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- Roma - Mercoledì 21 Ottobre 2026, 11:45
Esclusiva - Festa del Cinema, Elisa Forte: "Il teatro è una scuola di umanità, nel doppiaggio la tecnica è al servizio dell'emozione"
Dalla recitazione al debutto come doppiatrice nella serie Prime Video “Best Medicine”, la star parla della sua formazione, della passione per il palcoscenico e dei rumor sulla sua vita sentimentale.
di Redazione
A un giorno da un evento che la vedrà ospite allo spazio eventi “notebook” all’auditorium parco della musica Ennio Morricone, l’attrice Elisa Forte ci ha rilasciato una bella esclusiva.
Elisa, il tuo percorso ti ha vista protagonista a teatro e al cinema, e ora ti mettiamo all’ascolto nel mondo del doppiaggio con la serie “Best Medicine” su Prime Video. Com’è stato mettersi alla prova al microfono per dare voce a questo nuovo progetto?
È stata un’esperienza davvero stimolante. Il doppiaggio è un mondo affascinante, che richiede una sensibilità particolare e soprattutto una grande capacità di ascolto. Quando sei sul palcoscenico hai a disposizione il corpo, lo sguardo, il movimento, mentre davanti a un microfono tutto deve passare attraverso la voce. Eppure, paradossalmente, devi continuare a recitare con tutto te stesso, anche quando nessuno ti vede.
Con Best Medicine ho avuto modo di confrontarmi con un linguaggio che amo molto, nel quale la tecnica deve essere sempre al servizio dell’emozione. La sfida più interessante è riuscire a restituire la verità di un personaggio rispettando un’interpretazione che esiste già, senza perdere la propria sensibilità artistica. È un lavoro di precisione, ma anche di grande libertà interiore. E poi credo che per un attore sia fondamentale continuare a mettersi alla prova: nel momento in cui pensi di aver imparato tutto, probabilmente hai smesso di crescere.
Bionda, bellissima e dotata di grande talento e presenza scenica: quanto ti ha aiutato la tua formazione teatrale nel gestire la versatilità che oggi richiede il mondo dello spettacolo?
Intanto grazie, con una presentazione così rischio di montarmi la testa! (Ride.) La formazione teatrale è stata fondamentale, perché mi ha dato qualcosa che va oltre la tecnica: mi ha insegnato a osservare le persone, a comprenderne le contraddizioni e a cercare sempre quello che si nasconde dietro le parole. Credo che il teatro sia una scuola straordinaria di umanità. Ti costringe continuamente a uscire da te stessa, ad abitare vite che non ti appartengono, a trovare una verità anche in personaggi molto lontani dal tuo modo di essere.
Oggi si chiede agli attori di essere versatili, di passare dal palcoscenico alla macchina da presa, fino al doppiaggio, ma penso che la vera versatilità non consista semplicemente nel saper cambiare linguaggio. Consiste nel riuscire a essere autentici in ognuno di questi linguaggi. E poi c’è una cosa che considero importantissima: la curiosità. Un attore che smette di essere curioso del mondo, delle persone e della vita perde, secondo me, una parte essenziale del proprio mestiere.
Il pubblico ti ama per la tua naturalezza e passione per la recitazione. Quali sono i palcoscenici o i ruoli che ti porti maggiormente nel cuore e che hanno segnato il tuo percorso umano e artistico?
Ho sempre pensato che i personaggi che interpretiamo ci lascino qualcosa, anche quando apparentemente siamo noi a prestare loro la voce, il corpo e le emozioni. Porto nel cuore soprattutto i ruoli che mi hanno messa in difficoltà, quelli che mi hanno obbligata a cercare risposte, a mettere in discussione le mie certezze, a confrontarmi con aspetti dell’essere umano che magari nella vita quotidiana tendiamo a evitare.
Sono particolarmente attratta dai personaggi complessi, dalle loro fragilità, dalle contraddizioni, da tutto quello che non è immediatamente spiegabile. Non amo dividere il mondo in buoni e cattivi: credo che le persone siano molto più interessanti di così, e il teatro ci offre il privilegio di esplorare proprio questa complessità. Ogni palcoscenico ha rappresentato un incontro, un’emozione, un pezzo della mia crescita.
Ma la cosa che continua a emozionarmi, anche dopo tanti anni, è quell’istante prima di entrare in scena. C’è un silenzio particolare, una tensione bellissima. Sai perfettamente cosa devi fare, eppure sai anche che quella sera sarà diversa da tutte le altre. È questa la magia del teatro: qualcosa che nasce, vive e finisce davanti ai tuoi occhi, e che non potrai mai ripetere esattamente nello stesso modo.
Passando al lato più intimo: si mormora che nella tua vita ci sia un grande amore misterioso a farti battere il cuore. Ci dai qualche indizio su chi sia o su come sia riuscito a conquistarti?
Ah, quindi circolano queste voci? Interessante, dovrò informarmi anch’io! (Ride.) Diciamo che mi piace lasciare un po’ di mistero intorno alla mia vita privata. In un’epoca in cui si racconta praticamente tutto, trovo quasi romantico conservare qualcosa soltanto per sé. Posso però dire che sono una persona che ha bisogno di emozionarsi.
Non mi interessano particolarmente le grandi dichiarazioni o i gesti plateali. Mi conquista l’intelligenza, l’ironia, la capacità di sorprendermi. Mi affascinano le persone che hanno un mondo dentro, che sanno guardare la realtà da prospettive diverse e che riescono a trasformare anche una semplice conversazione in qualcosa di speciale. Credo molto nella complicità mentale, ma anche in quella leggerezza che ti permette di ridere insieme senza prenderti troppo sul serio. E soprattutto penso che l’amore debba aggiungere vita alla vita, non sottrargliela.
Quanto al misterioso protagonista di questi rumors… diciamo che per ora preferisco non svelare il finale. Anche perché le storie più belle sono quelle che riescono ancora a sorprenderci.
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