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  • Prima Notizia 24
  • Roma - Martedì 20 Ottobre 2026, 18:20

Agromafie, un affare da 25,2 miliardi: Coldiretti chiede controlli scientifici contro le frodi

Dal Forum di Roma la richiesta di accelerare sulla banca dati per verificare l’origine degli alimenti. Secondo il rapporto Coldiretti/Censis, tre italiani su quattro dichiarano di aver subito almeno un inganno a tavola.

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La provenienza dichiarata su un’etichetta, la qualità promessa al banco, il prezzo pagato per un prodotto ritenuto autentico. La lotta alle frodi alimentari comincia dalle scelte quotidiane dei consumatori e riguarda la tenuta di un’intera filiera.

A richiamare l’attenzione sulle dimensioni del fenomeno è Coldiretti: il business delle agromafie ha raggiunto i 25,2 miliardi di euro, sottraendo spazio alle imprese che rispettano le regole e mettendo a rischio la fiducia di chi acquista.

Il tema è al centro del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato a Roma dall’associazione agricola, con un panel sui reati agroalimentari promosso insieme all’Osservatorio Agromafie. Dal confronto arriva una richiesta precisa: accelerare sui controlli innovativi, utilizzando strumenti scientifici capaci di verificare l’origine delle produzioni e individuare gli inganni lungo la filiera.

Le conseguenze delle frodi ricadono su entrambi i lati del mercato. I cittadini possono acquistare alimenti presentati come italiani o con caratteristiche diverse da quelle reali, pagando un prezzo non giustificato e, in alcuni casi, esponendosi a rischi sanitari. Gli agricoltori onesti subiscono invece la concorrenza di chi riduce i costi aggirando obblighi e controlli.

La percezione del problema emerge dal rapporto Coldiretti/Censis realizzato per il Forum: il 75% degli italiani dichiara di essere stato vittima almeno una volta di un inganno alimentare.

Una quota che si accompagna a una forte domanda di tutela: l’89% ritiene necessarie leggi severe contro le frodi sulla qualità e sull’origine dei prodotti, mentre l’88% considera le etichette ingannevoli sulla provenienza una minaccia per la salute pubblica.

Per Coldiretti, questi comportamenti non possono essere derubricati a semplici furbizie commerciali.

A essere compromessa è la possibilità di scegliere consapevolmente che cosa portare in tavola, insieme alla credibilità delle produzioni e alla correttezza degli scambi. Sul piano normativo, l’associazione richiama l’approvazione del disegno di legge promosso dal ministro Francesco Lollobrigida, che prevede un nuovo titolo del codice penale dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare e recepisce le proposte della cosiddetta "Legge Caselli", sostenuta dalla Fondazione Osservatorio Agromafie.

"Non si tratta soltanto di un aggiornamento tecnico delle norme penali, ma di una scelta culturale, perché riconosce che il patrimonio agroalimentare non è soltanto una merce, ma comprende la qualità del cibo, la salute dei cittadini, il lavoro, l’ambiente, i territori, l’identità stessa del nostro Paese", sottolinea Giancarlo Caselli, presidente del Comitato scientifico della Fondazione. Una tutela che, aggiunge, "riguarda tutti: istituzioni, imprese, lavoratori, consumatori e cittadini" e punta a garantire condizioni di concorrenza più giuste e trasparenti. Il ddl prevede, tra le principali novità, il reato di frode alimentare, quello di commercio di alimenti con segni mendaci e l’agropirateria, rivolta alle condotte fraudolente sistematiche e organizzate.

L’obiettivo è contrastare gli inganni sulla qualità, sulla quantità e sulla provenienza degli alimenti, insieme alle false etichettature. Il passaggio successivo indicato da Coldiretti riguarda l’attuazione delle misure previste nel ColtivaItalia, a partire dalla banca dati dei controlli innovativi.

Risonanza magnetica, analisi genomiche e mappatura isotopica sono gli strumenti richiamati per accertare l’origine delle produzioni e rafforzare la trasparenza delle filiere. Per l’organizzazione agricola, i risultati di questi controlli devono poter valere come prove nei procedimenti giudiziari.

A spiegare la posta in gioco è Ettore Prandini, presidente di Coldiretti e della Fondazione Osservatorio Agromafie: "Con un valore di 707 miliardi di euro e 4 milioni di occupati, la filiera agroalimentare rappresenta una delle principali ricchezze del Paese e un patrimonio economico, sociale e occupazionale che va difeso da ogni forma di illegalità".

Una dimensione economica che, osserva Prandini, rende il settore particolarmente appetibile per la criminalità. "Non parliamo soltanto di frodi e contraffazioni, ma di fenomeni che alterano la concorrenza, sfruttano il lavoro, mettono a rischio la salute dei cittadini e colpiscono il reddito degli agricoltori". Da qui la richiesta di rafforzare gli strumenti di contrasto e assicurare trasparenza e tracciabilità lungo ogni passaggio della filiera, "tutelando il vero Made in Italy e chi ogni giorno lo produce".

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