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  • Roma - Mercoledì 21 Ottobre 2026, 19:00

Ue, l'attacco di Alice Weidel (AfD): “Schengen fallito, servono riforme radicali ed espulsioni dei migranti”

La leader dell'estrema destra tedesca interviene al Parlamento europeo di Strasburgo: “I disordini in Italia, Francia e Germania legati a sinistra e contesti migratori”. Poi l'affondo sulla Commissione: “Esecutivo non eletto, restituire il potere ai parlamenti nazionali”.

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Un attacco frontale alle istituzioni comunitarie, all'accordo sulla libera circolazione e alle politiche di gestione dei flussi migratori.

Da Strasburgo, la co-leader di Alternative für Deutschland (AfD), Alice Weidel, ha tracciato una dura requisitoria contro l'attuale assetto dell'Unione Europea nel corso di una conferenza stampa al Parlamento europeo. "L'Ue, nella sua forma attuale, necessita di riforme radicali: così com'è strutturata ci sta privando sia del nostro benessere materiale che di quello immateriale. Stiamo subendo una clamorosa perdita di potere d'acquisto, un'inflazione galoppante e continuiamo ad avere frontiere aperte.

Siamo sotto una sorta di assedio: abbiamo visto i disordini in Francia, ma anche in Italia e in Germania - dove sono state annunciate ulteriori sommosse, principalmente da parte di ambienti legati alla sinistra e ai contesti migratori", ha esordito la leader dell'estrema destra tedesca.

L'esponente politica ha poi messo in discussione la tenuta e la validità del Trattato di Schengen, invocando la ripristinata sovranità dei singoli Paesi membri sul controllo dei confini: "La protezione dei confini è una prerogativa degli Stati sovrani. Se l'Unione europea non è in grado di tutelare le nostre frontiere esterne, allora spetta ai singoli Stati sovrani proteggere i propri confini nazionali. Se l'accordo di Schengen non funziona più, dobbiamo uscirne e provvedere autonomamente alla difesa delle nostre frontiere".

Entrando nel merito delle politiche sull'immagrazione, Weidel ha usato toni netti: "Il partito Alternative für Deutschland sostiene proprio questa visione: se l'Europa fallisce nei compiti fondamentali sanciti dai trattati, dovremmo avere il diritto di porre il veto e di chiamarci fuori da questo caos, da questa situazione disordinata. Non è questo ciò che l'Europa dovrebbe rappresentare. Non vogliamo che gli europei perdano la propria casa e la propria identità a causa di persone provenienti dall'estero che intendono portare scompiglio nei nostri Paesi: costoro non devono essere i benvenuti; devono essere trattenuti e, successivamente, espulsi".

Oltre alla sicurezza, la presidente di AfD ha contestato la governance economica e le scelte della Banca Centrale Europea, denunciando il presunto superamento dei limiti stabiliti dalle norme comunitarie: "Vogliamo una riforma dei trattati europei. Esiste un divieto di salvataggio finanziario - il cosiddetto 'bailout' - che impedisce a un Paese di finanziare un altro Stato; una norma prevista dai trattati, ma che viene violata da oltre 10 o 15 anni. Allo stesso modo, vige il divieto per la Banca Centrale Europea di finanziare il debito pubblico degli Stati: eppure, cosa sta facendo la Bce se non finanziare il debito pubblico? Dobbiamo tornare al rispetto dei trattati: ogni Paese, così come le istituzioni stesse, deve attenersi alle regole stabilite; in caso contrario, è inevitabile che si crei il caos".

A conclusione del suo intervento, Weidel ha indicato la ricetta politica di AfD per il futuro delle istituzioni continentali, imperniata sulla centralità degli Stati nazionali e sul principio di sussidiarietà: "La sussidiarietà, la responsabilità e la sovranità. Questi costituiscono, per noi, i tre pilastri fondamentali per riformare l'Unione europea. Non vogliamo che lo Stato o la Commissione Europea - che non è eletta - interferiscano nella vostra sfera privata. Dunque, il processo decisionale deve avvenire al livello più vicino al cittadino: questo è il principio di sussidiarietà".

E ha chiosato: "L'Unione Europea non appare più come un insieme di Stati sovrani; eppure, all'interno di tali Stati, esistono governi nazionali e parlamenti composti da rappresentanti eletti dai cittadini. Pertanto, le decisioni a livello sovrano dovrebbero essere prese nei parlamenti nazionali, non qui. Da un lato abbiamo una Commissione che non è eletta, ma che detiene il potere di iniziativa legislativa - una prerogativa che, di norma, spetta ai parlamenti".

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