Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
L'ultimo saluto al piccolo guerriero del Monaldi si trasforma in un caso nazionale. La madre annuncia una fondazione e punta il dito contro le ombre del trapianto: “Ho saputo dai giornali che qualcosa è andato storto, ora voglio la verità”.
L'ultimo saluto al piccolo guerriero del Monaldi si trasforma in un caso nazionale. La madre annuncia una fondazione e punta il dito contro le ombre del trapianto: “Ho saputo dai giornali che qualcosa è andato storto, ora voglio la verità”.
A soli due giorni dal tragico addio a Domenico, il bambino che ha tenuto l'Italia con il fiato sospeso, Patrizia Mercolino trova la forza di parlare, trasformando il proprio strazio in un messaggio di gratitudine e denuncia.
Il sagrato dell'ospedale Monaldi, sommerso da una distesa infinita di peluche, è diventato il simbolo di un dolore collettivo che la donna ha voluto onorare con parole cariche di commozione: “Ho visto il tappeto di pupazzi fuori al Monaldi, bellissimo. Ne approfitto anche per ringraziare tutta l’Italia, per tutto il calore che stanno dimostrando a mio figlio. Veramente ringrazio tutti con tutto il cuore, Domenico è diventato il figlio di tutti. Ho percepito questo abbraccio immenso dal primo momento, ma adesso ancora di più”.
Un ringraziamento speciale è andato anche alla stampa: “Ringrazio anche voi giornalisti, perché senza di voi non sarebbe arrivato fino a qua tutto questo”.
Ma dietro la commozione si cela una madre pronta a dare battaglia. Patrizia ha annunciato la nascita di una fondazione intitolata al figlio, nata non solo per preservarne il ricordo, ma per diventare uno scudo contro le ingiustizie: “La fondazione è importante per mantenere viva la memoria di Domenico, per aiutare tutte quelle persone che sono state vittime di malasanità”.
Al contempo, la donna ha lanciato un avvertimento durissimo contro chi sta cercando di lucrare sulla tragedia: “Vorrei ricordare anche tutto questo sciacallaggio che c'è stato, stanno usando il nome di mio figlio per soldi, cosa che io non accetto. Io non ho mai avuto un euro, mai voluto un euro da nessuno”.
Il punto più oscuro della vicenda resta però l'esito del trapianto di cuore, sul quale Patrizia pretende ora estrema chiarezza. Ai microfoni di Ore 14 su Rai 2, la donna ha rivelato una discrepanza inquietante tra le versioni ufficiali e quanto appreso in seguito: “Ho saputo dai giornali che l'intervento non era andato come doveva, dopo un mese e mezzo. Mi avevano detto solo che il cuore non era partito e che ne dovevamo aspettare un altro. È arrivata l'ora della verità. Me lo devono e lo devono a mio figlio. Chiedo solo giustizia”.
Una richiesta che trasforma il lutto privato in una missione civile: scoprire cosa sia successo davvero in quella sala operatoria.
APPUNTAMENTI IN AGENDA