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  • Prima Notizia 24
  • Roma - Mercoledì 21 Ottobre 2026, 12:00

Multiversity, ATUPU denuncia l’esclusione dei tre fondatori: «A rischio sessanta famiglie»

Il sindacato chiede chiarimenti sull’interruzione dei rapporti con la rete commerciale degli atenei Pegaso, Mercatorum e San Raffaele. Annunciate iniziative giudiziarie e istituzionali.

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di Redazione

Tre comunicazioni arrivate, secondo il loro racconto, nell’arco di cinque minuti. Per i fondatori di ATUPU hanno segnato l’esclusione dalla rete commerciale delle università Pegaso, Mercatorum e San Raffaele e aperto una vertenza che, denunciano, potrebbe avere conseguenze sulle attività e sui lavoratori coinvolti: complessivamente, sessanta famiglie.

A sollevare il caso sono Massimiliano Scognamiglio, presidente di ATUPU, Walter Scognamiglio, vicepresidente, e Matteo Fortunati, segretario generale. I tre rappresentanti riferiscono di aver ricevuto il 7 ottobre le comunicazioni di estromissione e chiedono che ne vengano chiarite le motivazioni.

Nella ricostruzione del sindacato, la decisione sarebbe stata preceduta, nei mesi di giugno e luglio, da richieste di chiarimento riguardanti pratiche commerciali, trattamenti IVA e possibili condizioni di dipendenza economica. Questioni sulle quali ATUPU sostiene di aver sollecitato maggiore trasparenza.

Sempre secondo quanto riferito dall’organizzazione, sette giorni prima delle comunicazioni era stato richiesto un incontro al direttore commerciale Stefano Parlato e all’avvocato Diego Riva, dello studio PedersoliGattai. L’invito, stando all’avvocato Gabriele De Luca, che assiste diversi Poli universitari, sarebbe rimasto senza risposta.

La successione degli avvenimenti è al centro delle contestazioni di ATUPU, che chiede di verificare l’eventuale collegamento tra la nascita del sindacato e l’interruzione dei rapporti commerciali. Un collegamento che, allo stato delle informazioni disponibili, rappresenta un’ipotesi prospettata dai fondatori e dovrà essere accertato nelle sedi competenti.

«Dopo anni di lavoro, investimenti e sacrifici, ci ritroviamo improvvisamente esclusi da un sistema che abbiamo contribuito a far crescere. Abbiamo avuto il coraggio di chiedere trasparenza e di costituire un sindacato. È questa la nostra colpa?», dichiarano i tre rappresentanti.

La preoccupazione riguarda soprattutto le ricadute economiche e occupazionali. Il riferimento alle sessanta famiglie è una stima indicata dagli stessi esponenti di ATUPU, che richiamano l’attenzione sulle persone legate alle attività interessate dalla decisione.

«Dietro questa decisione non ci sono soltanto tre imprenditori, ma sessanta famiglie, lavoratori, figli e persone che rischiano di pagare un prezzo altissimo. La dignità umana non può essere sacrificata sull’altare degli interessi economici. E il silenzio non può diventare la risposta a chi chiede legittimamente un confronto».

ATUPU annuncia quindi l’intenzione di portare la vicenda davanti alle autorità giudiziarie e alle istituzioni, anche europee, per ottenere chiarimenti e tutelare i diritti che ritiene compromessi.

«Non cerchiamo vendetta, ma giustizia. Non chiediamo privilegi, ma rispetto», affermano Scognamiglio, Scognamiglio e Fortunati, ribadendo la volontà di proseguire la vertenza.

Nel materiale diffuso dal sindacato non è riportata una posizione di Multiversity sulle ragioni delle interruzioni contrattuali e sulle contestazioni avanzate. Resta dunque da acquisire la ricostruzione del gruppo, necessaria per completare il quadro della vicenda.

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