
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 11 Giugno 2026
Cun grano duro, Coldiretti: "Escludere il commissario di Confcooperative, è in chiaro conflitto d'interessi"
L'organizzazione agricola invia una formale segnalazione al Masaf denunciando la condotta del rappresentante della sigla cooperativa. Secondo i verbali, la proposta di ribasso formulata andrebbe contro la tutela dei produttori, configurando una grave distorsione nella determinazione del valore del prodotto.
Coldiretti ha espresso una durissima posizione nei confronti del vertice di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, guidata da Raffaele Drei, sollevando il caso della presenza di un delegato della stessa confederazione all'interno della Commissione Unica Nazionale (Cun) dedicata al grano duro.
La denuncia, formalizzata attraverso una missiva ufficiale indirizzata direttamente al titolare del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, punta il dito contro un presunto e marcato atteggiamento ostruzionistico del commissario in questione, accusato di aver agito con la logica tipica di un acquirente industriale piuttosto che di un venditore agricolo, spingendo per una riduzione delle quotazioni persino superiore rispetto alle richieste iniziali avanzate dai trasformatori industriali.
I vertici di Coldiretti hanno respinto al mittente le dichiarazioni distensive diffuse da Drei, giudicando i suoi tentativi di difesa come una retorica generica incapace di smontare i dati oggettivi emersi durante i tavoli di contrattazione. Secondo quanto sostenuto dall'associazione dei coltivatori, la condotta del delegato sarebbe ampiamente comprovabile attraverso i resoconti scritti, le registrazioni ufficiali e le testimonianze dirette raccolte tra i membri che partecipano alle periodiche sedute della Cun, elementi che configurerebbero un palese quadro di incompatibilità e di sbilanciamento commerciale a danno degli agricoltori.
L'istituzione della Commissione Unica Nazionale era stata fortemente caldeggiata proprio per arginare le forti asimmetrie di mercato e i fenomeni speculativi che penalizzano la produzione interna sul fronte internazionale, restituendo dignità e redditività alla cerealicoltura del Paese.
Nelle riflessioni finali dei promotori della protesta, la salvaguardia delle entrate economiche delle aziende agricole rappresenta una priorità assoluta che va difesa non soltanto dalle oscillazioni macroeconomiche o dalle condotte spregiudicate delle multinazionali, ma anche da quelle dinamiche interne ai corpi intermedi e alle associazioni di categoria che, con condotte opache, rischiano di compromettere la trasparenza dei meccanismi di formazione del prezzo della materia prima.
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