Minoranze linguistiche sottodimensionate e discriminate. “Aiutiamo la memoria dei nostri popoli a non morire”

Un monumento restituisce finalmente in Calabria dignità alla comunità arbereshe di Vena di Maida e alla sua lingua.

(Prima Notizia 24)
Venerdì 29 Aprile 2022
Catanzaro - 29 apr 2022 (Prima Notizia 24)

Un monumento restituisce finalmente in Calabria dignità alla comunità arbereshe di Vena di Maida e alla sua lingua.

Dopo secoli di “silenzio” l’albanese parlato da circa 6 secoli dalla comunità arbëreshe di Vena di Maida, nel Lametino, è risuonato nuovamente nella Chiesa parrocchiale di S.Andrea Apostolo. Questo “miracolo” stimolato da una iniziativa del presidente della Fondazione universitaria “Francesco Solano” e del Laboratorio di Albanologia dell’UNICAL, prof. Francesco Altimari - si è potuto realizzare grazie alla lungimiranza di un Vescovo di una diocesi latina – quella di Lamezia Terme – di origine siciliana e in procinto di trasferirsi in Sicilia, mons. Giuseppe Schillaci, alla sensibilità di un “lëtir” – così in arbëresh vengono chiamati i non arbëreshë, come il Sindaco di Maida, il dr. Salvatore Paone e della sua delegata della Frazione Vena, la dr. Sabrina Fiumara, e del parroco della comunità, don Franz Villca, di origine boliviana.

Una autentica “rivoluzione” ha rappresentato la liturgia e la cerimonia davvero “speciali” tenutasi nella piccola comunità calabro-albanese di Vena, dove dopo secoli dal passaggio della comunità dal rito originario greco al rito latino, è echeggiato durante la Messa celebrata dal Vescovo e dai presbiteri originari della comunità la preghiera del Padre nostro, recitata da una donna di Vena, solo in arbërisht, creando un’atmosfera davvero suggestiva di forte commozione nella comunità dei fedeli che gremivano la chiesa di S.Andrea Apostolo.

Quasi ribaltata, come ha sottolineato nel suo intervento il prof. Altimari, la tradizione biblica della Torre di Babele che vedeva nella pluralità delle lingue il carattere di una maledizione, di una punizione divina e richiamato invece lo spirito “pentecostale” del Nuovo Testamento del multilinguismo visto come “grazia”, come benedizione, necessario per la trasmissione stessa del messaggio evangelico. Ma purtroppo non praticato nel passato anche in Calabria, a causa della intolleranza di chi vedeva nella diversità anche semplicemente rituale – qual era quella degli Albanesi, di tradizione bizantina – e nel “Cristo degli altri”, per riprendere il titolo di un recente libro del prof. Emanuele Colombo, della Cattolica di Milano, la negazione e non una ricchezza della stessa fede cristiana rivelata in forme plurali e perciò da cancellare e non certo da promuovere.

L’occasione di questa vera e propria “riscoperta” e radicale valorizzazione della diversità culturale arbëreshe a Vena è scaturita dalla benedizione del Vescovo Schillace di una artistica lapide che ha riprodotto il testo della preghiera del Padrenostro in albanese che risale al 1787  e che grazie ad un accurato studio filologico e linguistico del prof. Altimari, è stato possibile attribuire alla parlata di Vena, essendo stata edita in quell’anno nell’opera enciclopedica del gesuita spagnolo Lorenzo Hervás y Panduro (1735-1809) dove è stata genericamente indicata come “versione greco calabra”. Si tratta del terzo documento linguistico edito pervenutoci dell’albanese di Calabria.

Un vero e proprio monumento – quello che da oggi abbellisce la chiesa parrocchiale di Vena di Maida – che è stato elevato ad una lingua orale che per secoli è stata gelosamente mantenuta e trasmessa da generazioni di parlanti che con tenacia le hanno dato forza e dignità quando il Potere la osteggiava. Mentre oggi, con la benedizione dell’Europa che considera il plurilinguismo oltre che un suo tratto costitutivo della sua identità, un valore positivo e risorsa di una comunità appartenente alla minoranza linguistica arbëreshe che la riscopre grazie a questa meritoria iniziativa congiunta che ha visto insieme la Chiesa lametina, il Comune di Maida e l’Università della Calabria.

“Molto c’è ancora da fare – riconosce lo stesso prof. Altimari- ma auspichiamo che lo Stato e la Regione seguano finalmente, dopo il fallimento di leggi di tutela che sono state in gran parte inutili e inutilizzate, questo efficace modello sinergico lametino e considerino le minoranze linguistiche “interne” sinora palesemente sottodimensionate e discriminate rispetto alle minoranze di confine, una grande opportunità di crescita e di sviluppo, culturale ed economica, della nostra Calabria. (Pino Nano)


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