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- Roma - Martedì 20 Ottobre 2026, 17:50
Festa del Cinema di Roma, l'affondo di Zvyagintsev: “In Russia non c'è politica né libertà, gli intellettuali non hanno voce”
Il regista di "Minotaur" interviene alla rassegna capitolina denunciando la deriva autoritaria di Mosca. L'invito a fermare il conflitto in Ucraina e la replica del Cremlino.
Un atto d'accusa lucido e drammatico contro la mancanza di democrazia e di libertà d'espressione nella Russia contemporanea. Ospite alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public per presentare la sua ultima opera "Minotaur", il regista Andrey Zvyagintsev ha risposto ai cronisti tracciando un quadro sconfortante della condizione degli artisti e dei cittadini sotto il regime del Cremlino.
Di fronte alle domande sulle rivolte studentesche in Europa, sulla guerra in Ucraina e sul destino del presidente Vladimir Putin — mai chiamato per nome —, il cineasta ha premesso il proprio contesto d'origine: “Sono nato in un Paese dove non c'è vera politica, non ci sono vere elezioni né libertà di parola, dovete considerare questo handicap e poi non sono un politologo”.
Entrando nel merito del sistema elettorale e del potere politico a Mosca, l'autore ha sottolineato come la popolazione sia espropriata di qualsiasi diritto di scelta: “Dovete capire che le elezioni in Russia non esistono certo nella forma in cui ci sono in Europa e Stati Uniti. Io ne sono il primo testimone, non ho mai votato in vita mia. I politici in Russia non sono eletti, sono 'nominati' e noi intellettuali non abbiamo possibilità di influire in nessun modo”.
Zvyagintsev ha infine rievocato il suo appello pubblico lanciato durante la premiazione al Festival di Cannes per sollecitare la fine delle ostilità con Kiev e la dura replica arrivata dai vertici governativi: “È vero, a Cannes, ricevendo il premio, mi sono sentito in dovere di dire qualcosa e rivolgendomi al presidente l'ho invitato a mettere fine alla guerra con l'Ucraina. La risposta l'ho avuta poco dopo da Dmitry Peskov che mi ha detto che io non ho voce in capitolo e non dovevo osare parlare. Non avevo voce come i tanti milioni di cittadini russi”.
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