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  • Roma - Lunedì 15 Giugno 2026

Crans-Montana, la rinascita dei ragazzi feriti: festa al Niguarda per i 17 anni di Francesca. Tutti promossi gli studenti italiani

All'ospedale Niguarda di Milano, Francesca festeggia il suo diciassettesimo compleanno, simbolo di rinascita dopo il tragico incendio di Crans-Montana, arriva anche la bella notizia: tutti promossi i ragazzi italiani.

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Tra palloncini, striscioni e abbracci, all'ospedale Niguarda di Milano si è vissuto un pomeriggio carico di emozioni. Protagonista Francesca, una delle ragazze rimaste gravemente ferite nel tragico incendio di Crans-Montana durante la notte di Capodanno, che ha festeggiato il suo diciassettesimo compleanno circondata dall'affetto di amici, compagni di scuola e familiari. Per la giovane, ricoverata dal 4 gennaio nel reparto Grandi Ustionati, non si è trattato soltanto di una festa di compleanno. È stato soprattutto un simbolo di rinascita dopo mesi di dolore, interventi chirurgici e lunghe giornate trascorse in ospedale.

L'affetto degli amici sotto le finestre del reparto

A rendere speciale la giornata sono stati decine di amici arrivati da Buscate, il paese dove Francesca vive. Compagni di classe, animatori dell'oratorio e persone che da sempre fanno parte della sua vita hanno voluto esserle accanto in un momento così importante. Sotto le finestre del reparto è comparso uno striscione con una dedica piena di affetto: "Sii forte e coraggiosa, noi siamo sempre qui a fare il tifo per te, ti vogliamo tanto bene". Tra cori, maracas e palloncini, Francesca si è affacciata per qualche istante. Nonostante le protezioni necessarie per il percorso di cura, il suo sorriso non è passato inosservato. La ragazza ha salutato tutti con il gesto della vittoria, ricevendo un lungo applauso. Successivamente gli amici hanno potuto incontrarla in piccoli gruppi, entrando in reparto con tutte le precauzioni richieste.

"È sempre la nostra Francesca"

Chi l'ha incontrata racconta di aver ritrovato la stessa ragazza di sempre. "È molto spiritosa e autoironica. Riesce a scherzare perfino su quello che le è accaduto. Abbiamo chiacchierato e fatto un po' di gossip come sempre", raccontano alcune amiche. Una normalità ritrovata, almeno per qualche ora, che ha contribuito a rendere la giornata ancora più significativa.

Cinquanta interventi e una lunga strada verso la guarigione

Le condizioni di Francesca restano complesse. La ragazza ha riportato ustioni di secondo e terzo grado sul 70 per cento del corpo e continua un percorso di cura lungo e delicato. In quasi sei mesi di ricovero ha affrontato circa cinquanta interventi chirurgici e potrebbe averne bisogno di altri prima della dimissione. Negli ultimi tempi, però, i progressi sono diventati sempre più evidenti. "Questa giornata per lei rappresenta una rinascita", racconta il padre Stefano. "Da alcune settimane ha tolto il sondino nasogastrico e ha ripreso a mangiare con appetito. Ogni sera vuole la tagliata perché ha scoperto che la carne può aiutarla nel recupero. Inoltre ha iniziato a camminare con il deambulatore e riesce a stare seduta per qualche ora, anche se il dolore è ancora molto forte".

Il coraggio che commuove i genitori

Anche la madre Marilisa non nasconde l'emozione. "Oggi è raggiante. Non si aspettava tutta questa gente. Per noi è un momento commovente perché continua a insegnarci qualcosa ogni giorno. Ha affrontato mesi terribili senza perdere la lucidità e la voglia di lottare". Da gennaio i genitori vivono praticamente in ospedale, alternandosi giorno e notte accanto alla figlia. "Qui siamo entrati in una sorta di bolla. Quando torneremo a casa sarà come riprendere la vita dal 2 gennaio", racconta ancora il padre.

