analisti di mercato dopo lo scossone energetico innescato dalle operazioni belliche in Iran, rappresenta la prima manovra restrittiva varata dall'istituto a partire dal settembre del 2023.

Sulla base del nuovo assetto monetario, il saggio di rifinanziamento principale si attesta al 2,40% (rispetto al precedente 2,15%), mentre il tasso sui prestiti marginali subisce un rincaro posizionandosi al 2,65%.

La decisione si è resa indispensabile alla luce del peggioramento del quadro macroeconomico globale provocato dal prolungarsi delle ostilità belliche condotte da Stati Uniti e Israele contro Teheran.

Il comitato di Francoforte ha così proceduto a una parziale correzione dei propri modelli previsionali. Nello specifico scenario di base, l'espansione economica dell'area euro per il 2026 viene limata allo 0,8% (rispetto allo 0,9% stimato nelle proiezioni dello staff di marzo), mentre per il 2027 il dato scende all'1,2% prima di assestarsi all'1,5% nel 2028. Di contro, la fiammata dei prodotti petroliferi spinge l'indice dei prezzi al consumo per l'anno in corso al 3%, per poi decrescere al 2,3% nel 2027 e infine stabilizzarsi sul target del 2% nel 2028.

L'incertezza del contesto generale traspare chiaramente dalle note ufficiali emesse al termine della riunione direttiva: "Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica".

La direzione di marcia dell'Eurozona rimarrà strettamente subordinata all'andamento e all'evoluzione delle dinamiche sul campo di battaglia in Medio Oriente, i cui effetti rischiano di propagarsi a cascata sui costi operativi delle imprese e sul potere d'acquisto dei cittadini. Come precisato dalla nota della Bce: "Le implicazioni complessive della guerra per l'inflazione e la crescita a medio termine dipenderanno dall'intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell'energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Questa incertezza si riflette anche nell'ampiezza dei valori dell'inflazione e della crescita nei nuovi scenari formulati a scopo illustrativo dagli esperti dell'Eurosistema, che saranno pubblicati unitamente alle proiezioni sul sito Internet della Bce".

Per arginare tali turbolenze, i banchieri centrali eviteranno di legarsi a scadenze rigide o a percorsi di rientro predeterminati. L'orientamento futuro si baserà esclusivamente su una flessibilità operativa ad ampio spettro e su un attento monitoraggio dei parametri reali, esaminando costantemente l'evoluzione dei rischi e la solidità della trasmissione della politica monetaria alle banche commerciali, senza vincolarsi a una traiettoria prefissata per i tassi d'interesse. 

Durante l'atteso incontro con la stampa internazionale, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha illustrato la validità politica e tecnica della stretta, gettando acqua sul fuoco circa i timori di una imminente recessione ed escludendo che il sistema economico continentale versi in condizioni di imminente pericolo: "La decisione che abbiamo preso non è una decisione drastica. Un aumento di 25 punti base dei tassi è una decisione che, chiaramente, invia un segnale ed è necessaria data la situazione economica in cui ci troviamo, l'incertezza che stiamo affrontando, le prospettive inflazionistiche e le proiezioni elaborate dall'Eurosistema".

La numero uno di Francoforte ha ribadito che la decisione poggia sulla solidità dei dati contabili a disposizione e sulla capacità della stessa di tenere il campo in qualsiasi scenario alternativo elaborato dagli analisti finanziari, compresi quelli più cupi. Lagarde ha poi ricordato che la difesa del Pil non deve dipendere esclusivamente dalle leve monetarie ma richiede interventi strutturali coordinati dai governi: "I rischi per lo scenario di crescita e d'inflazione sono tanto maggiori quanto più dura la guerra in Medio Oriente. L'aumento dei prezzi dell'energia spingerà ulteriormente l'inflazione durante l'estate e la manterrà ben al di sopra dell'obiettivo nella prima metà del 2027. Avrà inoltre un impatto sull'inflazione di alimentari, beni e servizi. L'inflazione dovrebbe poi tornare in linea con l'obiettivo nella seconda metà del 2027, sostenuta dal calo dei prezzi dell'energia e da un rallentamento degli aumenti degli altri prezzi".

A supporto delle scelte dell'Euroistituto, la presidente ha spiegato che, malgrado la parziale correzione delle stime sul Pil, non si ravvisa un blocco drammatico delle attività industriali e produttive europee: "Non è che ci troviamo in un contesto in cui la crescita manca o sia minacciata in modo significativo".

In conclusione della sua disamina economica, la presidenza dell'istituto ha spostato l'attenzione sulle risposte politiche e di bilancio attese dai singoli stati membri dell'Unione Europea, esortandoli a rimuovere gli ostacoli interni agli scambi e a completare i progetti normativi sui mercati finanziari. Il quadro congiunturale dell'Eurozona, depurato da alcune fluttuazioni statistiche eccezionali e isolate registrate in Irlanda, evidenzia una parziale tenuta complessiva nel primo trimestre, sostenuta dalla stabilità dei livelli occupazionali e dalle politiche di spesa pubblica per la difesa e le infrastrutture varate dalle cancellerie, che fungono da paracadute provvisorio contro le ripercussioni delle tensioni mediorientali.

Resta fermo, tuttavia, il monitoraggio sui mercati dell'energia per evitare pericolosi avvitamenti legati alle rivendicazioni salariali: "La guerra in Medio Oriente rimane una fonte di incertezza significativa. Più a lungo i prezzi dell'energia rimangono elevati, maggiore è il rischio che alimentino un'inflazione più ampia attraverso effetti indiretti e di secondo livello. Monitoreremo pertanto da vicino l'entità e la persistenza dell'aumento dei prezzi dell'energia e il modo in cui si ripercuote sulla formazione dei prezzi e dei salari, sulle aspettative di inflazione e sulla dinamica economica complessiva".

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