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  • Campobasso - Lunedì 7 Settembre 2026

Giallo di Pietracatella, slittano le risposte sulla ricina: gli esperti tedeschi chiedono più tempo

Non sono ancora arrivate le relazioni del Robert Koch Institut di Berlino sulla morte per avvelenamento di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli: "Attività numerose e complesse". L’inchiesta per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno resta contro ignoti.

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Il giallo di Pietracatella resta ancora senza una risposta definitiva. Per comprendere come Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita siano entrate in contatto con la ricina che ne ha provocato la morte, bisognerà con ogni probabilità attendere ancora.

Le attese relazioni degli specialisti tedeschi del Robert Koch Institut di Berlino, coinvolti nell'inchiesta per la loro esperienza nello studio dei veleni, non sono state ancora depositate. E proprio nel giorno inizialmente indicato come possibile scadenza per una parte degli accertamenti, dalla Procura di Larino arriva la conferma che i tempi potrebbero allungarsi.

"Allo stato non ci sono depositi", ha spiegato la procuratrice Elvira Antonelli, precisando che potrebbero essere presentate richieste di proroga di trenta giorni ciascuna, nei limiti temporali previsti dal codice di procedura penale.

Una dilazione che, secondo la responsabile della Procura, trova spiegazione soprattutto nella particolare natura degli accertamenti: "Le attività sono numerose e complesse".

Il lavoro degli specialisti tedeschi rappresenta uno dei passaggi più delicati dell'intera indagine. L'incarico al Robert Koch Institut è stato conferito il 29 giugno, mentre le operazioni di consulenza tecnica hanno preso il via il 7 luglio.

L'obiettivo è cercare risposte scientifiche capaci di contribuire a ricostruire l'origine e le modalità dell'avvelenamento da ricina, una sostanza estremamente tossica che ha trasformato la morte delle due donne in un caso investigativo particolarmente difficile. Ma quello proveniente dalla Germania sarà soltanto uno dei tasselli del mosaico.

Gli esiti degli accertamenti dovranno infatti essere confrontati con l'imponente mole di materiale raccolta dalla Squadra mobile di Campobasso: oltre 200 testimonianze, dispositivi elettronici, reperti, analisi tossicologiche e risultati delle autopsie. Una quantità di elementi che gli investigatori stanno cercando di mettere in relazione per ricostruire ciò che è accaduto e, soprattutto, individuare l'origine della sostanza letale.

L'inchiesta della Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario aggravato dall'uso del veleno e, allo stato, resta contro ignoti. Un elemento che impone particolare cautela: non esistono al momento responsabilità individuali accertate e proprio gli approfondimenti tecnico-scientifici potrebbero risultare decisivi per orientare le successive mosse investigative.

Il punto fermo, per ora, è dunque uno solo: da Berlino non sono ancora arrivate le risposte attese. Il mistero di Pietracatella rimane così sospeso tra laboratorio e indagine giudiziaria.

Saranno le analisi degli esperti tedeschi, incrociate con quanto già acquisito dagli investigatori italiani, a dover stabilire se tra i numerosi elementi raccolti si nasconda la chiave per spiegare la morte di madre e figlia e dare finalmente una direzione precisa a uno dei casi di cronaca più inquietanti degli ultimi mesi.

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