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Dall'Oceano Indiano ai confini dell'Alleanza Atlantica, lo scontro tra Washington e la Repubblica Islamica tracima in un conflitto aperto che minaccia la sicurezza globale.
Dall'Oceano Indiano ai confini dell'Alleanza Atlantica, lo scontro tra Washington e la Repubblica Islamica tracima in un conflitto aperto che minaccia la sicurezza globale.
L'escalation bellica tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto una nuova soglia critica con l'affondamento di un'unità navale iraniana da parte di un sottomarino statunitense al largo delle coste dello Sri Lanka, mentre sul fronte mediterraneo la difesa aerea della NATO è dovuta intervenire per neutralizzare un missile balistico lanciato da Teheran.
Un funzionario turco, ai microfoni dell'Afp, ha chiarito che la Turchia "non era l'obiettivo" dell'ordigno, aggiungendo: "Riteniamo che mirasse a una base nella Cipro greca, ma che abbia deviato dalla rotta".
Il ministero della Difesa Nazionale di Ankara ha dettagliato l'operazione spiegando che "un missile balistico, lanciato dall'Iran e individuato mentre si dirigeva verso lo spazio aereo turco dopo aver attraversato lo spazio aereo iracheno e siriano, è stato prontamente intercettato e neutralizzato dagli elementi di difesa aerea e missilistica della Nato schierati nel Mediterraneo orientale", rassicurando poi la popolazione sul fatto che "è stato stabilito che l'ordigno caduto nel distretto di Dörtyol, nella provincia di Hatay, apparteneva a un munizionamento antiaereo che ha intercettato la minaccia in volo. Non si sono verificate vittime o feriti nell'incidente".
La fermezza del governo turco è stata ribadita dalla dichiarazione: "La nostra volontà e capacità di garantire la sicurezza del nostro Paese e dei nostri cittadini sono ai massimi livelli".
In ambito diplomatico, il ministro Hakan Fidan ha intimato al collega iraniano Abbas Araghchi che "qualsiasi azione che possa portare alla espansione del conflitto dovrebbe essere evitata", mentre la portavoce della NATO ha ufficialmente condannato le azioni di Teheran: "Condanniamo gli attacchi dell'Iran contro la Turchia. La Nato è saldamente al fianco di tutti gli Alleati, compresa la Turchia, mentre l'Iran continua i suoi attacchi indiscriminati in tutta la regione. La nostra posizione di deterrenza e difesa rimane forte in tutti i settori, compresa la difesa aerea e missilistica".
All'interno dell'Iran, l'agenzia Irna riporta un bilancio di sangue pesantissimo, affermando che "Durante l'aggressione militare... 1.045 dei nostri cari militari e civili" sono stati uccisi da sabato. Il portavoce IDF Avichay Adraee ha rivendicato raid contro "il quartier generale dei Basij, la forza paramilitare legata ai Pasdaran iraniani, oltre a piattaforme di lancio missilistiche e sistemi di difesa", mentre nei cieli di Teheran un F-35I israeliano ha abbattuto un caccia Yak-130.
La crisi di leadership iraniana è evidente nel rinvio dei funerali della Guida Suprema: "La cerimonia di addio per l'imam martirizzato è stata rinviata in previsione di un'affluenza senza precedenti", riferisce la Tv di Stato, mentre il ministro israeliano Israel Katz ha lanciato un avvertimento diretto: "Qualsiasi leader nominato dal regime terroristico iraniano per continuare a guidare il piano per distruggere Israele, minacciare gli Stati Uniti, il mondo libero e i paesi della regione e opprimere il popolo iraniano, sarà un bersaglio inequivocabile da eliminare. Non importa come si chiami o dove si nasconda".
Sul fronte marittimo, nello Stretto di Hormuz, l'Ukmto ha confermato che una nave è stata "colpita da un proiettile sconosciuto appena sopra la linea di galleggiamento, causando un incendio nella sala macchine", mentre l'alto ufficiale dei Pasdaran Mohammad Akbarzadeh ha dichiarato che "attualmente, lo Stretto di Hormuz è sotto il controllo totale della Marina della Repubblica Islamica".
In risposta, Donald Trump ha paventato la possibilità di scorte armate alle petroliere, mentre il premier britannico Keir Starmer ha espresso cautela: "Il Regno Unito non è coinvolto negli attacchi contro l'Iran dopo aver appreso la lezione della guerra in Iraq", ribadendo al Question Time: "Non voglio coinvolgere il Regno nella guerra in Iran senza basi legali e obiettivi certi", poiché "abbiamo già perso troppe vite, tra cui le donne e i bambini a Gaza. Sono determinato a far sì che oggi si imparino e si seguano le lezioni del passato".
Nonostante il monito del premier spagnolo Pedro Sanchez, secondo cui "spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, per guasti tecnici, per eventi imprevisti, pertanto dobbiamo imparare alla storia. E non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone", l'Iran resta sulle proprie posizioni bellicose, con il consigliere Mohammad Mokhbar che ha sentenziato: "Non abbiamo fiducia negli americani e non abbiamo basi per negoziare con loro. Possiamo continuare la guerra per tutto il tempo che vogliamo".
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