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Economia

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Venerdì 16 Ottobre 2026, 12:10

Economia sommersa in calo al 9,9% del Pil nel 2024, Istat certifica il valore a 218,2 miliardi di euro

La contrazione delle sotto-dichiarazioni e il ridimensionamento delle attività illecite compensano l'aumento dell'impiego di lavoro irregolare, che sale a oltre 3,2 milioni di unità.

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Prosegue il trend di contenimento dell'incidenza dell'economia non osservata sulla ricchezza nazionale. Stando alle rilevazioni diffuse dal report dell'Istat, nel 2024 la stima complessiva del sommerso si è attestata a quota 218,2 miliardi di euro, mettendo a segno un marginale incremento dello 0,3% su base annua a fronte di una crescita del Pil nominale pari al 3,2%.

Tale dinamica ha determinato un'ulteriore discesa dell'incidenza del comparto sommerso sul Prodotto Interno Lordo, passata dal 10,2% dell'anno precedente al 9,9%, con una flessione netta di 0,3 punti percentuali.

L'evoluzione aggregata risente tuttavia di una sensibile ripartizione interna tra le sue componenti costitutive. A spingere la dimensione economica del fenomeno è stato principalmente il valore aggiunto derivante dall'impiego di lavoro non regolare, cresciuto del 3,9% (equivalente a circa 3,1 miliardi di euro) per un totale di 3 milioni e 277mila unità lavorative a tempo pieno (Ula) irregolari, di cui quasi 2,4 milioni nell'ambito del lavoro dipendente.

Al contrario, la quota legata alla sotto-dichiarazione dei redditi ha evidenziato una contrazione dello 0,6% (-0,6 miliardi), calando al 49,3% del totale non osservato. Ancora più accentuate la flessione registrata dalle voci relative a mance e locazioni non dichiarate (-13,1%, pari a -1,6 miliardi) e la costante flessione delle attività illegali (-0,9%, pari a circa -0,2 miliardi).

Sotto il profilo dei settori produttivi, l'impatto del sommerso risulta significativamente differenziato: l'incidenza più marcata sul valore aggiunto si riscontra negli altri servizi alla persona (30,7%), seguiti da commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (18,5%) e dal comparto delle costruzioni (17,7%), mentre quota-parti marginali vengono rilevate nei servizi alle imprese (5%), nei beni d'investimento (4%) e nella produzione industriale intermedia (1,4%).

Infine, per quanto concerne il perimetro propriamente illegale, il valore aggiunto generato comprensivo dell'indotto si è attestato a 19,8 miliardi di euro (pari allo 0,9% del Pil), a fronte di consumi finali di beni e servizi illeciti stimati in 22,5 miliardi di euro, equivalenti all'1,7% della spesa delle famiglie.

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