Doping, Alex Schwazer: "Ero troppo giovane, non ero pronto a tutto quello che trovi attorno quando vinci"
L'ex campione olimpico a Mow: "Andrea Iannone? Il sistema non è fatto per punire chi si dopa”.
(Prima Notizia 24)
Mercoledì 06 Luglio 2022
Roma - 06 lug 2022 (Prima Notizia 24)
L'ex campione olimpico a Mow: "Andrea Iannone? Il sistema non è fatto per punire chi si dopa”.
Intervista senza filtri dell'ex campione olimpico Alex Schwazer su Mow: dal nuovo libro "Dopo il traguardo" (ed. Feltrinelli, 2022), “non si parte dal successo, non ci si limita al fallimento”, passando per la drammatica conferenza stampa dell'agosto 2012, fino alla fede personale e al credere in se stessi. “Non chiedo a Dio di aiutarmi, stare fermi non funziona”, dice.

Nella lunga intervista sulle pagini digitali di Mow, il corridore ed ex campione azzurro illustra al magazine lifestyle di AM Network il peso che portano sulle spalle gli atleti in un'età in cui si è ancora dei fragili ragazzi: "Ero troppo giovane a livello personale. Nel mio sport mi sono sempre trovato bene, però non ero pronto a tutto quello che ti trovi attorno quando vinci. Poi sai, quando vinci, il giorno dopo non è lo stesso. Devi farti delle domande”.

Alex Schwazer commenta anche la recente squalifica per 4 anni inflitta al pilota italiano Andrea Iannone, per essere risultato positivo a sostanze vietate, durante i controlli medici: “Il sistema dei controlli anti-doping non è fatto per colpire chi si dopa. Spesso gli atleti vengono fermati senza che le sostanze assunte influiscano sulla prestazione. Ma ogni anno devono giustificare la loro presenza, i soldi che prendono.

Nel caso di Andrea Iannone penso che gli abbiano trovato una sostanza (il drostanolone, ndr.) che non influisce minimamente sul rendimento del pilota. E devi sempre spiegare tu come è finita nel tuo fisico, non sono loro a doverlo dimostrare. Cosa che, spesso, è impossibile.

A livello penale non funziona così, è il contrario. E se sono dopato devi dimostrarmi anche che ne ho ricavato un vantaggio. Se il sistema sportivo ragionasse come quello penale avrebbero pochissimi casi di doping reali. A volte trovano uno che si è fatto una canna con gli amici e gli danno sei mesi. Ma non parliamo di doping per aumentare la performance”.

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