Il ricordo di quella notte terribile

La festa ha inevitabilmente riportato alla mente anche i momenti drammatici vissuti durante l'incendio che ha devastato il locale Le Constellation a Crans-Montana. Stefano ricorda ancora quei minuti con dolore. "Nostra figlia aveva perso tempo per recuperare il giubbotto e il telefono. Voleva chiamarmi. Le mancavano pochi gradini per raggiungere l'uscita quando ha perso conoscenza. Io la cercavo tra le vittime e non riuscivo a trovarla. Poi l'ho vista nel bar di fronte, seduta su uno sgabello, sotto choc, con i vestiti distrutti e infreddolita. Mi chiedeva: 'Sono morta? Che cosa è successo?'". Da lì iniziò il trasferimento all'ospedale di Sion e poi il rientro in Italia al Niguarda.

L'impegno straordinario dei medici

Anche l'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha voluto partecipare ai festeggiamenti, sottolineando il lavoro svolto dai sanitari in questi mesi. "Francesca resta uno dei casi più complessi. Vogliamo essere certi che, quando verrà dimessa, non esistano rischi. Lei e gli altri ragazzi ancora ricoverati sono stanchi di questa lunga degenza". Bertolaso ha ricordato come per i feriti di Crans-Montana siano stati necessari circa mille interventi medici, tra operazioni chirurgiche, medicazioni e procedure particolarmente delicate.

Tutti promossi gli studenti italiani coinvolti nella tragedia

Tra le notizie positive arrivate in questi giorni c'è anche quella relativa al percorso scolastico dei ragazzi italiani feriti nell'incendio. Nonostante i lunghi ricoveri e le difficoltà fisiche e psicologiche affrontate, tutti gli studenti italiani coinvolti sono stati ammessi all'anno successivo grazie a programmi personalizzati e alla didattica a distanza predisposta dalle rispettive scuole. Una scelta che ha permesso loro di mantenere il legame con compagni e insegnanti durante il percorso di cura.

La polemica: "I ragazzi svizzeri sono stati bocciati"

A suscitare sorpresa e amarezza è invece quanto raccontato dai familiari dei giovani feriti provenienti dalla Svizzera. Secondo il padre di Giuseppe, uno degli ex pazienti del Niguarda, tutti gli studenti svizzeri coinvolti nella tragedia non sarebbero stati promossi. "Ce lo hanno raccontato i loro genitori. Le scuole avrebbero sostenuto che non fosse possibile equiparare chi ha frequentato regolarmente tutto l'anno e chi invece è stato presente soltanto per pochi mesi. Personalmente lo considero un atteggiamento privo di umanità". Parole che aprono una riflessione sul ruolo della scuola nell'accompagnare ragazzi che hanno vissuto un trauma così profondo.

Il difficile ritorno alla normalità

Per molti dei giovani sopravvissuti la battaglia non è ancora finita. Giuseppe, per esempio, continua a sottoporsi a cure specialistiche e dovrà affrontare nuove sedute di laser. Porta una guaina compressiva sulla mano per tutto il giorno e un'altra sul viso quando si trova in casa. Anche la concentrazione nello studio resta una sfida. "Studiare non è semplice dopo quello che abbiamo vissuto", racconta uno dei ragazzi. "Durante l'incendio mi nascosi sotto un tavolo pensando di salvarmi. Poi mi sono fatto strada tra i corpi a terra e qualcuno mi ha aiutato a uscire. Quando mi sono risvegliato dopo la sedazione ero già al Niguarda".

Un compleanno che sa di speranza

Per qualche ora, però, il dolore ha lasciato spazio alla speranza. Tra regali, braccialetti, profumi e una torta preparata dalla nonna, Francesca ha potuto sentirsi di nuovo una ragazza di diciassette anni circondata dall'affetto delle persone che le vogliono bene. Un compleanno diverso da tutti gli altri, ma forse proprio per questo ancora più importante. Perché dopo mesi di sofferenza, quella festa nel cortile del Niguarda ha rappresentato il segno concreto che la vita, lentamente, sta tornando a farsi strada.

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