
- Prima Notizia 24
- Milano - Mercoledì 21 Ottobre 2026, 18:35
“Punire non basta, bisogna capire i giovani”: l'appello degli psicologi dopo i disordini di Milano
L'Associazione Unitaria Psicologi Italiani interviene dopo l'approvazione del decreto Sicurezza. Il segretario generale Iacob: “Serve distinguere tra chi si ferma per paura della pena e chi comprende il danno arrecato. Le sanzioni da sole non bastano a prevenire la violenza”.
Riconoscere il limite attraverso l'educazione anziché affidarsi esclusivamente alla risposta sanzionatoria. All'indomani dell'approvazione del decreto Sicurezza varato dall'esecutivo in scia ai disordini urbani che hanno interessato il centro di Milano, il mondo della psicologia invita le istituzioni a integrare le misure repressive con un'analisi più profonda delle dinamiche giovanili.
A farsi interprete dell'appello è l'Aupi (Associazione Unitaria Psicologi Italiani), sottolineando la necessità di affiancare al contrasto della devianza un percorso formativo e relazionale.
“Il coinvolgimento di giovanissimi chiama in causa la responsabilità educativa del mondo adulto. Ascoltare i minori è fondamentale, ma significa anche aiutarli a riconoscere i limiti e comprendere le conseguenze delle proprie azioni”, ha dichiarato Ivan Iacob, segretario generale dell'associazione.
La nota diffusa dall'organizzazione analizza la differenza strutturale tra il deterrente punitivo e la maturazione del senso civico nei ragazzi: “La differenza è tra fermarsi perché si riconosce il danno che si può arrecare e fermarsi soltanto per paura della punizione. Nel primo caso si sviluppa una responsabilità interiorizzata, nel secondo il comportamento dipende soprattutto dal controllo esterno”, chiarisce Iacob, invitando a non ridurre i recenti fatti di cronaca a semplici rivendicazioni ideologiche.
“Siamo ancora troppo vicini agli eventi per comprenderne pienamente le cause. Non possiamo ricondurre ogni comportamento violento a una motivazione politica: protesta, rabbia, bisogno di appartenenza al gruppo e comportamenti opportunistici possono intrecciarsi. Le immagini di giovani che riprendono altri giovani mentre compiono atti distruttivi pongono anche una questione psicologica: quanto conta la consapevolezza di ciò che si sta facendo e quanto, invece, il desiderio di essere visti e riconosciuti?”.
In questa prospettiva, l'Aupi richiama al dovere la rete sociale e familiare nel suo complesso, evidenziando le carenze nella trasmissione delle regole comportamentali. Se lo Stato “ha il dovere di contrastare la violenza, ma le sanzioni, da sole, non bastano a prevenirla”, la risposta va ricercata nel rafforzamento delle istituzioni scolastiche e genitoriali. “Una genitorialità attenta alla dimensione affettiva può incontrare difficoltà nell'esercitare anche una funzione regolativa, ma è l'intera comunità educante a dover interrogarsi sulla propria capacità di trasmettere regole e valori. Le leggi sono necessarie, ma non possono sostituire le relazioni attraverso cui si impara il rispetto degli altri. La sicurezza comincia anche da qui”, conclude il vertice del sindacato degli psicologi.
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