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  • Roma - Martedì 12 Maggio 2026

Unicef: in Italia, quasi un bambino su 4 vive sotto la soglia di povertà

Il report "Opportunità disuguali" evidenzia un divario di quasi 40 punti nelle competenze di base tra i minori delle famiglie più ricche e quelli delle fasce più povere.

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L’Italia si scopre un Paese dove nascere in una famiglia meno abbiente segna profondamente il destino di un bambino. Secondo il nuovo report dell'Unicef Innocenti "Opportunità disuguali", quasi un minore su quattro vive al di sotto della soglia di povertà, con un tasso del 23,2% che ci colloca al 30mo posto su 40 nazioni monitorate. 

Come dichiarato da Bo Viktor Nylund, direttore dell'Unicef Innocenti: "La disuguaglianza influisce profondamente sul modo in cui i bambini imparano, su ciò che mangiano e su come vivono la vita. Per limitare gli effetti più gravi della disuguaglianza, dobbiamo investire con urgenza nella salute, nella nutrizione e nell'istruzione dei bambini delle comunità più vulnerabili".

Il divario economico si traduce immediatamente in disparità fisica e formativa. Sul fronte scolastico, se l'84% dei quindicenni più ricchi possiede competenze di base in matematica e lettura, la percentuale crolla al 45% tra i coetanei del quintile più povero.

Questo scarto di 39 punti è tra i più alti d'Europa e, paradossalmente, non sembra dipendere dalla scuola frequentata, dato che gli istituti italiani risultano mediamente ben integrati, quanto piuttosto dall'orientamento precoce e dalle scarse risorse familiari. Anche la salute riflette il reddito: il 27% dei giovanissimi è in sovrappeso, un dato influenzato dalla dieta.

Mentre il 39% dei ragazzi benestanti consuma verdura ogni giorno, solo il 22% dei figli di famiglie a basso reddito lo fa, preferendo spesso bevande zuccherate.

Nonostante queste ombre, l'Italia brilla per il benessere mentale (10mo posto), registrando una mortalità per suicidio tra le più basse in UE (2,82 ogni 100.000 abitanti). Tuttavia, anche la felicità è condizionata dal portafoglio: la soddisfazione di vita scende al 66% tra i più svantaggiati, contro il 79% dei coetanei più ricchi.

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