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- Roma - Lunedì 11 Maggio 2026
Mic, Giuli conferma l’azzeramento dello staff: Fratelli d’Italia prova a spegnere il caso politico a Roma
Firmati i decreti che segnano l’uscita di Emanuele Merlino ed Elena Proietti dal Ministero della Cultura. Mentre Alessandro Giuli tira dritto sulla riorganizzazione interna, da Fratelli d’Italia arrivano messaggi di copertura politica e il tentativo di ridimensionare lo scontro esploso attorno al Collegio Romano.
di Marco Silvestri
Al Ministero della Cultura prende forma una nuova fase di riassetto interno dopo giorni di tensioni e retroscena politici. Alessandro Giuli ha formalizzato l’allontanamento di due collaboratori chiave del suo staff, imprimendo una svolta netta alla gestione del dicastero e alimentando un confronto che, nelle ultime ore, ha assunto un rilievo politico ben più ampio della semplice riorganizzazione amministrativa.
A lasciare il Collegio Romano sono Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica, ed Elena Proietti, responsabile della segreteria personale del ministro. La decisione viene letta negli ambienti della maggioranza come un passaggio che Giuli ha voluto portare fino in fondo senza arretramenti, mentre all’interno di Fratelli d’Italia si lavora per contenere l’impatto pubblico della vicenda e per evitare che il caso venga interpretato come il sintomo di una frattura politica ai vertici del partito.
La linea scelta da FdI è quella del raffreddamento. Da un lato si riconosce al ministro piena autonomia nella scelta dei propri collaboratori fiduciari, dall’altro si respinge la narrazione di uno scontro insanabile con Palazzo Chigi o con la leadership del partito.
In questa direzione si collocano le parole di Arianna Meloni, che ha parlato di un caso montato sul nulla, rivendicando come fisiologica la possibilità per un ministro di ridefinire la propria squadra di fiducia.
Anche Francesco Lollobrigida ha offerto una sponda politica alla decisione del titolare del Mic, sottolineando che la struttura di supporto a un ministro deve rispondere a un rapporto pienamente fiduciario e funzionale. Una posizione che prova a spostare la vicenda dal terreno dello scontro politico a quello, più neutro, delle dinamiche ordinarie di governo, pur senza cancellare il peso simbolico di una scelta maturata in un clima già segnato da altre tensioni nella maggioranza.
Sulla stessa linea si è mosso anche Galeazzo Bignami, che ha ridimensionato la portata dell’episodio ricordando come sostituzioni analoghe siano frequenti nei ministeri. Resta però evidente che il caso scoppiato attorno al Ministero della Cultura si inserisce in un quadro già reso delicato da attriti recenti e che l’esecutivo punta ora a chiudere rapidamente la partita, per evitare nuove code polemiche e riportare l’attenzione sull’azione di governo.
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