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  • Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026

Attentato a Sigfrido Ranucci, la svolta arriva da una mail anonima: "Vi aiuto a prendere chi ha messo la bomba"

Un messaggio inviato alla Procura pochi giorni dopo l'attentato contro il giornalista avrebbe indirizzato gli investigatori verso gli esecutori materiali. Ma la Direzione distrettuale antimafia continua a cercare chi avrebbe commissionato l'azione intimidatoria e finanziato il commando.

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Una semplice e-mail, inviata da un indirizzo creato pochi minuti prima e destinato a sparire subito dopo, potrebbe aver impresso una svolta decisiva all'inchiesta sull'attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Il messaggio è arrivato sulla scrivania del pubblico ministero Giovanni Villani alle 00.28 del 6 aprile e riportava un oggetto insolito: "Regalo di Pasqua". Nel testo, l'anonimo scriveva: "Vi do una mano a prendere quel deficiente che ha fatto quel casino fuori casa di Ranucci." Secondo gli investigatori, all'interno della comunicazione erano presenti dettagli sufficienti per identificare Antonio Passariello e gli altri componenti del gruppo ritenuto responsabile dell'attentato.

"Ranucci con noi non c'entra"

La parte più significativa della mail, però, non riguarda soltanto i nomi. L'autore prende infatti le distanze dall'attacco, lasciando intendere che l'azione non sarebbe stata condivisa da tutti gli ambienti criminali. "Ranucci a noi non ha fatto niente e questi sono guai che non vogliamo." Subito dopo aggiunge un'altra frase ritenuta di particolare interesse dagli inquirenti: "Me lo vendo perché ha lavorato per il clan Moccia senza avvisare i compagni." Per la Direzione distrettuale antimafia quel messaggio potrebbe rappresentare molto più di una semplice denuncia anonima: un possibile segnale proveniente dagli ambienti della criminalità organizzata.

La pista che porta a Davide Netti

Le indagini hanno consentito di risalire all'origine della casella di posta elettronica utilizzata per l'invio. Secondo gli accertamenti, l'account sarebbe riconducibile a Davide Netti, da poco tornato in libertà dopo un periodo di detenzione. Pur non essendo considerato un affiliato a un clan mafioso, gli investigatori ritengono che l'uomo possa vantare solidi collegamenti con ambienti della criminalità organizzata. Il significato di quella mail e il ruolo di chi l'ha inviata restano ora al centro degli approfondimenti investigativi.

Gli arresti chiudono solo il primo capitolo

Per la Procura gli arresti eseguiti nelle scorse settimane rappresentano soltanto il primo livello dell'inchiesta. Gli investigatori ritengono infatti di aver individuato gli esecutori materiali dell'attentato, ma resta ancora da accertare chi abbia deciso di colpire il giornalista e chi abbia organizzato e finanziato l'intera operazione. Le piste attualmente aperte sarebbero tre. Una conduce alla criminalità organizzata campana, anche se finora non avrebbe trovato riscontri investigativi definitivi. Le altre due riguardano gruppi criminali di dimensioni più contenute, ma comunque ritenuti capaci di organizzare un'azione complessa come quella avvenuta davanti all'abitazione di Ranucci. Secondo il giudice per le indagini preliminari, il metodo utilizzato presenta comunque caratteristiche tipicamente mafiose: disponibilità di esplosivi, pianificazione dell'attentato e una rete di supporto destinata a proteggere gli autori del gesto.

Le intercettazioni: "Era un favore"

Tra gli elementi più rilevanti raccolti dagli investigatori figurano alcune conversazioni intercettate. Il 24 marzo Antonio Passariello invita Davide Netti a cercare su internet notizie sull'attentato a Ranucci. Quando quest'ultimo gli domanda se si tratti di un'azione organizzata da lui, la risposta è negativa. A quel punto interviene Luca Amato pronunciando una sola parola: "Un piacere." La conversazione prosegue con una frase attribuita a Passariello che gli investigatori considerano fondamentale. "Una mano lava l'altra e due lavano la faccia." Successivamente l'uomo precisa di non fare mai "regali", lasciando intendere che incarichi di questo tipo vengano eseguiti esclusivamente dietro richiesta di qualcuno. Per la Procura queste parole rafforzerebbero l'ipotesi che il gruppo abbia agito su commissione.

Un'organizzazione già pronta ad agire

Secondo il gip, il commando non sarebbe nato in occasione dell'attentato contro Ranucci. Le intercettazioni descrivono infatti una struttura già operativa, in grado di procurarsi esplosivi e di utilizzare con familiarità la cosiddetta "gelatina da cava". Elementi che, secondo il giudice, dimostrerebbero l'esistenza di un'organizzazione stabile e già predisposta a compiere azioni criminali.

Il piano di fuga all'estero

L'inchiesta ha fatto emergere anche quello che sarebbe dovuto accadere dopo l'attentato. Secondo gli investigatori, gli esecutori materiali stavano preparando la fuga dall'Italia grazie all'appoggio di chi avrebbe commissionato l'azione. Il giudice parla di un "intenso interesse" dei presunti mandanti nel favorire l'allontanamento del gruppo, mettendo a disposizione denaro, coperture logistiche e persino una versione concordata dei fatti per ostacolare le indagini. Tra le destinazioni prese in considerazione figurava anche la Spagna. "Ti danno i soldi e ti vai a divertire... dieci-quindici giorni... poi torni", avrebbe detto Passariello in una delle conversazioni intercettate. Il progetto, però, non è mai andato in porto: gli arresti hanno bloccato la fuga prima che il gruppo riuscisse a lasciare il Paese.

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