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- Roma - Martedì 20 Ottobre 2026, 20:25
Ucraina: Zelensky vede Witkoff a Oslo. Peskov: "Auspichiamo incontro tra l'inviato Usa e Putin"
Il presidente ucraino a colloquio con l'inviato Usa tra le indiscrezioni su possibili cessioni nel Donbass. Kallas (Ue): "Noi contrari alla resa". Il Cremlino chiede la presenza di un negoziatore ucraino legittimo e auspica l'incontro Putin-Witkoff.
È scattato a Oslo il tavolo negoziale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il rappresentante speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, alla presenza del primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e del presidente finlandese Alexander Stubb, come riferito dalle agenzie RBC-Ucraina e TSN.
Le consultazioni, allargate anche ai contatti diplomatici con il consigliere americano Jared Kushner, giungono in un momento di forte pressione politica: indiscrezioni giornalistiche riportate dal New York Times indicano come Washington stia valutando di sollecitare Kiev verso un accordo di pace che contempli concessioni territoriali nel Donbass a fronte di compensazioni economiche.
Sulla legittimità e sulle prospettive dei colloqui è giunta la posizione ufficiale del Cremlino. Citato dall'agenzia Tass, il portavoce Dmitry Peskov ha sottolineato come per Mosca sia "importante che sia un rappresentante legittimo del governo" ucraino a guidare i negoziati, una figura che sia "disposto ad assumersi la responsabilità e a prendere le decisioni necessarie per porre fine a questa guerra".
Peskov ha inoltre espresso l'auspicio di organizzare a breve un incontro diretto tra Vladimir Putin e l'inviato statunitense Steve Witkoff per ricevere un aggiornamento sui contatti in corso con gli europei e con Kiev, rimarcando al contempo la necessità urgente di riprendere il dialogo strategico sugli armamenti nucleari tra Washington e Mosca.
Dall'Unione Europea, intanto, è arrivata la ferma presa di posizione dell'Alta rappresentante Kaja Kallas: "Nonostante i negoziatori americani cerchino, ormai da un anno e mezzo, di spingere l'Ucraina alla resa, è grazie al sostegno dell'Ue se ancora non lo ha fatto alle condizioni di Putin. Non abbiamo altra scelta. Dobbiamo essere estremamente chiari nel dire che anche noi abbiamo delle richieste nei confronti di Mosca e non concederemo nulla gratuitamente, perché l'obiettivo non è solo raggiungere una pace, ma una pace duratura e giusta".
Sul fronte dell'analisi strategica e dei rapporti con l'Occidente, Zelensky ha difeso l'operato delle forze armate e la solidarietà ricevuta dai partner europei, dedicando un passaggio centrale alla collaborazione con Roma in un'intervista concessa al Corriere della Sera: “Ho un ottimo rapporto con Giorgia e la rispetto molto. Sono grato agli italiani e a chi ci sostiene fin dall’inizio. Ma non è un rapporto in cui l’Italia aiuta e l’Ucraina non dà nulla in cambio. Condividiamo l’esperienza sulle armi: quali funzionano, quali no, quali miglioramenti hanno introdotto i nostri ingegneri e militari. Abbiamo collaborazioni produttive nei due Paesi e un ottimo rapporto con Leonardo.
Questo scambio fa crescere anche la tecnologia italiana”. Sempre sulle pagine del Corriere della Sera, il leader ucraino ha quindi richiamato l'attenzione sulle ingerenze di Mosca nei paesi democratici: “La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l’Europa, anche contro Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. Non è la guerra su vasta scala che conduce contro di noi, ma passa attraverso televisioni, mezzi d’informazione, Internet e social network. I cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei propri governi, non devono essere manipolati da campagne russe. Come vivere e chi eleggere devono deciderlo italiani, francesi, ucraini, spagnoli. Non i russi. Mosca sfrutta il tema migratorio e continuerà a farlo”.
Sull'asse Washington-Kiev, Zelensky ha ribadito l'importanza della trasparenza istituzionale pur riconoscendo la complessità del momento: “Il rapporto strategico con gli Stati Uniti è sempre stato importante, dall’inizio dell’occupazione e soprattutto durante la guerra su vasta scala. Il popolo americano, le amministrazioni e i due partiti ci hanno sostenuto: ne sono grato. Abbiamo sempre voluto un rapporto fondato su onestà, giustizia e trasparenza. Non voglio nascondere nulla al presidente americano. Possiamo avere opinioni e interessi diversi, ma i nostri popoli hanno molto più in comune di quanto ne abbiano America e Russia. La collaborazione esiste: riceviamo armi americane attraverso programmi finanziati dagli europei. Oggi quelle armi le paghiamo. Vogliamo continuare ad avere relazioni aperte, oneste e pragmatiche”.
Rispetto alle prospettive di una tregua, il presidente ha tracciato il perimetro delle necessarie garanzie di difesa: “Il formato migliore comprende tre elementi: l’esercito ucraino, l’Unione europea e la Nato. Il nostro esercito è una garanzia concreta e può rafforzare quelli europei con la sua esperienza e la forza del suo personale. La Nato significa appartenere alla stessa alleanza di sicurezza, con diritti giuridici da alleati. L’ingresso nell’Ue dipende dall’Europa; quello nella Nato dall’Europa e dagli Stati Uniti. Se non sarà la Nato, quale alternativa ci viene offerta? Siamo pronti a discutere garanzie equivalenti, anche con un altro nome, ma devono avere la stessa forza giuridica. La Nato sarebbe un deterrente per entrambe le parti”.
I colloqui diplomatici si svolgono tuttavia in un clima di grave escalation militare sul campo. Nelle ultime ore, le forze armate russe hanno sferrato una serie di intensi attacchi aerei e con droni che hanno provocato un bilancio tragico di almeno 4 morti e 11 feriti in diverse regioni del Paese, come confermato dai servizi di emergenza ucraini. Colpiti in particolare un impianto produttivo nel distretto di Obukhiv, a sud di Kiev, le infrastrutture viarie lungo l'arteria per Odessa, il quartiere di Holosiivskyi nella capitale e decine di centri abitati nella zona di Zaporizhzhia.
Parallelamente, il ministero della Difesa di Mosca, in una nota rilanciata su Telegram, ha rivendicato il ferimento di vettori logistici e navi da carico impegnate nei collegamenti portuali lungo il Danubio e a Reni.
A livello di preoccupazione internazionale resta forte anche la condanna espressa dal cancelliere tedesco Friedrich Merz in un'intervista rilasciata a Bloomberg, secondo cui l'Europa continua a sottovalutare le mire di destabilizzazione politica ed egemonica inseguite da Vladimir Putin al di là del conflitto in territorio ucraino.
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