
- Prima Notizia 24
- Pavia - Martedì 26 Maggio 2026
Delitto di Garlasco, la difesa di Sempio blinda le indagini: "Il Dna sulle unghie di Chiara Poggi non prova l'aggressione"
I consulenti genetici depositano una corposa relazione tecnica alla Procura di Pavia per smontare l'ipotesi accusatoria. Secondo l'esperta Marina Baldi, i frammenti genetici rinvenuti sulle mani della vittima costituiscono una traccia mista, incompleta e debole, inidonea a dimostrare un contatto violento e confutata dalla presenza del profilo di un altro uomo rimasto ignoto.
Una svolta di natura scientifica rischia di ridisegnare i contorni investigativi legati al delitto di Garlasco, introducendo pesanti elementi di dubbio sulla consistenza delle tracce biologiche raccolte dagli inquirenti.
La difesa di Andrea Sempio, il 38enne formalmente iscritto nel registro degli indagati per l'omicidio di Chiara Poggi, ha depositato presso gli uffici della Procura della Repubblica di Pavia le conclusioni della propria consulenza genetica di parte.
L'elaborato tecnico, redatto e consegnato nell'ambito della cruciale fase di chiusura delle indagini preliminari, punta a smontare radicalmente il valore indiziario del materiale biologico isolato sulle mani della studentessa, sostenendo non solo che il profilo genetico in questione non sia chiaramente identificabile, ma che non possa in alcun modo essere utilizzato per dimostrare una colluttazione tra la vittima e il presunto assassino.
L'analisi scientifica è stata affidata alle competenze di Marina Baldi, biologa e specialista in genetica medica, la quale ha evidenziato come il dato biologico sia del tutto carente dei requisiti minimi di robustezza necessari in sede giudiziaria. "Il rinvenimento di componenti" di aplotipo Y "asseritamente compatibili con Andrea Sempio sotto due unghie della vittima non può essere considerato, allo stato, prova di un contatto aggressivo diretto", ha spiegato l'esperta nella sua relazione.
Entrando nel dettaglio delle verifiche di laboratorio, la genetista ha chiarito che "il dato appare tecnicamente debole poiché non si tratterebbe di profili pieni e singoli, ma di profili misti, incompleti e non pienamente consolidati", aggiungendo che la traccia esaminata "non ha valore individualizzante paragonabile a un profilo autosomico completo e deve essere interpretato con prudenza ancora maggiore in presenza di contributi multipli".
La tesi difensiva trova un pilastro fondamentale nell'individuazione di altre impronte biologiche sulle mani della vittima, un elemento che secondo i consulenti scardina l'unicità della pista finora seguita dagli investigatori. "Assume rilievo decisivo – ha rimarcato Baldi – la presenza di un ulteriore profilo maschile Y non attribuito su altro dito della vittima. Tale circostanza documenta che il materiale subungueale non è geneticamente univoco e che non può essere selezionata soltanto la comune componente asseritamente compatibile con l'indagato, ignorando la presenza di altri contributi maschili".
Anche nell'eventualità in cui i magistrati ritenessero valida una compatibilità di tipo parziale con i campioni di Sempio, la relazione medica nega categoricamente il nesso causale con l'azione delittuosa, specificando che "tale dato non prova che egli abbia avuto un contatto aggressivo con la vittima, né che sia stato graffiato nel corso dell'azione omicidiaria".
Il team scientifico della difesa sottolinea come l'origine di quelle micro-tracce possa essere ricondotta a una pluralità di fattori del tutto slegati dal momento dell'omicidio. "Rimangono aperte ipotesi alternative quali Dna di fondo, trasferimento secondario, trasferimento occasionale, contaminazione, manipolazione dei reperti o deposito non correlato al fatto", ha precisato la specialista, escludendo che su tali basi si possa imbastire un impianto processuale solido.
La relazione si chiude difatti con un giudizio perentorio sull'inadeguatezza del materiale probatorio: "In assenza di un profilo completo, singolo, quantitativamente significativo, riproducibile e coerente con la dinamica di un graffiamento aggressivo, il dato genetico subungueale deve essere considerato un elemento fragile, parziale e non individualizzante, non idoneo a fondare una conclusione accusatoria scientificamente robusta".
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