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  • Venezia - Mercoledì 1 Luglio 2026

San Stino di Livenza (Ve): venerdì i funerali di Chiara Guerra, la donna uccisa dal nipote 17enne

Il corpo della donna era stato recuperato il 16 giugno nel fiume Lemene, dopo la confessione del nipote.

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I risvolti giudiziari e il dolore di un'intera comunità si incrociano a San Stino di Livenza, in provincia di Venezia, dove la macchina organizzativa e le istituzioni locali si preparano a dare l'estremo saluto a Chiara Guerra.

I funerali della docente cinquantatreenne si svolgeranno venerdì 3 luglio presso la chiesa parrocchiale del centro abitato veneziano. L'autorità giudiziaria ha rilasciato la salma ai familiari dopo il completamento degli esami autoptici e dei rilievi scientifici necessari a consolidare il quadro probatorio a carico dell'unico indagato per l'omicidio.

La tragedia, che ha destato profondo sconcerto nel tessuto sociale locale, si è consumata lo scorso 11 giugno all'interno del perimetro cittadino. A provocare il decesso della donna sono state numerose coltellate, inferte dal nipote diciassettenne della vittima.

Il giovane, crollato sotto il peso degli indizi e degli interrogatori, aveva formalizzato una piena confessione del delitto due giorni dopo l'accaduto davanti al sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Pordenone, Carmelo Barbaro, ricostruendo le fasi dell'aggressione e del successivo occultamento del corpo.

Le indagini condotte dai carabinieri e coordinate dal magistrato inquirente avevano permesso di fare luce sulle drammatiche modalità del post-delitto. Il cadavere della cinquantatreenne, unitamente al suo telefono cellulare e all'arma utilizzata per compiere l'assassinio, era stato sigillato all'interno di un sacco da trasporto e successivamente gettato in un canale artificiale non lontano dal luogo del crimine.

Il tragico rinvenimento e il successivo ripescaggio della salma da parte dei nuclei subacquei e dei vigili del fuoco erano avvenuti il 16 giugno, a ridosso di una chiusa posizionata lungo il corso del fiume Lemene.

Con la fissazione delle esequie, la cittadinanza si avvia a vivere un momento di raccoglimento collettivo, in attesa che l'iter della giustizia minorile compia il suo corso per accertare le motivazioni profonde e le responsabilità penali del grave fatto di sangue.

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